Elisa ci chiede cosa scegliere tra un Grand Soleil 45 e un Najad 440: due belle barche senz’altro, ma vediamo in cosa si differenziano e quali caratteristiche servono alla causa.

Caro Giampaolo,

vi seguo attraverso il vostro blog e mi sono letta tutto d’un fiato il “Si può fare” (potete trovare il libro qui) che ha contribuito non poco alla scelta, mia e di mio marito, di vivere in modo più coinvolgente la nostra passione per il mare e di abbandonare la navigazione a motore (gommone) a favore della più ecologica e marinara navigazione a vela.

Ora stiamo valutando (non senza timore) la saggia follia dell’acquisto di una barca che diventerebbe anche, almeno per una parte dell’anno, una casa e che sarebbe utilizzata anche come base di lavoro per un progetto di ricerca e formazione che stiamo mettendo in piedi. Si tratta di un progetto che vorremmo portare “in giro” anche via mare attraverso la barca, senza metterci a priori il problema dei confini geografici; per dirla dritta, vogliamo fare la traversata atlantica, per iniziare…

La nostra esigenza è quindi quella di una barca che sia accogliente negli spazi (circa 14 metri, 3 cabine e 2 bagni, coperta piuttosto agibile anche per non creare troppi ostacoli a chi non ha il piede marino), ma anche solida, marina (non commerciale, non “ruffiana” e vacanziera) e capace, un domani, di sostenere navigazioni anche fuori dalle Colonne d’Ercole.

Abbiamo individuato una possibilità in un Grand Soleil 45 del 2006 (modello disegnato da Judel&Vrolijk, successivo a quello di Frers) che sembra (salvo perizia) in buono stato, anche se richiede molti lavori di adattamento a una navigazione oceanica che temiamo portino parecchio in su la spesa di partenza. Scafo VTR con ragno in acciaio, dislocamento 9600 kg.

A mio marito (e anche a me) questo GS piace molto, ma io sto cercando di mettere in gioco anche un altro genere di barca, con più di qualche anno in più e con una concezione degli spazi più classica ma forse già concepita per navigazioni lunghe. Si tratta di un Najad 440, anno 1988, già piuttosto ben attrezzata e rinnovata (e meno costosa). Scafo sandwich vtr. dislocamento 14.500 kg, deriva 2.20.

E vengo al punto: intanto ti chiedo un tuo consiglio o meglio una prima impressione da esperto di navigazione “vagabonda” e di vela e cioè se ritieni che uno dei due modelli sia evidentemente superiore come navigabilità (stabilità, robustezza e affidabilità della struttura, velocità…) e/o vivibilità.

E poi: al di là di tutti gli aspetti da confrontare nello specifico (condizioni della barca, budget di acquisto e spese aggiuntive…) avrei bisogno di parlare con qualcuno che fosse in grado di darci un orientamento, in prima battuta, sulla navigabilità, tenuta, robustezza ecc. (anche oceanica) del GS 45. E magari anche un confronto con l’opzione Najad.

Hai un’idea di chi potrebbe darci una mano in questo senso? Non parlo di un perito da chiamare per valutare tecnicamente la barca, ma di un esperto vero, senza scopi commerciali, con cui poter parlare un po’, che possa dare un parere tecnico e (magari!) empirico, esperienziale, sul GS (dirci, sostanzialmente, se la barca va bene per Blue Water o no, e perché).

Spero di non averti disturbato, di sentirti presto, e magari un giorno conoscerci da qualche parte (ho letto che la mitica Yakamoz è in vendita! – ecco l’annuncio di vendita -)

Un saluto a Başak,

Elisa

 

Risponde Giampaolo

Ciao Elisa, intanto complimenti per il vostro progetto, che conosco un po’ più rispetto a quello che giustamente (e lo sottolineo) hai voluto che io pubblicassi: la riservatezza è d’obbligo, se non fosse altro anche solo per scaramanzia.

Sono altresì felice di aver contribuito al cambiamento di vita, ben consapevole come affermo sempre, che “Si può fareè una semplice goccia di un vaso che può tracimare solo se colmo.

Veniamo al dunque.

Sono 2 barche splendide, cantieri da me valutati a suo tempo anche se per misure leggermente inferiori. La risposta che posso darti quindi va più sui marchi, che i modelli specifici, fermo restando che nessuno potrà mai decidere al posto vostro quale barca scegliere.

I GS sono barche eleganti, ben fatte e se vogliamo ‘civettuole’, rispetto alle nordiche: si respira proprio il gusto italiano, e se consideriamo che sono gli Swan nostrani (ricordo quando se ne parlava per il GS 39) il gioco è fatto. Inoltre il pozzetto poppiero garantisce una vivibilità enorme quando siete in Mediterraneo, rispetto al Najad.

Quest’ultimo però ti dà molta più sicurezza in navigazione e tra le tante cose, una cabina armatoriale a poppa da spettacolo (ma anche quella del GS 45 è bellissima), il che non guasta; oltre a un vano motore non indifferente e comodo.

Altre considerazioni senza ordine di importanza.

 

Il prezzo e il valore nel tempo

I GS tendono a perdere più valore rispetto ai Najad, il perché non saprei francamente, ma qualcuno ti risponderebbe che a livello costruttivo sono due mondi differenti (e distanti). Io preferisco pensare che sia più una questione di mode che altro, però si, dai diciamolo, Najad è riconosciuto come marchio anche superiore agli HR per cui qualcosa di vero ci sarà (avvicinati anche ai Malö).

 

Navigazione

Il GS 45 si “fuma” il Najad, senza mezzi termini. Ha velleità più corsaiole, e il progettista non è una firma presa a caso. Questo ha la sua importanza special modo se contate di muovervi per un po’ in Mediterraneo. D’altronde l’enorme differenza di dislocamento parla da sola. Il che ci pone effettivamente di fronte al quesito precedente: più peso = più qualità (nel caso specifico del Najad intendiamoci)?

Fuori le colonne d’Ercole il discorso cambia, e benché la media delle miglia possa continuare ad avere una sua importanza, il fattore sicurezza e l’effetto “sentirsi al sicuro” del pozzetto centrale Najad secondo me vince. Se poi la prua dovesse portarvi nei climi freddi, Najad tutta la vita: barche ottimamente coibentate, legno in ogni dove e vita di bordo adeguata grazie sempre anche al pozzetto centrale.

 

Qualità costruttiva

Qui vi rimanderei senz’altro a un bravo perito, o in qualche forum/gruppo FB per cercare di carpire le esperienze dirette degli armatori; oltre che farvi una vostra cultura informandovi e comprendendo bene le differenze strutturali e costruttive tra i due modelli. Parli ad esempio del ragno di acciaio del GS, ma non è tutta lì la quaestio. Il Najad ha lo skeg, il GS 45 no: diamogli un nome a questa cosa… urti qualcosa con il timone sospeso son dolori, con lo skeg magari ti salvi. Il che sempre ci riporta sulle logiche di navigazione dei due marchi-modelli: uno è sportivo se vogliamo e più godibile sotto molti punti di vista, l’altro nasce come bluewater puro. Questo deve stimolarvi tante valutazioni, comprese le zone di navigazione, ovvero là dove la reperibilità di pezzi e maestranze non sarebbe facile.

GS 45 è vetroresina piena. Najad è in sandwich e vetroresina, così come gli Swan, gli HR ecc. Ecco una nota dolente, ma sempre e solo secondo me, quindi non il ‘Verbo’.

Non ho mai amato l’idea di difficile riparazione in caso di urti e incidenti: una fessurazione non controllata (pensiamoci in Oceano), porterebbe l’acqua in punti inaspettati, con il rischio di delaminazione: la riparazione estetica potrebbe interessare solo la zona a vista, chiudi, stucchi, vernici e intanto l’acqua e l’umidità fanno il loro lavoro in altre zone. Ma ripeto, sono solo mie fobie, che però tengo seriamente in considerazione.

 

Vivibilità

Credo vadano bene tutte e due tranquillamente: dovete tenere a mente in ogni caso che una barca, grande che sia, non sarà mai confortevole come la casa più piccola; per cui parlare di comfort è davvero una questione di lana caprina, dato anche che puntate a 44’ (per mia esperienza diretta da 40’ a 45’ c’è poca differenza, è dopo che i giochi cambiano sensibilmente. Ti faccio un esempio: il GS45 è lungo 13,90 e largo 4,14; Yakamoz 12,80 ma larga 4,30…). La spiaggetta di poppa è un must, senza o con cambia la vita: Najad non ce l’ha (ma potreste metterne una fissa o ribaltabile); il GS ‘ni’ (il 45 Frers no, il Judel/Vrolijk non so se su tutte, ma se ce l’ha molto piccola: meglio di niente certamente).

 

Attrezzatura

Giustamente hai messo l’accento su come debba essere attrezzata una barca da liveaboard di lungo raggio; qui si apre un mondo, perché tolti i passi necessari per la minima autonomia sindacabile come i pannelli solari e un inverter, poi si spazia dappertutto. Dipende anche questo dalle vostre esigenze e comfort zone. Il dissalatore? Fantastico. Serve? Dipende da dove navigherete e dalla vostra disponibilità economica. Eolico? Tender adeguato? Secondo tender di scorta? Ancore? Rollbar? Riscaldamento? SSB? Ricambi vari? Trinchetta e relativo strallo? Muta di vele in più? Ridondanze varie? Timone a vento? Eccetera eccetera eccetera. Anche se a livello di rivalutazione della barca (un domani) non incideranno molto, trovarseli o meno già a bordo, possono fare la differenza economica tra due barche.

 

Teak

Potrebbe essere l’elemento determinante per la scelta, ma dipende sempre da quali mari navigherete. Al caldo è un disagio, al freddo è auspicabile (ma non indispensabile). In ogni caso è una tassa estremamente onerosa da pagare, presto o tardi: in Italia siamo sui 18.000€ a salire, sia per rifarlo nuovo (e facile non sarà neanche teak “vero” data la sua ormai rarità e quindi costo elevato), sia per toglierlo e sistemare la coperta in VTR magari con vernice antisdrucciolo. Non conosco le vostre tasche per cui a voi i ragionamenti.

 

Opinioni e pareri

Mi auguro che avendo pubblicato questa tua richiesta, qualcuno possa intervenire rendendosi disponibile a fare una chiacchierata con voi. Quindi mi appello agli armatori e ex di un GS 45 o Najad 440: fatevi sotto che abbiamo 2 ragazzi da aiutare!

 

Conclusioni

Come già risposto brevemente via mail, la scelta della barca ideale non è un’operazione semplice e che va affrontata con superficialità: la fretta ahimè non è la migliore consigliera. Perciò ti ho suggerito la mia guida da leggere così da iniziare a fare un po’ di “sconto” ai pensieri.

Dopodiché ragionate bene sulle zone di navigazione, a quali compromessi siete disposti a scendere (ad esempio il numero di cabine, di bagni, eccetera potrebbero essere esigenze rivedibili a favore di altre caratteristiche), quali priorità, e solo dopo le risposte arriveranno in automatico consentendovi maggior serenità su quale barca scegliere per il vostro progetto.

Cosa farei io? Sempre e solo alluminio. A priori. Per ogni mare e circostanza. Ma è la mia malattia, nulla più. Sta di fatto che Yaka è in vendita per far spazio a qualcos’altro, ma sempre in alu… questa però è un’altra storia. 🙂

Buone riflessioni Elisa e tienici aggiornati

 

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