Monoscafo o catamarano?

    Monoscafo o catamarano?

    Alberto ci pone una domanda “personale”, legata alla nostra scelta di un monoscafo piuttosto che un catamarano.

    Risponde Giampaolo

    Buongiorno, mi chiamo Alberto, seguo le vostre avventure da un po’ ed ho letto il libro e c’è una domanda che vorrei porre a voi: perché la barca, cioè ovviamente la barca, non mi sognerei mai di chiedere perché non fate tutto ciò che fate in camper, quindi ovviamente la barca e il mare in assoluto; mi chiedo e vi chiedo, forse principalmente per chiarirmi le idee, perché e come avete scelto una barca piuttosto che il catamarano. Sicuramente sarà una domanda banale; spero di essere riuscito a spiegarmi. Grazie per la vostra attenzione e per dimostrare a noi cercatori di scuse che in fondo scuse non ce ne sono. Alberto

    Ciao Alberto e scusa il ritardo nel risponderti, ma tra navigazioni e impegni, il tempo, paradossalmente detto da me, è tiranno, anche troppo.
    Nessuna domanda è banale, anzi la tua invece è molto pertinente, special modo per chi si accinge a cambiar vita.

    Intanto voglio dirti quello che ripeto da anni e che in qualche misura ho provato a sviscerare nel mio breve scritto “Ribellarsi… Come si può“, il concetto è decrescere, prendere le distanze il più possibile dallo stile errato (a mio giudizio) della società iper consumistica che ben conosciamo. Non ha importanza il mezzo, che può essere una tenda, la stessa casa, o il camper perché no. La barca a vela certamente è forse una delle più belle soluzioni per metterci a contatto con la natura, nell’illusoria percezione di essere eco compatibili: illusoria in quanto come saprai, troppe sono le azioni inquinanti che riguardano un veliero, per ricevere la palma dell’impatto zero, fra tutte la sua produzione. Ci consoliamo con il fatto di non partecipare assiduamente come prima al meccanismo di cui sopra. D’altronde nessuno professa il ritorno alle caverne, ma una presa di coscienza questo si, per mettere in atto cambiamenti, piccoli che siano, che se portati da tutti, forse ci concederebbero ancora una chance dal nostro povero pianeta, oramai come pare arrivato irreversibilmente ‘alla frutta’.

    E ora veniamo al tipo di barca che, come in premessa, sarebbe il caso di scovare tra le migliaia di unità presenti nel mercato dell’usato.

    Se il tuo programma fosse quello di “galleggiare” lungo le rotte tropicali, o in Mediterraneo con l’obiettivo scientifico di evitare condizioni meteo e marine molto impegnative, allora catamarano tutta la vita. Si andrebbe incontro a spese maggiori come ad esempio il rimessaggio, ma dovendo partire dal presupposto di voler cambiar vita, ciò significherebbe vivere pressoché sempre in rada, all’àncora, quindi riducendo drasticamente le operazioni di alaggio e varo. Costerebbe sempre più rispetto al monoscafo, ma ritengo comunque gestibile la spesa in un quadro generale: basterebbe ad esempio alare ogni 2 anni per riportare il risultato dell’equazione a posto. Ma la comodità di un cat non si può spiegare, è come una villetta sul mare: 6 a 0 contro il monoscafo, che per avvicinarsi a tali comfort, dovremmo parlare di almeno 18 metri di lunghezza, inficiando tra l’altro il vantaggio in termini di rimessaggio.

    Se invece, come nostri programmi iniziali (e attuali), i progetti fossero meno scolpiti nella roccia, tra cui anche la possibilità di navigare in latitudini importanti, o semplicemente vivere il mar Mediterraneo (Egeo nel nostro caso) senza sconti, allora ecco che il monoscafo mi darebbe più sicurezza. Certo anche qui bisognerebbe verificare di cosa parliamo, troppi i modelli e i progetti per portare tutte le barche a vela su un unico piano, ed ecco perché ho scritto una guida ad hoc.

    E tutto ciò in quanto, come spiegato nel mio libro, non avevamo una capacità reddituale costante e tale da prevedere l’upgrade negli anni, tipico del diportista medio: della serie provi un’esperienza, poi vendi barca (rimettendoci) e compri il cat o viceversa, aggiungendo soldi. Insomma dovevamo puntare a un unico sparo e valido, sperando in una barca pressoché definitiva e poliedrica.

    Inoltre, la dimensione di un catamarano che vada a vela e navighi dignitosamente, si attesta intorno ai 43’ minimo, a salire, cioè tanti soldi se consideriamo un modello recente quindi in un certo senso più prestazionale, o peggio se di alluminio.

    Ti risparmio le ovvietà tecniche che sono certo tu conoscerai, e che come ogni cosa, variano da una circostanza all’altra: il cat non ha zavorra e quindi stabilità data dai 2 scafi, in caso di falla è forte la possibilità di rimanere a galla; se si ribalta però così resta. Il mono ha zavorra per circa 1/3 del peso totale, in caso di falla va giù a meno di paratie stagne, crashbox ecc.; se si ribalta, facilmente torna nella sua posizione naturale. Attenzione nei cat nel gestire i pesi all’interno, per rispettare i giusti equilibri tra i due scafi. I recenti cat risalgono il vento, ma mai come un mono, e in caso di onde interessanti, special modo in Mediterraneo, quindi alte e strette, il cat soffre. Nelle andature portanti, dal traverso in poi i cat ‘volano’, quindi le percorrenze richiedono minor tempo dei mono, a meno che questi ultimi non siano modelli ‘plananti’ (ma per altri motivi non li prenderei in considerazione); comfort in navigazione nelle condizioni ideali per un cat: l’equipaggio soffre enormemente meno rispetto un mono, special modo in caso di lunghe percorrenze. Ho semplificato un po’ il discorso ma direi che il succo c’è.

    E detto questo la mia personale statistica è che chi scende da un monoscafo e sale sul cat, non torna indietro. Esistono eccezioni e lo confermo, ma che non fanno la regola: evidentemente le comodità prendono il sopravvento sulle “mission impossible” che, a volte un po’ ottimisticamente, ci prefiggiamo.

    Concludo però dicendoti che noi stiamo vendendo Yakamoz, per far partire un progetto molto ambizioso (Top Secret), e non si tratterà di un catamarano: ma questo siamo noi e non vale per tutti.

    Se hai altre domande in merito scrivi pure, buon vento.

    Un sogno: vivere in barca

    Un sogno: vivere in barca

    Giancarlo ci pone una domanda “esistenziale” dai risvolti pratici, per realizzare il suo sogno di vivere in barca.

    Risponde Giampaolo

    Buongiorno grazie anticipatamente della possibile è propedeutica risposta ! Coltivo un sogno forse un po’ troppo grande , ma non costa nulla sognare, quindi perché non provarci? Desidererei capire e sapere come poter arrivare all’acquisto di una barca a vela,per poterci vivere e fare qualche giretto qua e là.

    Le mie esperienze di nautica sono sporadiche e diluite  nel tempo… abito in Liguria riviera di levante, ogni tanto capita qualche giro in barca a remi oppure gommone!
    Per quanto riguarda la vela ho iniziato un corso su 420 presso un centro velico ( club nautico) poi interrotto per un incidente in moto.
    Quindi in accordo con il club si è organizzato un corso di altura, su di un kolibri tuttora in itinere! ( un esperienza che voglio continuare a coltivare, per assaporare ancora e poi ancora il vento e il “rumore” del mare)
    Mi iscriverò tra breve ad un corso per ottenere la patente nautica vela/motore oltre le 12 miglia!
    Per quanto riguarda la ricerca dell’imbarcazione,valuto,annuso, ciò che mi riserva il mondo dell’usato.
    Penserei qualcosa oltre i dieci/12 metri ( penso in grande) 
    Ed ecco la nota dolente… il budget.
    Non ho risorse a disposizioni ( lavoro dipendente)quindi opterei ( diciamo così) per un finanziamento! 
    Non ho figli 
    Ho 57 anni
    Non sono sposato ed attualmente mi definisco un romantico Single! 
    Torno a sottolineare che questo mio modo di chiedere ( anche un po’ ingenuo e banale) deriva dalla necessità di capire e individuare un possibile è propedeutico percorso futuro! 
    Rinnovo i miei sinceri saluti ringraziando per la vostra cortese attenzione, Giancarlo 

    Ciao Giancarlo, allora eccoci qui

    Rispondere alla tua domanda non è affatto semplice, in quanto parti effettivamente quasi da zero. Il che è un bene per certi versi, in quanto già ponendo questa domanda, getterai le basi per un percorso che, spero davvero, ti limiterà passi falsi che tutti abbiamo commesso approcciandoci a una nuova vita. Non dico che non ne farai anche tu, ma perlomeno li limiterai.
    Dunque è giusto che tu faccia tutti i corsi possibili che il tuo tempo e la tua tasca permetterà. È giusto ad esempio che tu abbia iniziato l’esperienza velica su unità minori come il 420, perché sviluppano meglio dei cabinati, la sensibilità al timone, alle vele, al vento e agli equilibri in generale di quello che in definitiva è un guscio galleggiante.
    Patente nautica ok, necessario obiettivamente, e punta alla ‘senza limiti’, non perdere tempo e soldi con scelte parziali.
    Dopodiché mi piace il corso di altura e stimolerei sempre più questa direzione: hai bisogno di andare al largo, di fare miglia, vivere le notti in mezzo al mare, e quindi in parole povere fare più esperienza possibile. Fatti amici gli armatori in banchina che spesso hanno sempre bisogno di qualcuno con cui condividere qualche uscita. Iscriviti alle regate di altura e insomma fai tutto il possibile per assorbire la vela, il mare e gli elementi.
    Se tu avessi disponibilità economiche ti direi di prendere in locazione una barca, ma sempre con qualcuno che ne sappia più di te. Questo perché da solo potresti commettere errori che scoraggerebbero le tue decisioni e sogni. Io ad esempio, avendo un budget limitato, ho evitato di locare e mi sono catapultato nell’acquisto della barca proprio per essere responsabile in toto dei miei eventuali errori; e trovandomi a fatto compiuto, mi sono messo in una condizione psicologica per la quale qualsiasi errore sarei stato costretto a gestirlo e digerirlo, non potendo più tornare indietro. Ma questo certo non significa che valga per tutti.
    Nel frattempo leggi tutto il possibile, dai classici del mare, ai testi tecnici di meteo, navigazione con cattivo tempo eccetera. 
    Tutto ciò si tramuterà nella già ripetuta esperienza, fondamentale per iniziare a fornirti un quadro più chiaro possibile di ciò che cerchi in una barca, in base alle tue esigenze e desideri e prospettive future.
    Io ho anche scritto una guida che a essere sincero sta riscuotendo un discreto successo, a significare che evidentemente può tornare utile, per cui te la consiglio.
    Poi tu mi parli di voler vivere in barca e quindi, se non ho capito male, ripercorrere magari a modo tuo, la mia scelta: ebbene qui si aprirebbero una tale mole di parentesi difficilmente risolvibili con una breve risposta; in primo luogo perché molto dipende da te, da chi sei, da come reagirai e da ciò che cerchi in un’esperienza totalizzante come questa. E in secondo luogo perché semplicemente è ancora presto.
    Ti direi vieni a bordo a trovarci, a farti una vacanza (il corso cambio vita ancora non è alla tua portata), ma insomma di possibilità e opportunità credo ora tu ne abbia parecchie, e spero di cuore di averti fornito qualche spunto in più per procedere sulla tua rotta. Aggiornami e buon vento

     

    Sverniciare l’alluminio

    Sverniciare l’alluminio

    Alessandro ci pone una domanda tecnica molto interessante riguardante l’asportazione di vernice su una barca in alluminio

    Risponde Giampaolo

    Ciao Giampaolo, buongiorno. Come ti dissi a suo tempo ho acquistato un 435 (Alubat Ovni n.d.a.). Vedo che la tua barca giustamente è quasi tutta senza la copertura della vernice. Io il prossimo anno vorrei levare tutta la verniciatura. Te che sistema hai usato? Sabbiatrice normale, sabbiatrice ad acqua o più semplicemente sverniciatore e tanto olio di gomito? Ti ringrazio in anticipo per un tuo eventuale consiglio e buon vento. Alessandro

    Ciao Alessandro, lasciami intanto dire che ti stai accingendo a un’operazione molto importante e definitiva. Importante in quanto ti richiederà parecchio impegno, definitiva proprio perché tutti i sacrifici che produrrai a tal scopo, verranno ripagati con la ‘definitività’ del risultato: mai più problemi con la vernice, e nessuna schiavitù nel pulirla, “rinfrescarla” e tutti gli altri dettagli che immagino conoscerai bene.

    Iniziamo quindi.

    L’alluminio è uno splendido materiale per navigare, robusto e leggero al contempo (parliamo a onor del vero di una lega di alluminio e magnesio) ma anche facile da perforare con un trapano e quindi più delicato dell’acciaio per intenderci. La sua caratteristica principale è che ‘si abbozza, si deforma, ma non si rompe’, ovviamente fino ai limiti del possibile. E ciò come anticipato, si riflette sulla tenerezza del materiale.

    Significa che se utilizzassi una mola o un dischetto abrasivo tipo carta vetrata da smerigliatrice, come per un acciaio, ti ritroveresti con una riduzione di spessore considerevole.

    Insomma abbiamo capito che bisogna stare attenti.

    Ed è anche per questo che le operazioni di sverniciatura classiche tipo sabbiatura sono a mio avviso da sconsigliare. Esistono è vero delle sabbie molto tenere, che utilizzate con una certa perizia, possono produrre un ottimo e veloce risultato. Ma appunto c’è bisogno di “attenzione” e ameno che non procediate da soli facendovi la mano magari prima, con una lastra di alluminio che non sia della vostra barca: è un rischio che non correrei. Inoltre a risultato finale vi ritrovereste con le lamiere esteticamente “abrase”, ruvide, scordandovi quindi l’effetto tipo ‘Alubat’ tanto apprezzato.

    L’alternativa valida sarebbe la ‘crio sabbiatura’, che è la tecnologia utilizzata per togliere graffiti et similia dai monumenti: ma è molto costosa.

    Dunque rimaniamo con la solita carta vetrata (non sia mai) o con i dischetti di ‘capelli di nylon intrecciati’ tipo 3M: ne impiegai circa 60 per la mia Yakamoz di 41’.

    Questi dischetti speciali hanno un costo non indifferente, ma garantiscono l’asportazione della sola vernice e non dell’alluminio. Vanno utilizzati con la smerigliatrice, ma trattandosi di alti giri, anche qui devi andarci delicato, altrimenti ti porti via anche l’alluminio: non in modo grave come la spazzola abrasiva di cui sopra, ma insomma meglio avere le mani ‘morbide’.

    L’operazione tra l’altro sarà anche abbastanza veloce se parliamo di zone limitate o se vi fate dare una mano da qualcun altro. Io da solo, impiegai circa 25 giorni, 8 ore al giorno almeno, per venire a capo dell’opera viva.

    Preparatevi con tuta, guanti, occhiali e maschera con filtri, poiché di polvere ne farete parecchia e ciò a significare anche che la sverniciatura non potete effettuarla dappertutto, ma preferibilmente o lontani da altre barche, o provvedendo a una copertura della zona (tendoni ecc.).

    I dischetti vanno sì consumati ma non fino all’osso: ve ne accorgerete quando i ‘capelli di nylon’ faranno intravedere il collante bianco.

    Dopodiché pulire bene con acqua e sapone e vi ritroverete una superficie magnifica, liscia e ben rotata, tanto da desiderare rimanga così per sempre: ma ahimè non accadrà, o quanto meno l’effetto si affievolirà con il tempo, proprio per la capacità della lega di auto proteggersi e quindi ossidarsi.

    Per le zone dove non potrai arrivare con i dischi, utilizza lo stesso materiale ma previsto come utensile per trapano. E se anche con questo non dovessi riuscirci, vai di Multi Master, e i suoi utensili con carta vetrata (grana 80 e 120). Oppure a mano con raschietti e carta vetrata, o con attenzione utilizzando i classici svernicianti chimici a pennello.

    Purtroppo i cantieri di grido per vendere meglio e strizzando quindi l’occhio all’estetica, spesso hanno la cattivissima idea di verniciare anche nei gavoni e gavoncini esterni, asse timone e tanti altri pertugi e zone difficilissime da carteggiare: in questi casi e solo per tali zone, laddove tu non sia riuscito a risolvere con i sistemi anzi detti, per un risultato perfetto e totale, ricorrerai alla sabbiatura.

    C’è un ultima idea che probabilmente proverò a breve, e di cui al momento non posso portarti esperienza: la sabbiatura con il bicarbonato. L’attrezzatura costa molto meno della crio, ma di bicarbonato ce ne va davvero tanto, per cui non so all’ultimo quanto valga la pena rispetto al ghiaccio secco, e dal risultato tutto da verificare. E poi occorre una pulizia profonda per eliminare i residui di bicarbonato dalla barca: ma certo non avrai problemi di digestione per diverso tempo.

    Charter in Turchia

    Charter in Turchia

    Una domanda breve posta da Beppe. 

    Risponde Felice

    “Vorrei sapere per fare un po’ di charter in Turchia quale è la normativa e quali attestati servono”

    Fino allo scorso anno, alle bandiere straniere era consentito effettuare l’attività di noleggio (non locazione) previo pagamento di X tl per ogni posto letto dell’imbarcazione. Da quest’anno la politica “protezionista” dell’amico Tayip (attuale presidente turco n.d.a.) è arrivata ad impedire anche questo.
    Io credo che sia stata una ripicca nei confronti di tutte quelle navi che, in periodo di crisi, abbiano dismesso la bandiera nazionale ed issato una europea per poter andare a lavorare in Croazia o Grecia, ma queste sono illazioni mie.
    C’è ancora la possibilità di arrotondare con un paio di settimane di noleggio, con un imbarco in Grecia ed uno in Turchia, ma si tratta di un escamotage non proprio regolare…  e sicuramente non soddisfa i bisogni di chi necessita di lavorare regolarmente.
    Spero di aver risposto alla domanda.

    Una catena messa male

    Una catena messa male

    Emilio ci pone un quesito tanto semplice quanto difficile da trattare.

    “Ho comprato 5 anni fa una catena da 10mm per la mia elan 40. Il prodotto è Osculati. Ora dai 10 metri ai 30, e’ completamente arrugginita. Considerando che vivo in rada… la cambio di corsa o e’ solo la zincatura andata via? Mi posso fidare? Grazie”

    Risponde Manuel

    Ciao Emilio,
    intanto grazie per aver condiviso con noi quanto accaduto. Non ti nascondo che vista così a me sembrerebbero addirittura tre spezzoni differenti per natura, trattamento, tipo di materiale. 
    Il dettaglio di una delle maglie che hai inviato non presenta nulla di strano mentre invece mi sorprende (e non poco) lo stato della catena nel gavone dove si nota chiaramente buona parte della stessa in condizioni decisamente peggiori. 
    Rispondere alle tue domande, basandosi solo su un paio di fotografie non è cosa semplice e non sarebbe né corretto, né professionalmente accettabile. Facciamo allora finta di considerare l’argomento come una delle tante “chiacchiere da banchina “. 
    Che la parte centrale della catena sia quella che va più in “sofferenza” è abbastanza naturale in quanto è la più sollecitata dal punto di vista meccanico ed è la più “stressata” anche nel gavone. Infatti gli ultimi metri sono quelli che solitamente restano sempre a riposo nel loro gavone, i primi metri sono gli ultimi ad entrarvi e sono i primi a giovare delle docce di acqua dolce (a proposito: non ci hai detto nulla al riguardo ovvero se questo è il risultato nonostante gli opportuni lavaggi con acqua dolce durante e dopo aver salpato l’ancora o se i risciacqui sono stati solo occasionali). La parte centrale della catena, invece, soffre lo stress meccanico del calumo, lo sfregamento sul barbotin e l’effetto “panino” una volta nel gavone. Ecco che la zincatura viene prima grattata via pian piano e poi messa a dura prova e la corrosione inizia a giovare. 
    Fermo restando che non abbiamo sufficienti dati per valutare la qualità della catena da te acquistata, qualche sospetto (qualitativo) a me viene dal prezzo che hai pagato per l’acquisto. 350€ per 50mt da 10mm non è certo cosa da poco ma non possiamo neanche negare che hai pagato un buon prezzo. Io, qualche anno prima di te, ho acquistato 100m da 8mm pagando circa il doppio. Sarebbe interessante capire a chi dei due è andata la fregatura :))! Ammesso ce ne sia una, ovvio!
    Detto questo, le cause riconducibili alla (poca) qualità potrebbero starci tutte: poco pagare… Però, leggendo la tua richiesta mi viene qualche altro dubbio, almeno due, facciamo tre. E sarei ben felice se tu potessi smentirmi.
    Il primo è riconducibile ad un uso non corretto. Il fatto che sia zincata non è indice di durata eterna. Anche con materiali di ottima qualità è cosa buona lavare la catena mentre si sta salpando. Non sempre è possibile, non tutti hanno la possibilità di “sprecare “ acqua dolce, eppure questo spreco incomprensibile per molti di noi, diventa quasi obbligatorio quando non si può contare sulla qualità. Il miscuglio di salsedine, sabbia e/o fango con le alte temperature ed umidità salmastra presenti nel gavone dell’ancora sono degli acceleratori di corrosione impressionanti. Lavare, lavare, lavare!
    Il secondo più che un dubbio è una ipotesi alla quale forse nessuno può rispondere, o forse solo tu. La parte centrale è stranamente ed omogeneamente arrugginita.  Quante probabilità ci sono che magari durante l’invernaggio in cantiere, quella parte di catena sia venuta a contatto con qualche tipo di solvente? Volontariamente o involontariamente? 
    Il terzo dubbio è: poca attenzione. Una corrosione del genere non può e non deve essere scoperta per caso in rada. L’attrezzatura va controllata, tutta, prima, durante, dopo. Con un’attenta verifica prima della ripresa della navigazione, avresti sicuramente dovuto notare che qualcosa non andava. Sbarcare la catena durante gli invernaggi ha la triplice funzione di “far respirare” (e pulire) il gavone; far respirare anche la catena; poterla ispezionare con cura. La catena è stata sbarcata durante l’ultimo invernaggio? (Al proposito consiglio vivamente la guida scritta da Giampaolo dove si affronta anche la corretta manutenzione della catena).
    Aiutaci tu a comprendere meglio la situazione…
    Personalmente non ho poi capito la necessità di verniciare l’ancora, ma questo è in effetti un po’ “fuori tema”. 
    Sulla domanda che immagino più ti prema, ovvero se fidarsi o meno di una catena in quelle condizioni, perdonami ma non me la sento di esprimermi, non per mezzo di una fotografia. Potrei dirti di provare a darle una bella spazzolata a mestiere, per vedere cosa rimane di quei 10mm, ma magari potresti avere 10 fuori e marcia dentro. Insomma Emilio, questa è una valutazione che solo tu puoi fare “de visu”  con la tua catena, anche grazie a quel sensazionale filo rosso che lega l’anima della barca all’anima del suo comandante, che la
    conosce per filo e per segno e che grazie al quale può e deve comprendere fino a che punto la fiducia possa essere chiamata in causa.
     
    Altre foto della catena di Emilio
    A vela pedalando

    A vela pedalando

    L’amico Valerio ha deciso di intraprendere un viaggio a bordo del suo “pedalò a vela”. Ecco le sue domande e relative risposte. 

    Rispondono Başak e Giampaolo

    Caro Giampaolo,

    allora ti mando qualche dato, e una grandinata di domande alle quali non so dare risposta. Tutto ciò apre lo scenario sulla parte “avventurosa” della cosa – il che non mi dispiace, anzi – ma quello che mi preme è capire se, oltre alle ovvie scomodità e difficoltà di una cosa del genere… io abbia comunque delle discrete possibilità di successo, diciamo così.

    Che sia un tipo di “crociera” scomoda ne sono consapevole: si tratta pur sempre di una sorta di campeggio nautico, quando (o forse più spesso) non proprio di campeggio itinerante e basta, malgrado il mezzo di trasporto.

    E che io debba affrontarla con un giocattolo anziché una imbarcazione anche. Conto sul fatto di aver visto e letto in giro, in tanti video e altrettanti forum, di gente che con questo attrezzo ci fa cose che io non mi sognerei neanche di tentare. E conto sulla mia “volontà” di fare qualcosa di totalmente differente da ciò che ho sempre fatto.

    (Ovvio che io speri, dopo essere tornato, di trovare finalmente il là per acquistarla, una imbarcazione vera).

    Ma comunque. Intanto ti do qualche dato generale di cui sono certo, e quindi quella che è la mia “ipotesi di massima” (di cui tu potrai a grandi linee confermare o smentire la fattibilità). Infine, quali sono le dotazioni alle quali ho già pensato, cui mancheranno tutte le altre che invece vorrei mi suggerissi tu.

    – E allora, l’attrezzo, cioè il Tandem Island della Hobie, è lungo poco meno di sei metri, ha una capacità di 272 Kg (incluso me), di cui max 90 Kg per ogni trampolino laterale. Dispone di diversi gavoncini ma insomma il carico dovrò sistemarlo (come?) sullo scafo centrale e ovviamente sui trampolini laterali.

    Dovrei vedere lo scafo, ma in linea di massima potresti avvitare delle galloccette di plastica, utili sempre, a cui assicurare il carico che ritieni necessario: se non puoi accedere all’interno dello scafo, usa una filettatrice per creare la sede adatta e poi avvita i bulloni e comunque per maggior sicurezza applica anche resina epossidica o più semplice sika strutturale, tipo il 292. Stessa cosa se volessi istallare dei golfari o giù di lì

    – Ho visto e letto in vari forum che quando si viaggia da soli è preferibile accomodarsi nella postazione di poppa, dunque il grosso del carico sarà nella parte centrale del mezzo, che peraltro beneficia maggiormente degli stabilizzatori laterali.

    Altre cose tecniche. Fare 6/7 nodi a vela non è affatto difficile (provato di persona), anche se l’attrezzo fa viaggiare molto bagnati, a tale velocità (ok per muta ecc). Così come, pedalando… con le pinne di cui è dotato, riesco a fare 2 nodi per diverse ore oppure 4 nodi ma per poco tempo. Questione di sforzo fisico, ovviamente.

    Basteranno 4 nodi per togliermi d’impaccio in situazioni pericolose ed evitare abbordaggi?

    Domanda dalle 100 pistole, in quanto gli abbordaggi avvengono nelle più disparate situazioni e indipendentemente dalla velocità. Per cui la cosa fondamentale è tenere sempre gli occhi aperti, potente tromba a portata di mano (dai precedenza comunque a un corno da nebbia, che va a fiato), VHF collegato e pronto sul canale 16, specchietto riflettente, e riflettore radar (che viste le dimensioni del tuo albero non sarà molto efficiente ma male non fa); ovviamente per la notte luci di navigazioni (esiste questo kit adatto per il tuo mezzo) più varie ed eventuali.

     

    -Ora, parte burocratica. L’attrezzo è un categoria D, ergo – secondo le norme CE – ci si può navigare con vento massimo forza 4 e onde di altezza fino a 0,30 cm. Pochino, ovviamente. Ciò non ha impedito a varia gente di farci cose un pelo (o molto) più complesse, come quei pazzi che sono partiti in due equipaggi (genitori più figli di 4 e 6 anni) dalla Danimarca e sono arrivati a Istanbul…

    Questo aspetto mi preoccupa di più, in quanto onde più alte di 30cm le incontrerai spesso, per cui cosa significa che con 50cm il tri si spacca in due? Stessa cosa per F4, 15 nodi non sono rari. Ai fini assicurativi come la metteresti? Sono domande formulate da avvocato del diavolo, ma non per questo da non considerare. Poi come dici tu la gente fa quel che vuole.

    – La normativa Ce non parla di limiti dalla costa. Della mia patente già sai, dunque tutto si dovrebbe ridurre alle condimeteo di mare e vento che, come abbiamo detto per telefono, dovrei comunque poter prevedere bene considerando una permanenza in mare di non più di una giornata anche nel caso di una traversata… epica… Elba-Corsica – 25 Mg – (della quale peraltro non sono affatto certo anche se mi attrae non sai quanto).

    …anche perché poi devi tornare, ma oltre i timori comprensibili, con un mezzo come il tuo, alle brutte brutte, lo piazzi su qualche carrello e lo riporti a casa con il traghetto. Detto questo, devi sempre considerare (ai fini assicurativi e normativi) che resta comunque a tuo carico il buon senso di comandante, e dunque anche il fatto di non avere limiti sulla carta, non ti esonera da responsabilità perché magari non hai valutato correttamente il mezzo, condimeteo, distanze, autonomia, ecc.

    – Ad ogni modo, doterei l’attrezzo di ChartPlotter ed ecoscandaglio (è già predisposto per il tutto) con batteria ricaricabile e pannello solare portatile. Nonché di Vhf, ovviamente. E di tutta la pletora di razzi e razzetti e fischietti et varie et necessarie fatta eccezione, ovviamente, per la zattera di salvataggio.

    bene, ma opterei per un GPS cartografico portatile, se vuoi ne esistono anche con ecoscandaglio: il tuo barchino potrebbe far ancor più gola se intravedono elettronica a bordo; aggiungi una app navionics allo smartphone. 😉

    – Pensi sia utile caricare un Sup (come quello del tizio nel video di cui ti allego il link in basso)?

    Quello gonfiabile, forse il più adatto, pesa circa 9 kg: se hai spazio e capacità di carico sarebbe un’ottima soluzione una volta trovato l’approdo per sbarcare senza troppe dita a toccare il tuo tri

    – Andiamo avanti. Posto che dovrò portare con me tenda, materassino e pompa per gonfiaggio dello stesso, oltre al sacco a pelo (da usare in campeggio e/o on board come fa quel pazzo di cui sopra…) le cose che mi danno maggiore perplessità sono relative ai fattori cibo, soste, e ancoraggi. Mentre per quanto attiene abbigliamento ecc dovrei poter seguire alla lettera le vostre indicazioni in merito che ho già letto a suo tempo. Ultima cosa, sì: il furto del mezzo. Se lasciato incustodito sulla spiaggia… basta una automobile grande per caricarlo e portarlo via.

    Istalla un antifurto e metti, se ce la fai, un localizzatore gps: incollalo mimetizzato bene dentro uno degli scafi o inseriscilo in un contenitore ad hoc ben incollato, stagno e mimetizzato

    E poi la grandinata di domande:

    – Ancoraggio: basta l’ancorotto che ho oppure è meglio che me ne porti almeno un altro?

    Quale ancorotto hai? quanti kg? testalo ora nel lago durante una sburianata, se regge stai a posto; se hai spazio e capacità di carico portatene un altro d’emergenza. O, in alternativa alla seconda ancora (ma sarebbe meglio in aggiunta) il corpo morto avvitabile: in quest’ultimo caso, visto che in Italia non è facile trovarlo io mi divertirei a verificare un’opzione del tutto semplice, anche se non a forma conica (il che ha sicuramente una validità maggiore come presa su fondale), come la classica trivella a mano; certo dovresti trattarla con antiruggine e primer, oppure verificare se ce n’è in acciaio zincato, o meglio farla realizzare direttamente da un tornitore/fabbro, ma sarebbe comunque divertente e visto il peso del tuo mezzo, forse molto affidabile.

    – Io pensavo: ancorotto, pezzetto di catena per fare un po’ di calumo, e poi cima. Che ne dici?

    Non ho esperienza di queste imbarcazioni, ma considera che molte barche a vela di ben altro metraggio e dislocamento, adottano o il sistema misto o addirittura solo cima. Valuta solo cima per risparmiare peso con la catena, anche se immagino che parliamo di “catenella”.

    – Rade ecc: posto di trovare sempre situazioni al riparo dai venti e dal mare, e ancorare anche in 50 cm d’acqua… visto che posso farlo, pensi che possa dormire tranquillo? Voglio dire: se non trovo campeggi con accesso sulla spiaggia, io non posso campeggiare a terra (è vietato quasi ovunque, e a dire il vero mi sentirei meno sicuro a campeggiare su una spiaggia deserta che in mezzo al mare a 150 mt da riva) mentre dovrei essere in grado, invece, di campeggiare on-board sull’acqua.

    Il problema è il limite che varia dai 100 ai 200 metri, che per il tuo mezzo non è poca roba; a seconda di dove ti troverai a 100mt avrai anche 7 metri di fondale se non più. Comunque non credo che ciò comporterà un grosso problema, è solo per fartelo presente al fine di prevedere una buona linea di ancoraggio. Dal mio punto di vista quando puoi spiaggia tranquillamente ma in punti pressoché disabitati e di basso interesse/accesso turistico, così da stare anche lontano da malintenzionati. D’altronde tu, se andiamo a vedere, non stai campeggiando classicamente, ma spiaggerai per “problemi con il tuo gommone” e quindi ci dormi sopra: credo che un po’ di elasticità dalle autorità dovresti incontrarla.

    – Porti e porticcioli: vale la pena tentare, secondo te, almeno ogni tanto, di cercare un ormeggio in un porto vero? E se mi iscrivessi alla Lega Navale?

    Si puoi iscriverti alla lega navale, ma non so fino a che punto sia utile entrare nei porti: tra l’altro non avendo un motore ausiliario, non so se sia consentito entrare in un porto con un “pedalò”: davvero non lo so, devi informarti presso una capitaneria qualsiasi. Ma ammesso non ci siano problemi forse non ne vedo l’opportunità, tranne emergenze meteo o di altra natura. Visto il tuo bordo libero basso ho paura non esistano banchine attrezzate per il tuo natante.

    – Cambusa: dovrò scendere a terra per fare spesa (e di che tipo? Qui ci vuole il food engineer che hai a fianco: super Başak a me!) oltre che per fare almeno un pasto decente al giorno.

    L’idea di utilizzare i servizi del ristorante con il pontiletto non è malvagia, ogni volta che ne avrai uno a disposizione potrebbe tornarti utile. Ma ci può stare il caso che non abbiano posto, oppure per motivi economici ti dicano di no, oppure hai dovuto fare un atterraggio di fortuna, senza la possibilità di acquistare cibo: che fai? Io comunque consiglierei di avere a bordo un fornelletto a gas da camping, con almeno 2 bombolette (non pesano niente), quindi una pentola (anche di alluminio per la leggerezza) e una padellina (in teflon) di dimensione adeguata alla base d’appoggio del fornelletto; e naturalmente non avendo nessun sistema di basculamento, devi usarlo solo quando a terra o ormeggiato in posti tipo costa Turca. Gli alimenti che potresti portare a bordo senza rischio di intossicazioni sono quelli secchi, e/o quelli in conserve, i supermercati sono pieni di questo genere di alimenti: come fonte di carboidrati opta per la pasta, riso, o cuscus o bulgur (gli ultimi due sono velocissimi e praticissimi da cuocere); pomodoro doppio concentrato come condimento (sono dei tubetti come il dentifricio e rendono molto di più del sugo, te lo consiglio questo per ridurre il peso, ma se non è un problema va bene anche il sugo in vetro), come fonte di proteine le conserve di pesce, carne e/o di legumi; nulla di fresco ovviamente, ma per 2-3 gg puoi tenere a bordo del formaggio molto stagionato come il parmigiano di 36 mesi, e per circa 1 settimana puoi rischiare di conservare le uova (controlla le scadenze, scegli quelle più recenti e metti tutta la roba a rischio in sentina (c’è l’hai la sentina?). Compra le banane, mele, etc. un po’ mature e un po’ acerbe: i primi giorni mangi quelle pronte e nei giorni successivi quelle che si stanno maturando

    – Potrebbe venirmi utile il rinnegato gavitello del ristorante al quale chiederei, oltre che una vera cena, di poter pernottare lì?

    Perché no?

    – Mi mancherà da morire il caffè caldo (come puoi immaginare): idee?

    Il fornelletto di cui sopra può permetterti di riscaldare dell’acqua, che poi potresti mettere dentro un bel thermos (non lesinare e compra il migliore, ti ripagherà con il piacere ogni volta che lo adoperi), poi Nescafè, oppure puoi portare anche la moka che una volta fatta puoi versare nel thermos. Ma se devi mettere il caffè, ti avviso che ti conviene comprarne due di thermos, se no l’acqua saprà sempre di caffè)

    – Acqua: bottiglie separate oppure mini-taniche?

    Bella domanda: dipende dalla tua capacità di stivaggio. Le bottiglie di plastica andrebbero evitate a priori, special modo per il caldo che potresti incontrare e poi per una questione etica. Per cui ricorrerei a tutto ciò che il campeggio offre, partendo dal presupposto che devi mettere in preventivo una certa frequenza di approvvigionamento: non puoi pensare al tuo mezzo capace di poter far tutto, di conseguenza già questo aspetto caratterizzerà decisamente la tua esperienza concedendoti il piacere di sbarchi frequenti. (Sempre il bicchiere mezzo pieno)

    Ad ogni modo, il tutto dovrebbe funzionare con piccole navigazioni per spostarmi lungo costa e poi soste più prolungate nei campeggi per poter fare operazioni di… varia natura.

    Per l’appunto vedi sopra

    – Ok, dovrò pagare campeggi e porti e ristoranti, visto che a bordo non posso cucinare né riposare bene né lavarmi a dovere – ovvio… – ma insomma, credo che da un giocattolo come il mio non si possa ottenere di più.

    E il che, come prima volta, mi pare già una enormità.

    Sempre vedi sopra, le tue conclusioni sono esatte. Dal mio punto di vista è un mezzo fantastico che ti regalerà tante emozioni e libertà importanti. Come ogni cosa nella vita riscontrerai dei limiti, ma ti invito a concentrarti sugli aspetti positivi che secondo il mio modesto avviso, sono tantissimi.

    – Non so se sono riuscito a dare una idea di quello che mi è venuto in mente, e ovviamente la parte alla quale tengo maggiormente saranno tutti i consigli che mi vorrai dare e che io non sono riuscito a chiedere, perché… appunto… ho solo una vaga idea di cosa mi servirà realmente e di quali saranno le esigenze di una cosa del genere…

    Essendo tu uno sportivo già sai da solo molte cose legate alla fatica, sforzi, energie, liquidi eccetera, quindi ho poco da aggiungere. Copriti bene, non lesinare con l’ombra come puoi. L’idratazione è fondamentale, la protezione della pelle inutile te lo dica. Un paio di cellulari, di cui uno di scorta. Stessa cosa per la radio VHF: sono solo indicazioni, non stai partendo per Capo Horn per cui delle ‘ridondanze’ puoi farne a meno; solo se ti può dare maggiore serenità e se hai spazio. Un giubbotto di salvataggio, magari autogonfiabile. Avvisa sempre qualcuno delle tue partenze e rotte e destinazioni ipotetiche.

    Energia a bordo, pannellini fotovoltaici: per esperienza i batterypack solari non si ricaricano mai o poco, per cui potresti verificare la possibilità di uno o più pannellini fotovoltaici flessibili tradizionali e relativo regolatore con una piccola batteria al gel: con circa 6kg fai tutto e insomma… io mi ci divertirei a tappezzare gli scafi con pannelli per godere di una certa autonomia.

    Se poi fossi vicino alla follia imbarchi un altro kg. e spendi 1.000€ per un dissalatore manuale da circa 1lt l’ora.

    Non può mancare una canna da pesca e un coltello da sub e uno da vela: sempre a portata di mano.

    Mini pinne e maschera scarpe da scoglio

    Ovviamente portolani e carte nautiche se puoi e… una bussola. Buon vento, divertiti e poi torna qui a dirci come è andata.

    Grazie infinite,

    Valerio