Costi di manutenzione della barca

    Costi di manutenzione della barca

    Stefano chiede lumi sui costi della manutenzione: argomento molto “scottante”

    Risponde Giampaolo

    Ciao Giampaolo ti seguo da un po’ incuriosito, ti ho trovato per caso spulciando dei video sul Dodecanneso.

    Complimenti a te per aver trovato la tua dimensione.

    Ho amici che hanno la barca e tutti mi dicono che la grande spesa è la manutenzione, il rimessaggio e il costo del posto dove lasciarla nei mesi invernali (sia a secco che in acqua) oltre che i vari tagliandi controlli manutenzioni antivegetativa alaggio (da fare cmq ogni anno per applicare antivegetativa) ecc ecc. Per una barca di una dozzina di metri si parla di cifre che vanno dai 6000 ai 10000 euro annui.

    Io ho la moto e so quanto mi costa mantenere il mio Kawasaki, tu che sei un navigatore chiedo a te.

    Ma son davvero questi i prezzi?

    Grazie e ciao!

    Ciao Stefano, tu poni un quesito che è alla base di ogni diatriba nata da quando uscì il mio libro, cioè dal 2013. Ma in realtà ricordo che la storia evergreen sui costi della manutenzione, emerse ben prima e fin dai tempi in cui io, inesperto, muovevo i primi passi nella giungla delle informazioni, salendo a bordo dei pochi forum, all’epoca unica risorsa online da cui apprendere qualcosa.

    E ho la sensazione che parta addirittura prima, in quanto già altri amici un po’ più anziani di me, mi riferiscono di contestazioni avvenute sulle riviste di settore.

    Insomma avrai capito che la questione si sviluppa su basi pericolose e non prive di polemiche, queste inevitabili oggigiorno sui social.

    All’interno di “Si può fare”, spiego come sia possibile vivere in 2 persone, a bordo di una barca di 41’, con 500 euro al mese, tutto compreso. Tu ora esclamerai “TUTTO COMPRESO?”, al che io ti risponderò “si, hai capito bene”.

    Come possibile? Non saprei, ma non penso si tratti di magia né di fortuna, dato che ancora oggi ti ‘convalido’ tali cifre, e sono passati 11 anni.

    Per ottenere il risultato però devi sporcarti le mani, imparare tanto, sbagliare molto, e poi man mano perfezionarti fino a eguagliare un professionista, in ogni ambito che la barca richiede.

    Per le spese straordinarie di solito distribuirne l’incidenza su un arco temporale di almeno 10 anni, è sensato, e anche questo lo posso confermare: dal sartiame, alle vele e via dicendo.

    Nella nuova edizione del mio libro, di prossima uscita, faccio il punto sul ‘dopo’, cioè su cosa è cambiato dal 2008 ad oggi; e tra molte considerazioni, distribuite su più di 30 pagine aggiuntive, parlo anche della manutenzione, riscontrandone l’immutabilità.

    Certo io navigo in Egeo, ho affinato con l’esperienza diverse situazioni, ma insomma dai, non ti sto scrivendo dal Nicaragua!

    Poi ovviamente bisognerebbe vedere il tipo di barca di cui stiamo parlando, lo stato in cui si trovi, e tanti altri dettagli che potrebbero alterare i numeri.

    I conti

    Dunque facciamoli questi conti: se io più o meno riesco a cavarmela con circa 4.000€ l’anno, rimessaggio compreso, che al momento comporta un esborso di 1.800/2.000€ alaggio e varo inclusi, in Turchia (ma in Grecia potrebbe anche costarti meno), quanto vogliamo aumentare detti costi, tenendo conto della regionalità e della filiera nautica più onerosa, ad esempio in Italia?

    Vogliamo fare + 2.000€?

    Eccoci quindi che arriviamo a circa 6.000€ annui. Mi sento di sposare serenamente tale ipotesi, a patto però, lo ripeterò fino alla nausea, di voler provvedere da sé per gran parte dei lavori.

    Tanto per darti un’idea di ciò che intendo: una volta a un amico chiesero 1.800€, in Turchia, per preparare l’opera viva di un 45’ (quindi non portare a gelcot, ma la semplice carteggiata superficiale), e applicare la nuova antivegetativa. Capisci che già questa è una voce che si elimina, tranne per il costo della vernice e di qualche foglio di carta vetrata.

    Altro discorso se pretendi da una barca che debba essere in tiro al 100% ogni anno; e non parlo quindi di buona o ottima manutenzione, ma proprio di “leccare” la barca come i peggiori maniaci: pensa che so, al proprietario di un ‘duetto’ (o a una moto), che ogni domenica gli da la cera, lucida il cruscotto, e se vede un graffietto sulla carrozzeria va di pasta abrasiva, o peggio rifà la vernice perché la sua psiche lo pretende. Mi spiego con un altro esempio inerente alla nautica: se il display della strumentazione elettronica inizia a opacizzarsi (intendo non effetto cataratta eh, bensì semplice invecchiamento dato dal sole e dagli anni), ma funziona ancora egregiamente, non devi cambiarlo solo perché il tuo richiamo maniacale ti sollecita. O peggio, se dopo 10 anni di onorato servizio, ritieni di non poter sopportare l’assenza di ‘upgrade’ (come oggi ci piace dire), invidiando l’elettronica digitale-domotica-failcaffè dei vicini, allora ecco che la cifra sale inevitabilmente.

    Caro Stefano, la barca deve essere vissuta e manutenuta in modo eccellente, in particolare dando priorità alle questioni serie, sicurezza prima di tutto. L’estetica anche è importante perché ci fa sentire bene con noi stessi, e d’altronde stiamo parlando di un oggetto, quale la barca, che in fondo per molti è un grosso giocattolone. Ma quest’ultima ‘mania’ la puoi gestire con calma, pazienza e tempo. La mia elettronica, tanto per rimanere sull’esempio, ritengo abbia circa 25 se non 32 anni; sta iniziando a perdere colpi, anche per via dell’ultima tromba d’aria devastante che ha creato danni a molti, e la sostituirò a breve, grazie soprattutto a un amico nella rivendita di accessori nautici, che me la offrirà a un ottimo prezzo. Ammettiamo che un comune mortale debba spendere circa 1.500€ (oggi abbiamo davvero molte possibilità e alternative di qualità nel settore a prezzi inferiori), è credibile dividere la somma per 15/20 anni = 75€/annui.

    La punta dell’iceberg

    Ma questi aneddoti che ti riporto rappresentano solo la punta dell’iceberg, e si riferiscono a un atteggiamento da tenere (o meno) nei confronti della propria amata; dopodiché ci sarebbe da parlare di un sottobosco enorme, costituito ad esempio dal mercato dell’usato. Perché al momento in cui comunque siamo costretti a metter mano al portafogli per la ricambistica, o un accessorio di cui amiamo dotare la barca, non è che esista solo la filiera ufficiale, nautica, originale e del nuovo! Sai quanti regatanti danarosi cambiano vele come dei “kleenex”? Se sei del settore motoristico, saprai bene quanti accessori rigenerati o di seconda mano semi nuovi potresti trovare, risparmiando molti soldi. Vogliamo parlare dei winch? Mettiti online e vedi cosa esce: un mondo. Sottolineo ulteriormente: non roba da buttar via, ma spesso pezzi affidabili, e talvolta nuovi ma doppioni, oppure fuori serie, eccetera eccetera eccetera. Vuoi un ultimo esempio (ma credimi tra i tanti)? Quando anni fa ho voluto montare il riscaldamento Webasto, la prima cosa che ho fatto è stata quella di confrontare i vari prezzi su ebay, all’epoca un riferimento, e penso ancora oggi lo sia. Lo trovai nuovo, compreso il kit, la cavetteria di installazione, nel reparto automobilistico di ebay.de cioè la “baia tedesca”, dove questi accessori sono molto più diffusi che da noi. Lo stesso modello ma siglato nautico, costava almeno il doppio, forse il triplo: nessuna differenza tra i due modelli. Oggi poi non ne parliamo, poiché per il caso in questione, avresti l’imbarazzo della scelta, tra originale, cinese e russo, a prezzi ridicoli e, sembra, altrettanto affidabili. E così molta elettronica e una montagna di altre cose.

    Insomma Stefano, come si dice dalle mie parti, certamente ti devi ‘smazzare’, perché niente e nessuno verrà a portarti sotto casa le soluzioni facili, convenienti e di qualità. Tutto ciò a patto ti interessi far da te, e abbracciare un mondo splendido come la vela, che comprende molte tipologie di appassionati. Tra queste, parafrasando Platone, “i ricchi, i poveri e… chi va per mare”.

    Ora possono tornarti i conti?

    Al mio via scatenate l’inferno!”

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    Residenza in barca e charter

    Residenza in barca e charter

    Gianluca ha alcuni quesiti importanti tra cui come spostare la residenza in barca e la possibilità di fare charter.

    Risponde Giampaolo

    Ciao Giampaolo, ti chiedo una cosa che probabilmente ti hanno già chiesto in molti. Trovo delle difficoltà per quanto riguarda la residenza in barca, nel tuo libro ci sono delle risposte? Inoltre, è possibile mantenersi esercitando il noleggio occasionale? Sempre secondo il legislatore. Grazie

    Gianluca mi pone questa domanda a cui rispondo volentieri

    Ciao Gianluca, ti rispondo subito che nel mio libro non c’è la risposta al tuo primo quesito, ovvero la residenza in barca.

    Si può fare” parla della nostra scelta di vita, mia e di Başak, affrontando argomenti magari non sempre tecnici, ma forse più profondi per stimolare riflessioni al lettore. Certo mi avrebbe fatto piacere parlare di tutto, ma un libro per quanto ben fatto, obiettivamente non può trattare ogni dettaglio tra i milioni insiti in un passo del genere. Ne approfitto per ricordarti comunque che è in prossima uscita la nuova edizione, per cui ti consiglio di attendere ancora un po’ così da ritrovarti in mano con un libro più completo e arricchito di oltre 30 pagine.

    Veniamo quindi alla tua domanda.

    In realtà la legge italiana dovrebbe garantire la residenza a ogni individuo, ma è vero che poi la questione si scontra contro le autonomie comunali. Ricordo difatti che a Roma, o meglio a Fiumicino, ci avevano creato problemi, e l’unica strada percorribile sarebbe stata quella di dichiararci “senza fissa dimora”, agevolando così le operazioni burocratiche come per qualsiasi ‘clochard’. Ma la cosa non fu comunque possibile, in quanto per ottenere questo “incredibile e ambito” status, devi realmente non aver alcun appoggio, quale un parente, una madre, fratello et similia potenzialmente pronti ad accoglierti, queste le rimostranze degli addetti comunali. Lo so che sembra assurdo, in quanto ci si potrebbe ritrovare si con molti parenti, ma magari non in ottimi rapporti. Ma stai attento, in quanto è solo ostruzione senza alcun valore legale: chiunque ha diritto, in caso di nessun immobile intestato, di accedere allo status di SFD.

    E purtroppo all’epoca il ‘SFD’ era l’unica opzione per bypassare la residenza in barca: così facendo avrebbero deviato la posta e ogni comunicazione ufficiale, o presso l’indirizzo di un conoscente da noi indicato, oppure perso nel vuoto dell’indirizzo virtuale cui ogni comune è tenuto indicare sul documento di identità (molto diffuso Via Modesta Valenti: leggi su internet la storia di questa persona). Ne consegue che nell’ultimo caso, sarebbe tua cura recarti nelle sedi istituzionali ogni tanto, per verificare se c’è qualche comunicazione importante giacente a tuo carico (pensiamo all’Agenzia delle Entrate, piuttosto che altro).

    Ecco perché a costo di armarsi di santa pazienza (e in alcuni casi pronti alle vie legali), in teoria un comune non può rifiutarsi di concederti la residenza in barca, né tanto meno lo status di SDF.

    Tra l’altro la residenza in camper/roulotte è cosa nota e si verifica da anni, non si capisce il motivo per cui effettuare un’eccezione per la barca: è solo e semplice assenza di statistica, tutto qui.

    Parliamo del 2008.

    Ad oggi le cose sono un po’ cambiate, e mentre in quegli anni erano pochi i comuni aperti alla residenza in barca, ora dato anche il diffondersi delle persone che hanno scelto (e continuano a scegliere) di vivere in barca, risulta tutto più facile: basta indicare il posto fisso dove sei in grado di ricevere la corrispondenza, e dove il vigile incaricato verrà a verificare la tua presenza prima del rilascio del certificato. Ciò significa che certamente devi avere un contratto con un marina, o un porto, che ti consente di dimostrare una ‘dimora stabile’, indicando al comune il numero di posto, la banchina e l’indirizzo, che compariranno nel nuovo documento di identità. Dopodiché certamente sarai libero di muoverti come vuoi, in giro per il mondo, così come faresti con un appartamento: in tua assenza il marina ritirerà la posta per te.

    Ma ripeto, potresti sempre trovare l’ostruzione dell’addetto allo sportello, ebbene tu non scoraggiarti e pretendi la residenza in barca. È un tuo diritto.

    E ora la seconda domanda, di cui ne do accenno nel libro.

    La risposta però caro Gianluca è a tratti complicata, e capirai il perché.

    Se partiamo dal presupposto di una vita a basso budget, ogni attività che tu volessi intraprendere, ti consentirebbe di sbarcare il lunario senza grosse difficoltà; dunque anche per quanto riguarda la pratica del charter (ma in realtà immagino che tu intenda il noleggio: mi raccomando facciamo attenzione alla terminologia) otterresti lo stesso risultato, a maggior ragione dato il tetto per il regime forfettario che lo stato italiano consente per il noleggio occasionale: oggettivamente 42 giorni di noleggio non sono pochi, e data l’assenza del limite economico (come invece nella prima normativa), direi che possano uscirne ottime soddisfazioni. Basta farsi due conti: 6 settimane di lavoro con 4 persone a bordo, per circa 500 a settimana/persona, fanno 12.000 euro l’anno, cifra che potrebbe aumentare e non di poco se il canone richiesto fosse più alto; certo va tolta l’imposta del 20%, ma in ogni caso direi che ci si possa accontentare.

    Quindi sulla carta tutto facile e fattibile, ora però passiamo all’effettiva vendita delle settimane.

    Spesso mi trovo a spiegare ai tanti amici che ci prendono come esempio, o che partecipano ai corsi sul cambio vita, quanto puntare al “charter”, possa rivelarsi una grande delusione.

    I motivi sono molteplici.

    Innanzitutto la dimensione della barca: oggi le compagnie di charter impiegano barche recenti, spesso dai 14 metri a salire, ogni cabina un bagno.

    L’aggressività: c’è molta concorrenza, e le compagnie aprono e chiudono, fanno guerra dei prezzi, e soprattutto molta pubblicità, quindi investimenti talvolta importanti.

    Il mercato della locazione: si è ampiamente diffuso, e molti possessori di patente, tendono a sperimentare ‘una settimana da leoni’, insieme a qualche amico o alla famiglia. Le unità da diporto si sono adeguate a tal punto che quasi tutti i cantieri, in particolare i grandi marchi consumer, si rivolgono principalmente alle compagnie di charter: da qui le barche di cui sopra, sempre più larghe, sempre più camper e abitabili.

    Concorrenza: chi ancora opta per trascorrere una settimana serenamente tra le braccia competenti del bravo comandante, tende a scegliere che negli anni è riuscito a costruire una buona reputazione e esperienza.

    Cosa fare? Prenderne atto e regolarsi di conseguenza. Io e Başak, in qualche modo rientriamo nell’ultima casistica, cosa per cui oramai, inutile nasconderlo, in effetti non abbiamo più l’esigenza di ‘cercare i clienti’ ma al contrario, non mi vergogno a scriverlo, a volte dover dire di no, per tutta una serie di motivi, anche di selezione quando riteniamo ci sia incompatibilità con il nostro modo di vivere il mare, e quindi l’offerta di vacanza proposta.

    E proprio perché sono consapevole di essere una mosca bianca, lo faccio presente per evitare che le persone credano alle favole. Il ‘charter’ (il noleggio), è un lavoro duro e richiede o molta pazienza, o aggressività oppure una forte specializzazione, che può prescindere persino dalla dimensione dell’imbarcazione, così come spiego nei corsi.

    Gianluca, concludo dicendoti che comunque sia, tutto “si può fare’, quindi non scoraggiarti, basta credere in quel che vuoi e non sottovalutando la realtà.

    Buon vento e per qualsiasi cosa il Gruppo GAS è qui.

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    Monoscafo o catamarano?

    Monoscafo o catamarano?

    Alberto ci pone una domanda “personale”, legata alla nostra scelta di un monoscafo piuttosto che un catamarano.

    Risponde Giampaolo

    Buongiorno, mi chiamo Alberto, seguo le vostre avventure da un po’ ed ho letto il libro e c’è una domanda che vorrei porre a voi: perché la barca, cioè ovviamente la barca, non mi sognerei mai di chiedere perché non fate tutto ciò che fate in camper, quindi ovviamente la barca e il mare in assoluto; mi chiedo e vi chiedo, forse principalmente per chiarirmi le idee, perché e come avete scelto una barca piuttosto che il catamarano. Sicuramente sarà una domanda banale; spero di essere riuscito a spiegarmi. Grazie per la vostra attenzione e per dimostrare a noi cercatori di scuse che in fondo scuse non ce ne sono. Alberto

    Ciao Alberto e scusa il ritardo nel risponderti, ma tra navigazioni e impegni, il tempo, paradossalmente detto da me, è tiranno, anche troppo.
    Nessuna domanda è banale, anzi la tua invece è molto pertinente, special modo per chi si accinge a cambiar vita.

    Intanto voglio dirti quello che ripeto da anni e che in qualche misura ho provato a sviscerare nel mio breve scritto “Ribellarsi… Come si può“, il concetto è decrescere, prendere le distanze il più possibile dallo stile errato (a mio giudizio) della società iper consumistica che ben conosciamo. Non ha importanza il mezzo, che può essere una tenda, la stessa casa, o il camper perché no. La barca a vela certamente è forse una delle più belle soluzioni per metterci a contatto con la natura, nell’illusoria percezione di essere eco compatibili: illusoria in quanto come saprai, troppe sono le azioni inquinanti che riguardano un veliero, per ricevere la palma dell’impatto zero, fra tutte la sua produzione. Ci consoliamo con il fatto di non partecipare assiduamente come prima al meccanismo di cui sopra. D’altronde nessuno professa il ritorno alle caverne, ma una presa di coscienza questo si, per mettere in atto cambiamenti, piccoli che siano, che se portati da tutti, forse ci concederebbero ancora una chance dal nostro povero pianeta, oramai come pare arrivato irreversibilmente ‘alla frutta’.

    E ora veniamo al tipo di barca che, come in premessa, sarebbe il caso di scovare tra le migliaia di unità presenti nel mercato dell’usato.

    Se il tuo programma fosse quello di “galleggiare” lungo le rotte tropicali, o in Mediterraneo con l’obiettivo scientifico di evitare condizioni meteo e marine molto impegnative, allora catamarano tutta la vita. Si andrebbe incontro a spese maggiori come ad esempio il rimessaggio, ma dovendo partire dal presupposto di voler cambiar vita, ciò significherebbe vivere pressoché sempre in rada, all’àncora, quindi riducendo drasticamente le operazioni di alaggio e varo. Costerebbe sempre più rispetto al monoscafo, ma ritengo comunque gestibile la spesa in un quadro generale: basterebbe ad esempio alare ogni 2 anni per riportare il risultato dell’equazione a posto. Ma la comodità di un cat non si può spiegare, è come una villetta sul mare: 6 a 0 contro il monoscafo, che per avvicinarsi a tali comfort, dovremmo parlare di almeno 18 metri di lunghezza, inficiando tra l’altro il vantaggio in termini di rimessaggio.

    Se invece, come nostri programmi iniziali (e attuali), i progetti fossero meno scolpiti nella roccia, tra cui anche la possibilità di navigare in latitudini importanti, o semplicemente vivere il mar Mediterraneo (Egeo nel nostro caso) senza sconti, allora ecco che il monoscafo mi darebbe più sicurezza. Certo anche qui bisognerebbe verificare di cosa parliamo, troppi i modelli e i progetti per portare tutte le barche a vela su un unico piano, ed ecco perché ho scritto una guida ad hoc.

    E tutto ciò in quanto, come spiegato nel mio libro, non avevamo una capacità reddituale costante e tale da prevedere l’upgrade negli anni, tipico del diportista medio: della serie provi un’esperienza, poi vendi barca (rimettendoci) e compri il cat o viceversa, aggiungendo soldi. Insomma dovevamo puntare a un unico sparo e valido, sperando in una barca pressoché definitiva e poliedrica.

    Inoltre, la dimensione di un catamarano che vada a vela e navighi dignitosamente, si attesta intorno ai 43’ minimo, a salire, cioè tanti soldi se consideriamo un modello recente quindi in un certo senso più prestazionale, o peggio se di alluminio.

    Ti risparmio le ovvietà tecniche che sono certo tu conoscerai, e che come ogni cosa, variano da una circostanza all’altra: il cat non ha zavorra e quindi stabilità data dai 2 scafi, in caso di falla è forte la possibilità di rimanere a galla; se si ribalta però così resta. Il mono ha zavorra per circa 1/3 del peso totale, in caso di falla va giù a meno di paratie stagne, crashbox ecc.; se si ribalta, facilmente torna nella sua posizione naturale. Attenzione nei cat nel gestire i pesi all’interno, per rispettare i giusti equilibri tra i due scafi. I recenti cat risalgono il vento, ma mai come un mono, e in caso di onde interessanti, special modo in Mediterraneo, quindi alte e strette, il cat soffre. Nelle andature portanti, dal traverso in poi i cat ‘volano’, quindi le percorrenze richiedono minor tempo dei mono, a meno che questi ultimi non siano modelli ‘plananti’ (ma per altri motivi non li prenderei in considerazione); comfort in navigazione nelle condizioni ideali per un cat: l’equipaggio soffre enormemente meno rispetto un mono, special modo in caso di lunghe percorrenze. Ho semplificato un po’ il discorso ma direi che il succo c’è.

    E detto questo la mia personale statistica è che chi scende da un monoscafo e sale sul cat, non torna indietro. Esistono eccezioni e lo confermo, ma che non fanno la regola: evidentemente le comodità prendono il sopravvento sulle “mission impossible” che, a volte un po’ ottimisticamente, ci prefiggiamo.

    Concludo però dicendoti che noi stiamo vendendo Yakamoz, per far partire un progetto molto ambizioso (Top Secret), e non si tratterà di un catamarano: ma questo siamo noi e non vale per tutti.

    Se hai altre domande in merito scrivi pure, buon vento.

    Un sogno: vivere in barca

    Un sogno: vivere in barca

    Giancarlo ci pone una domanda “esistenziale” dai risvolti pratici, per realizzare il suo sogno di vivere in barca.

    Risponde Giampaolo

    Buongiorno grazie anticipatamente della possibile è propedeutica risposta ! Coltivo un sogno forse un po’ troppo grande , ma non costa nulla sognare, quindi perché non provarci? Desidererei capire e sapere come poter arrivare all’acquisto di una barca a vela,per poterci vivere e fare qualche giretto qua e là.

    Le mie esperienze di nautica sono sporadiche e diluite  nel tempo… abito in Liguria riviera di levante, ogni tanto capita qualche giro in barca a remi oppure gommone!
    Per quanto riguarda la vela ho iniziato un corso su 420 presso un centro velico ( club nautico) poi interrotto per un incidente in moto.
    Quindi in accordo con il club si è organizzato un corso di altura, su di un kolibri tuttora in itinere! ( un esperienza che voglio continuare a coltivare, per assaporare ancora e poi ancora il vento e il “rumore” del mare)
    Mi iscriverò tra breve ad un corso per ottenere la patente nautica vela/motore oltre le 12 miglia!
    Per quanto riguarda la ricerca dell’imbarcazione,valuto,annuso, ciò che mi riserva il mondo dell’usato.
    Penserei qualcosa oltre i dieci/12 metri ( penso in grande) 
    Ed ecco la nota dolente… il budget.
    Non ho risorse a disposizioni ( lavoro dipendente)quindi opterei ( diciamo così) per un finanziamento! 
    Non ho figli 
    Ho 57 anni
    Non sono sposato ed attualmente mi definisco un romantico Single! 
    Torno a sottolineare che questo mio modo di chiedere ( anche un po’ ingenuo e banale) deriva dalla necessità di capire e individuare un possibile è propedeutico percorso futuro! 
    Rinnovo i miei sinceri saluti ringraziando per la vostra cortese attenzione, Giancarlo 

    Ciao Giancarlo, allora eccoci qui

    Rispondere alla tua domanda non è affatto semplice, in quanto parti effettivamente quasi da zero. Il che è un bene per certi versi, in quanto già ponendo questa domanda, getterai le basi per un percorso che, spero davvero, ti limiterà passi falsi che tutti abbiamo commesso approcciandoci a una nuova vita. Non dico che non ne farai anche tu, ma perlomeno li limiterai.
    Dunque è giusto che tu faccia tutti i corsi possibili che il tuo tempo e la tua tasca permetterà. È giusto ad esempio che tu abbia iniziato l’esperienza velica su unità minori come il 420, perché sviluppano meglio dei cabinati, la sensibilità al timone, alle vele, al vento e agli equilibri in generale di quello che in definitiva è un guscio galleggiante.
    Patente nautica ok, necessario obiettivamente, e punta alla ‘senza limiti’, non perdere tempo e soldi con scelte parziali.
    Dopodiché mi piace il corso di altura e stimolerei sempre più questa direzione: hai bisogno di andare al largo, di fare miglia, vivere le notti in mezzo al mare, e quindi in parole povere fare più esperienza possibile. Fatti amici gli armatori in banchina che spesso hanno sempre bisogno di qualcuno con cui condividere qualche uscita. Iscriviti alle regate di altura e insomma fai tutto il possibile per assorbire la vela, il mare e gli elementi.
    Se tu avessi disponibilità economiche ti direi di prendere in locazione una barca, ma sempre con qualcuno che ne sappia più di te. Questo perché da solo potresti commettere errori che scoraggerebbero le tue decisioni e sogni. Io ad esempio, avendo un budget limitato, ho evitato di locare e mi sono catapultato nell’acquisto della barca proprio per essere responsabile in toto dei miei eventuali errori; e trovandomi a fatto compiuto, mi sono messo in una condizione psicologica per la quale qualsiasi errore sarei stato costretto a gestirlo e digerirlo, non potendo più tornare indietro. Ma questo certo non significa che valga per tutti.
    Nel frattempo leggi tutto il possibile, dai classici del mare, ai testi tecnici di meteo, navigazione con cattivo tempo eccetera. 
    Tutto ciò si tramuterà nella già ripetuta esperienza, fondamentale per iniziare a fornirti un quadro più chiaro possibile di ciò che cerchi in una barca, in base alle tue esigenze e desideri e prospettive future.
    Io ho anche scritto una guida che a essere sincero sta riscuotendo un discreto successo, a significare che evidentemente può tornare utile, per cui te la consiglio.
    Poi tu mi parli di voler vivere in barca e quindi, se non ho capito male, ripercorrere magari a modo tuo, la mia scelta: ebbene qui si aprirebbero una tale mole di parentesi difficilmente risolvibili con una breve risposta; in primo luogo perché molto dipende da te, da chi sei, da come reagirai e da ciò che cerchi in un’esperienza totalizzante come questa. E in secondo luogo perché semplicemente è ancora presto.
    Ti direi vieni a bordo a trovarci, a farti una vacanza (il corso cambio vita ancora non è alla tua portata), ma insomma di possibilità e opportunità credo ora tu ne abbia parecchie, e spero di cuore di averti fornito qualche spunto in più per procedere sulla tua rotta. Aggiornami e buon vento

     

    Sverniciare l’alluminio

    Sverniciare l’alluminio

    Alessandro ci pone una domanda tecnica molto interessante riguardante l’asportazione di vernice su una barca in alluminio

    Risponde Giampaolo

    Ciao Giampaolo, buongiorno. Come ti dissi a suo tempo ho acquistato un 435 (Alubat Ovni n.d.a.). Vedo che la tua barca giustamente è quasi tutta senza la copertura della vernice. Io il prossimo anno vorrei levare tutta la verniciatura. Te che sistema hai usato? Sabbiatrice normale, sabbiatrice ad acqua o più semplicemente sverniciatore e tanto olio di gomito? Ti ringrazio in anticipo per un tuo eventuale consiglio e buon vento. Alessandro

    Ciao Alessandro, lasciami intanto dire che ti stai accingendo a un’operazione molto importante e definitiva. Importante in quanto ti richiederà parecchio impegno, definitiva proprio perché tutti i sacrifici che produrrai a tal scopo, verranno ripagati con la ‘definitività’ del risultato: mai più problemi con la vernice, e nessuna schiavitù nel pulirla, “rinfrescarla” e tutti gli altri dettagli che immagino conoscerai bene.

    Iniziamo quindi.

    L’alluminio è uno splendido materiale per navigare, robusto e leggero al contempo (parliamo a onor del vero di una lega di alluminio e magnesio) ma anche facile da perforare con un trapano e quindi più delicato dell’acciaio per intenderci. La sua caratteristica principale è che ‘si abbozza, si deforma, ma non si rompe’, ovviamente fino ai limiti del possibile. E ciò come anticipato, si riflette sulla tenerezza del materiale.

    Significa che se utilizzassi una mola o un dischetto abrasivo tipo carta vetrata da smerigliatrice, come per un acciaio, ti ritroveresti con una riduzione di spessore considerevole.

    Insomma abbiamo capito che bisogna stare attenti.

    Ed è anche per questo che le operazioni di sverniciatura classiche tipo sabbiatura sono a mio avviso da sconsigliare. Esistono è vero delle sabbie molto tenere, che utilizzate con una certa perizia, possono produrre un ottimo e veloce risultato. Ma appunto c’è bisogno di “attenzione” e ameno che non procediate da soli facendovi la mano magari prima, con una lastra di alluminio che non sia della vostra barca: è un rischio che non correrei. Inoltre a risultato finale vi ritrovereste con le lamiere esteticamente “abrase”, ruvide, scordandovi quindi l’effetto tipo ‘Alubat’ tanto apprezzato.

    L’alternativa valida sarebbe la ‘crio sabbiatura’, che è la tecnologia utilizzata per togliere graffiti et similia dai monumenti: ma è molto costosa.

    Dunque rimaniamo con la solita carta vetrata (non sia mai) o con i dischetti di ‘capelli di nylon intrecciati’ tipo 3M: ne impiegai circa 60 per la mia Yakamoz di 41’.

    Questi dischetti speciali hanno un costo non indifferente, ma garantiscono l’asportazione della sola vernice e non dell’alluminio. Vanno utilizzati con la smerigliatrice, ma trattandosi di alti giri, anche qui devi andarci delicato, altrimenti ti porti via anche l’alluminio: non in modo grave come la spazzola abrasiva di cui sopra, ma insomma meglio avere le mani ‘morbide’.

    L’operazione tra l’altro sarà anche abbastanza veloce se parliamo di zone limitate o se vi fate dare una mano da qualcun altro. Io da solo, impiegai circa 25 giorni, 8 ore al giorno almeno, per venire a capo dell’opera viva.

    Preparatevi con tuta, guanti, occhiali e maschera con filtri, poiché di polvere ne farete parecchia e ciò a significare anche che la sverniciatura non potete effettuarla dappertutto, ma preferibilmente o lontani da altre barche, o provvedendo a una copertura della zona (tendoni ecc.).

    I dischetti vanno sì consumati ma non fino all’osso: ve ne accorgerete quando i ‘capelli di nylon’ faranno intravedere il collante bianco.

    Dopodiché pulire bene con acqua e sapone e vi ritroverete una superficie magnifica, liscia e ben rotata, tanto da desiderare rimanga così per sempre: ma ahimè non accadrà, o quanto meno l’effetto si affievolirà con il tempo, proprio per la capacità della lega di auto proteggersi e quindi ossidarsi.

    Per le zone dove non potrai arrivare con i dischi, utilizza lo stesso materiale ma previsto come utensile per trapano. E se anche con questo non dovessi riuscirci, vai di Multi Master, e i suoi utensili con carta vetrata (grana 80 e 120). Oppure a mano con raschietti e carta vetrata, o con attenzione utilizzando i classici svernicianti chimici a pennello.

    Purtroppo i cantieri di grido per vendere meglio e strizzando quindi l’occhio all’estetica, spesso hanno la cattivissima idea di verniciare anche nei gavoni e gavoncini esterni, asse timone e tanti altri pertugi e zone difficilissime da carteggiare: in questi casi e solo per tali zone, laddove tu non sia riuscito a risolvere con i sistemi anzi detti, per un risultato perfetto e totale, ricorrerai alla sabbiatura.

    C’è un ultima idea che probabilmente proverò a breve, e di cui al momento non posso portarti esperienza: la sabbiatura con il bicarbonato. L’attrezzatura costa molto meno della crio, ma di bicarbonato ce ne va davvero tanto, per cui non so all’ultimo quanto valga la pena rispetto al ghiaccio secco, e dal risultato tutto da verificare. E poi occorre una pulizia profonda per eliminare i residui di bicarbonato dalla barca: ma certo non avrai problemi di digestione per diverso tempo.

    Charter in Turchia

    Charter in Turchia

    Una domanda breve posta da Beppe. 

    Risponde Felice

    “Vorrei sapere per fare un po’ di charter in Turchia quale è la normativa e quali attestati servono”

    Fino allo scorso anno, alle bandiere straniere era consentito effettuare l’attività di noleggio (non locazione) previo pagamento di X tl per ogni posto letto dell’imbarcazione. Da quest’anno la politica “protezionista” dell’amico Tayip (attuale presidente turco n.d.a.) è arrivata ad impedire anche questo.
    Io credo che sia stata una ripicca nei confronti di tutte quelle navi che, in periodo di crisi, abbiano dismesso la bandiera nazionale ed issato una europea per poter andare a lavorare in Croazia o Grecia, ma queste sono illazioni mie.
    C’è ancora la possibilità di arrotondare con un paio di settimane di noleggio, con un imbarco in Grecia ed uno in Turchia, ma si tratta di un escamotage non proprio regolare…  e sicuramente non soddisfa i bisogni di chi necessita di lavorare regolarmente.
    Spero di aver risposto alla domanda.