Il Ciclone Harry: un inizio d’anno impegnativo
Intanto Buon Anno a tutti
E sì sono stato latitante e le promesse da marinaio confermano la tradizione. Ma come si suol dire meglio tardi che mai. Per cui: Buon Anno a tutti e che il 2026 porti a chi lo desidera, il coraggio di cambiare.
E ora tantissimi aggiornamenti
Perché questo ritardo? Semplice, sono, siamo e rimarremo sempre esseri umani.
Dall’ultimo aggiornamento datato 20 Novembre la nostra vita ci ha visti dividerci in un tour de force pressoché in auto: Crotone-Roma-Portogallo; Portogallo-Roma-Istanbul; Istanbul-Roma-Crotone.
Senza dilungarmi troppo su questioni personali, vari problemi comuni a molti e doveri famigliari, vi basti sapere che il tutto si è svolto in nemmeno 1 mese.
Dopodiché di corsa a Crotone per organizzare quella che è stata una bellissima festa, grazie all’aiuto e all’affetto di tanti cari amici crotonesi, Paola e Paolo su tutti, Nino e Mariapia sempre presenti e, ripeto, tutti gli altri a formare oramai una grande famiglia allargata.
Quale festa? Il nostro 25° anniversario di matrimonio!
Il 21 dicembre 2025 abbiamo vissuto un’esperienza più unica che rara e siamo felici io e Başak di condividerla con voi grazie a questo video: prendetela come la nostra bomboniera per abbracciare chi ci vuole bene.
E dunque Natale, Capodanno, la Befana che tutte le feste ha portato via, ed eccoci qui.
Le vele di Rebound
Il 2025 si è concluso con una notizia buona e una cattiva.
La buona è che mettendo mano alle vele, iniziando dal rollafiocco, grazie all’aiuto degli amici Rachel e Oliver (non sapete chi sono? Rileggetevi “Si può fare” e rimarrete sorpresi: vi racconterò un’altra volta dopo 14 anni come il fato ci ha fatti incontrare di nuovo), abbiamo svolto il genoa senza poter utilizzare il meccanismo, apparentemente inceppato.
Quindi con molta pazienza, abbiamo aperto questi 92mq di tela (impressionante); e con un po’ di fortuna il cursore è venuto giù consentendoci di ammainare la vela. E questa ce la siamo portata a casa: anche il cursore sembra solamente un po’ sporco e proprio nei prossimi giorni provvederò alla sua manutenzione.
Per la randa invece è un altro paio di maniche, in quanto il meccanismo rollaranda (mai amato) è ovviamente inceppato e a nulla son valse tutte le prove per farlo funzionare: non si muoveva di 1 millimetro, non esagero; completamente bloccato.
A quel punto si stava per materializzare l’incubo del disalberamento. Non che l’operazione non dovrà avvenire quanto prima, anche se questo “prima” vorrei avesse il significato di 1 anno… Tuttavia, dando per scontato il sartiame a posto, è un lavoro che per l’appunto condizionerebbe pesantemente la nostra tabella di marcia, fin troppo prolungata rispetto ai programmi iniziali. Detto ciò la cosa ahinoi non si potrà escludere a priori.
In ogni caso per non lasciar intentato nulla, e data la scarsità di rigger in quel di Crotone, un giorno si materializza “San Leonardo da Policoro”.
Grazie all’intercessione di un altro Leonardo e soprattutto Filippo, storico velaio salernitano (Aurora Sails), spiegato il problema, espresso parecchio ottimismo sulla possibilità di aprirla (sentenza: la vela che in tutti questi anni ha fatto pieghe e quindi non esce), ebbene ci mettono in contatto con il Santo di cui sopra.
Dopo una veloce chiacchierata al telefono, scopriamo essere anime affini e lui stesso impegnato nel sociale, ambito vela e mare: perfettamente in linea con il nostro modo di pensare e chissà forse riusciremo a unire qualche rotta per collaborare insieme.
In men che non si dica, ecco Leonardo (Carlucci: consigliatissimo) in testa d’albero di Rebound, con l’aiuto nostro e del cugino Francesco, udite, udite “ex giostraio”. Ragazzi qui siamo davvero in un mondo magico, e un giorno proverò a raccontare tutti i dietro le quinte di questa incredibile avventura che stiamo vivendo.
Il primo problema è la drizza incastrata; Leonardo la sblocca.
Dopodiché, si prova a tirare, provare, di là e di qua senza alcun risultato. Bisognerà dunque smontare il boma (6 metri di palo d’alluminio), aprire i carter a base d’albero nella speranza di accedere al meccanismo e farsi un “segno della croce.”
Difatti salutiamo Leonardo un po’ delusi, ma anche fiduciosi: Leonardo conferma l’ottimismo del velaio; ce la faremo! Noi aggiungiamo, “Insallah”.
E quindi arriviamo a Gennaio, quando io e Başak togliamo il boma e i pannelli a base d’albero. Con molto scetticismo proviamo ad aprire la randa, la quale con nostra sorpresa (e una chiave giratubo) inizia a uscir fuori: esultiamo seppur con discrezione, ma “se il buongiorno si vede dal mattino”…
Ma nulla, dopo nemmeno 3 metri di ottimismo, il meccanismo comincia a comportarsi come una molla: “blocca tutto!”, esclamo. Come temevo stava girando anche il cavo d’acciaio all’interno della canalina. Dopo altre decine di prove sotto controllo, capiamo che c’è qualche problema. E dopo esserci confrontati con Leonardo, la causa è verosimilmente la maledetta drizza incattivita intorno a canalina e cavo.
Ci aggiorneremo a quando il rigger tornerà, di modo che insieme, uno in testa d’albero, l’altro da basso con la giratubo, potremo – si spera – venire a capo dello “srotolamento”.
Infatti una volta ammainata la randa, toccherà capire come procedere per bonificare la situazione senza disalberare; come diceva un architetto portoghese “um problema à la vez”.
Il 14° sponsor
Il 3R Project sembra attrarre sempre più aziende, la qual cosa ci gratifica e consente al progetto di andare avanti, date le molte esigenze economiche di cui abbiamo bisogno.
È la volta della “Tenuta San Giorgio”, azienda agricola che produce olio di oliva biologico. No, scusate, biologico è riduttivo: le aziende bio possono utilizzare determinati prodotti naturali per trattare gli ulivi; ebbene la Tenuta San Giorgio non usa nemmeno questi! Pertanto parliamo di un olio d’oliva estremamente genuino e dal sapore unico. Come sappiamo l’olio calabrese è rinomato in tutto il mondo per la sua qualità e il suo profilo aromatico spesso fruttato, con note erbacee e un equilibrio saporito di amaro e piccante; in più è ricco di polifenoli, antiossidanti per eccellenza.
Ovviamente vendono anche online e spediscono dappertutto.
Che dire, siamo grati a Nino e Mariapia per aver creduto in noi, e a nostra volta siamo felici di aver accolto a bordo un’azienda perfettamente in linea con il 3R Project ma soprattutto con CHE Food Revolution.
E voi cari lettori e amici, approfittate di questa opportunità, decisamente rara nel settore; siamo certi che se vi presentate a nome nostro o del progetto, La Tenuta San Giorgio saprà riservarvi un occhio di riguardo.
Il ciclone Harry
La randa era un po’ aperta come accennato e non potendo riavvolgerla all’interno, non ci rimaneva altro da fare che farla girare intorno all’albero: per fortuna si era aperta fino a sotto le prime crocette, altrimenti sarebbero stati dolori.
La preoccupazione era legata all’arrivo di una perturbazione che poi verrà ricordata come “Ciclone Harry”.
Di solito per esperienza, quando una previsione dice “A” 10 giorni prima, è molto difficile che con il trascorrere dei giorni rimanga “A”; spesso evolve in “B”, con un’accezione più positiva del previsto.
Non è stato questo il caso, purtroppo.
Ad ogni modo non aveva senso fasciarsi la testa prima di 7 giorni… poi 6… 5… 4…
Nulla cambiava; anzi, i modelli, quasi ad unisono, confermavano un certo peggioramento ed evoluzione preoccupante.
Il porto turistico di Crotone, ovvero il Porto Vecchio, dove ci troviamo noi ospiti dello Yachting Kroton Club, soffre notoriamente lo Scirocco, cioè il Sud Est che sta per arrivare. In caso di forti venti e onde formatesi nei giorni, si crea una risacca molto pericolosa, cosa per cui è consigliabile cambiare porto.
Difatti pochi giorni prima della tempesta, la Capitaneria di Porto di Crotone, aveva concesso l’utilizzo del Porto Nuovo, che di fatto è un bacino industriale-commerciale; questo per far capire meglio l’atmosfera in cui ci trovavamo.
A quel punto il dilemma: rimaniamo o andiamo?
Il buon senso avrebbe consigliato di andare, se non fosse che il motore e l’invertitore devono essere ancora collaudati (storia mooolto lunga e complessa che spiegherò successivamente); certo, in caso di emergenza rischieremmo a priori, perso per perso; tuttavia, grazie alle rassicurazioni di Nino, esperto marinaio velista, unite a quelle di altri, Mimmo Mazza (il presidente dello YKC), nonché i bravi Pasquale e Giuseppe (ormeggiatori del circolo), la questione stava prendendo un’altra piega: rimanere al Porto Vecchio ben ormeggiati e rinforzati, certi che non sarebbe accaduto nulla, tranne sballottamento e un po’ di paura.
Era una questione di valutazione rischi e benefici: un trasferimento di almeno 45 minuti, avrebbe comportato il rischio di problemi meccanici in mezzo al mare; anzi, fin troppo vicino la costa/frangiflutti; avremmo dovuto organizzarci con un’altra barca o gommone, per andare di conserva e nel caso di defaillance, farci trainare a destinazione; ma ciò significava entrare nella “tana del lupo” (la Capitaneria) trainati da un’unità non autorizzata e rischio di conseguenti multe, verbali non solo a noi ma soprattutto per il malcapitato accompagnatore.
Dall’altra parte invece, nonostante le varie rassicurazioni, avremmo rischiato grosso: perdere la barca nel caso qualcosa andasse storto; molto, ma molto storto.
Insomma una bella impasse che ha richiesto attenta ponderazione; e nonostante Başak fosse parecchio perplessa e desiderosa di spostarsi, al grido “succeda quel che succeda” io, auto proclamatomi “comandante in prima”, decido di rimanere.
A dire il vero ero confortato dal fatto che pure altri armatori avevano scelto di rimanere; non che il mal comune mi gaudi, anzi sono sempre stato contrario al contentino di leccarmi le ferite insieme ad altri; ciononostante il totale dei parametri nella mia testa decretava così.
La strategia di difesa
Come già accennato in molti colgono l’occasione offerta dalla Capitaneria e muovono verso il Porto Nuovo; anche coloro i quali inizialmente erano titubanti sul da farsi, dopo gli ultimi aggiornamenti meteo, rompono gli indugi e seguono gli altri.
Morale della favola il nostro pontile si svuota: Rebound è l’unica barca rimasta, davanti solo l’entrata del porto e i possibili “draghi” in arrivo.
Sebbene la solitudine a volte non sia foriera di tranquillità, altre, come in questo caso, giocherà un ruolo determinante.
Difatti dopo uno scambio di opinioni con Pasquale e Giuseppe, i già menzionati bravi ormeggiatori e factotum dello YKC, optiamo per aumentare i corpi morti a prua, dai soliti 2 a 4, di cui uno, quello a sinistra e sopravento a SE, facente parte di una catenaria diversa e più distante.
A poppa manteniamo le 4 cime già in essere che però verranno sfalsate e assicurate ai molloni della barche attualmente emigrate; ovviamente lascate di modo da distanziarci dal pontile e renderci più elastici alla risacca; allo stesso tempo cazziamo di più le trappe dei corpi morti.
A centro barca sia a dritta che sinistra, altre cime.
A sinistra, (il lato sopravento) assicuro un’ulteriore cima alla seconda galloccia di poppa (Rebound ha 2 gallocce grandi a poppa e altre due subito a pruavia di queste). Siamo pronti e decisamente ben ormeggiati. Alle brutte si taglieranno tutte le cime disponendoci alla ruota sui corpi morti.
Iniziano le danze: lo sbarco
Le notizie dalla Sicilia sono sconcertanti, il Ciclone ha iniziato a macinare danni e anche qui a Crotone sta arrivando, il vento e il mare non mentono.
La risacca comincia a farsi sentire, ma è ancora molto gestibile. Si prevedono nel momento clou 6 metri di onde e venti da 30 a 50 nodi.
Nel frattempo Giuseppe si è infortunato per adoperarsi nella sistemazione dei vari ormeggi (colpo della strega) e Pasquale rimasto solo, insieme al volenteroso Yassin, a fronteggiare la supervisione del tutto.
Camminare sui pontili inizia a essere difficoltoso; persino sbarcare è un’esperienza circense. Il movimento aumenta e le notizie dalle altre zone del Sud Italia preoccupanti. Bisogna prendere una decisione.
In tutto questo il nostro navi-gatto-re Fofinho, gestisce al meglio il dondolio e lo stress che emaniamo noi e la situazione in generale; a dire il vero ad un certo punto non lo vediamo più e cercandolo a destra e manca non riusciamo a trovarlo; un gioco di prestigio che solo i gatti sanno praticare, perché in mare non può essere caduto in quanto eravamo in pozzetto a finire il pranzo; né tanto meno sbarcato sul pontile; in sintesi era entrato in una feritoia sopra la divaneria, altezza celini (!) di circa 9cm x 25cm ancora aperta per motivi tecnici; ce ne accorgiamo a causa dell’anomalo rigonfiamento del pannello di skai, per la mia grande gioia, condita da imprecazioni rivolte al gattaccio nero.
Tiriamo un sospiro di sollievo, sebbene la circostanza aumenti la consapevolezza di dover sbarcare.
Per un comandante allontanarsi dalla propria barca, special modo quando questa rappresenta casa, è una scelta drammatica. Oltretutto parliamo di Rebound, 3 anni di lavori stressanti e un passato difficile che l’ha vista affondare proprio in questo porto.
Insomma gli spettri volano ovunque nelle nostre teste, e riempie le ultime ore di sonno.
In più i cori di preoccupazione si intensificano. Amici e parenti ci pregano di sbarcare. Qui a Crotone la solidarietà offerta dai nuovi amici è commovente; ognuno di loro mette a disposizione la propria casa per ospitarci senza indugio… se prima vi volevamo bene, cari Paola, Paolo, Mimmo, Paola, Susanna, Lorenzo, Nino, Mariapia, Lucia, Davide, Marianna, Anna Maria e tutti voi altri, ora vi amiamo perdutamente. Grazie di esserci.
Le mamme, inutile dirlo, ci chiedono di accettare l’offerta di rifugio. E di certo non gioca a favore il fatto che i media gonfino a più non posso qualcosa di cui d’altra parte nessuno sa come andrà a finire.
E dunque, anche qui devo forzare la mano e pensare a ogni eventualità, valutando pro e contro; perché Başak è sì spaventata, ma più per l’eventuale perdita della figlioccia di alluminio, con la quale ha oramai stretto un rapporto viscerale, come fu con la prima amata Yakamoz; e quindi poco obiettiva.
Credetemi è stato molto difficile contrastare il comandante in seconda, ma sono contento che poi abbia compreso il buon senso del mio ragionamento.
Il discorso è semplice, noi abbiamo fatto tutto il possibile per assicurare Rebound. Cosa può succedere? Che il molo foraneo non regga e frani dietro l’impeto del vento e del mare; a quel punto i pontili si romperebbero; stando a bordo come accennato prima, potremmo tagliare le cime e disporci alla ruota, indiscutibile. Ma c’è un “ma”; se davvero le condizioni fossero quelle descritte, temo che nessuno avrebbe il tempo di prodursi in tale operazione o, più credibile, le forze in gioco sarebbero tali da rompere cime e gallocce, corpi morti compresi.
Forse esagero, ma per l’appunto stiamo parlando di condizioni “esagerate” e né i modelli meteo, né l’esperienza storica di Crotone e crotonesi, contemplano una tale possibilità.
Aggiungo un elemento pressoché incontrovertibile. In certe situazioni, come detto non si può far nulla; ma seppur fossimo portati a intervenire, per semplice istinto e senza molta razionalità, ebbene è lì che ci si farebbe male, se non peggio. Ergo, meglio sbarcare e non mettercisi proprio in quelle condizioni. In mare la barca è la tua terraferma e la nostra vita dipende da lei e viceversa. Quando la terraferma è a una passerella di distanza, ogni azione diversa dal mettere al sicuro la salute di persone e animali, è letteralmente irresponsabile. Punto.
Tra tante, prendiamo la mano offertaci da Nino e Mariapia, perché sono i più vicini a Rebound e il fatto ci consentirebbe di starle accanto con gli occhi, oltre che con il cuore.
Ore 17. In un grigio pomeriggio di Gennaio, per l’esattezza il 19, con il mare oramai in fermento, eccoci su un’asse di legno lunga abbastanza da compensare la distanza tra Rebound e il pontile; Pasquale dall’altra parte, Fofò a tener cazzato il corrimano improvvisato per un minimo di equilibrio e non senza difficoltà e solo scegliendo il momento propizio della risacca, effettuiamo lo sbarco; prima Başak, poi Fofinho debitamente nel trasportino e chiuso da un asciugamano a mo’ di “merlo”, e poi io: ci siamo sentiti come pirati funambolici, ma ce l’abbiamo fatta.
La sensazione però è stata pessima, vedere Rebound da sola, costretta a provvedere a se stessa, ci ha fatto male; una sorta di tradimento. D’altronde, ripeto, il buon senso doveva prevalere e dopo un triste arrivederci, di lì a 2 ore, preso possesso della splendida dependance dei nostri amici, ci siamo uniti a Fofinho che, già dopo mezz’ora, saliva e scendeva le scale della casetta, per manifestare un comprensibile sollievo.
Nota a margine. Anche altri armatori hanno dovuto sbarcare, dietro imposizione di Pasquale, il quale ha ricevuto l’ordine di far scendere le persone per ovvi motivi di sicurezza. Per carità, nessun vero obbligo legale, ma più una ferma indicazione da rispettare per il quieto vivere comune.
Arriva Harry
Ore 19.30. Ceniamo con Nino e Mariapia, quest’ultima particolarmente gioiosa nel vederci, perché preoccupata come gli altri, tanto da dire “non ho dormito l’ultima notte, e sono molto contenta che abbiate deciso di sbarcare”. Credo abbia rappresentato non solo il sincero affetto che caratterizza oramai il rapporto nostro con questi tanti amici crotonesi, unici davvero; ma anche i sentimenti di una madre. Le “mamme naturali” a loro volta hanno rivolto sincera e commossa gratitudine a Mariapia (e Nino ovviamente).
Verso le 22.30 salutiamo gli ospiti e andiamo a visitare Rebound. Lei è lì, sola, solida ma bellissima: finalmente senza nessuna barca accanto, possiamo ammirare le splendide linee, firmate dal mitico Van de Stadt, e sale ancor di più la preoccupazione di…
Il pontile è ancora praticabile, a patto di essere un po’ “giroscopici”. La salutiamo con una certa tranquillità, in quanto il peggio arriverà domani sera.
E come un orologio svizzero tra la notte del 20 e il 21 si scatena l’inferno. O meglio, un anticipo di inferno, perché le notizie che arrivano da Catanzaro e Roccella non fanno presagire nulla di buono. La risacca si fa via via più intensa e le immagini che postiamo sui social (vi consiglio vivamente di dargli un’occhiata qui ad esempio) parlano da sole.
Alle ore 4.30 del 21 gennaio il pontile non è più praticabile e pur volendo per un non so quale istinto masochistico, non sarebbe nemmeno permesso: l’accesso ai pontili è interdetto e Pasquale è vigile nel far rispettare l’ordine.
Ore 7 del mattino. Mancano circa 3 ore al picco. Ora il pontile non è nemmeno avvicinabile: le onde sovrastano la diga foranea e può essere pericoloso persino proseguire lungo il molo con la macchina. Credo le onde siano almeno 4 metri.
A quel punto ci muoviamo verso la Lega Navale per un’altra prospettiva (qui il video): il mare è potente, il vento sferza, le onde sembrano schernire la muraglia portuale, come a dire “se solo volessimo…”. E Rebound combatte, da sola, impavida, ma con dolcezza: l’ormeggio è azzeccato e conferisce la giusta elasticità. Fin qui tutto bene. Certo, l’atmosfera fa paura, ma non è ancora una situazione critica. E questo per via che il vento invece che da SE soffia da E. Nel mentre a largo di Capocolonna si registrano quasi 9 metri di onda.
Ed è con tale consapevolezza che scandiamo ogni ora fino alle 13 di questo 21 gennaio, destinato a rimanere impresso nelle nostre menti.
Già alle ore 12 percepiamo che il vento sta mollando, sebbene il mare rimanga pieno e adesso si erga a circa 5 metri di altezza; ma qualcosa ci dice che ‘a nuttata che doveva passare, sia passata.
E così è infatti, nonostante da Cirò l’amico Salvatore ci invia video impressionanti: onde ciclopiche sovrastano il muro e diverse barche hanno rotto gli ormeggi. Harry si è spostato da loro, evidentemente con una violenza differente rispetto a Crotone: non c’è dubbio, siamo stati fortunati.
Conclusioni: la benedizione di Rebound
La mattina del 22 lentamente tutto si placa e noi torniamo a bordo, emozionati come i genitori in ansia che finalmente riabbracciano la figlia amazzone, di ritorno da un’epica battaglia. Fofinho pure sembra gradire di annusare nuovamente la sua tana galleggiante.
Caffè d’ordinanza, cioccolata fondente e sigaro per quello che è un vero e proprio festeggiamento. Brava Rebound e bravi a noi che ci siamo mossi come meglio non potevamo. E grazie a tutti coloro i quali ci hanno voluto e saputo consigliare.
E quindi cos’è successo, perché Crotone è stata graziata? Harry è stato meno violento del previsto? A quest’ultima domanda rispondo subito con un no secco: a largo della Sicilia, è stata misurata un’onda di quasi 17 metri; il record storico nel Mediterraneo.
Gravi danni in Sicilia, Catania e altre località portuali. In Sardegna non ne parliamo. Stesso in Calabria, a Catanzaro, a Cirò. Ma non a Crotone.
Inevitabile che nelle ore successive al maltempo, ci si è confrontati tra velisti, marinai e chi qui ci vive da decenni, ricordando ben altre mareggiate.
Le conclusioni sono pressoché unanimi: non un solo motivo, ma una concatenazione di circostanze favorevoli.
1) Capocolonna, che ha smorzato il mare grosso.
2) L’ampliamento della diga foranea con l’aggiunta di massi e dunque “spessore” che hanno spezzato ulteriormente l’entrata del mare e la potenza delle onde, riducendo la pericolosa risacca.
3) Il vento, che qui nei momenti cruciali ha di fatto soffiato da Est e non da SE come inizialmente previsto, costringendo (parzialmente) il moto ondoso nella stessa direzione.
4) L’intensità del vento stesso: non abbiamo assistito ai 50 nodi e più; al contrario probabilmente non avremo superato i 30 nodi con raffiche queste sì oltre i 40 nodi.
Detto ciò, a me fa piacere pensare che vi sia anche una versione più romantica della storia; un “quinto elemento”, di nome Rebound!
Lei era sola davanti a tutto e tutti, come a voler difendere il Porto Vecchio e tutte le altre barche rimaste, grazie al fatto che è stata benedetta lo scorso Agosto 2025.
Eh sì, è giunto il momento di rivelarlo: pochi sanno infatti che un giorno il nostro caro amico Sandro Albani si presenta a bordo di Rebound insieme allo zio Maurice, Vescovo francese, con il buon proposito di benedire questa barca dal passato difficile.
Benedizione ufficiale, con tanto di approvazione dell’Arcivescovato di Crotone.
E dunque quello che sembrava quasi un simpatico gioco, in realtà ha assunto una forma sacrale e profonda.
Ora, da atei, anzi agnostici quali siamo io e Başak, (in mare si dice non vi siano atei😅), abbiamo apprezzato davvero tanto il gesto fraterno di Sandro e del buon e simpatico Maurice, a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti: abbiamo a bordo l’immagine della Madonna di Capocolonna che ci ha regalato e la custodiremo con riguardo dandole il giusto posto che merita.
Ebbene, cari amici di Crotone e del Porto Vecchio tutto, che ci crediate o meno, sappiate che da oggi c’è una barca Benedetta tra voi e questa barca si chiama Rebound.
Non posso che concludere con il video della benedizione e noi ci vediamo alla prossima
E sempre Reuse, Reduce, Rebound
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GRAZIE IN ANTICIPO A TUTTI VOI
















Cari amici è stato un piacere l’aver contribuito alla sicurezza della bella Rebound.
Ecco il messaggio di mio zio Maurice in risposta al tuo video…..
Un abbraccio
Merci pour le récit de la grâce reçue de Dieu par la bénédiction du Rebound.
Mon amitié à Gianpaolo et à sa femme. J’espère que la côte et Capo Colonna n’ont pas trop souffert.
Notre planète est vraiment malmenée actuellement par les éléments et la folie des hommes.
Caro Sandro come non condividere le parole del saggio e illuminato Maurice. Grazie ancora a voi 2, siete stati molto preziosi
Başak, Giampaolo, Fofinho e Rebound
Mamma mia che mese avete passato ragazzi, siamo felici per voi che tutto è finito bene per Rebound e per voi. E continuiamo a tifare per voi, come coppia. Siete fantastici.
P.S. una carezza per la bellissima gatta
Grazie Matteo, ce la mettiamo tutta.
Fofinho è un lui ma ringrazia anch’esso 😁
Tanti auguri ragazzi, e complimenti per ogni decisione presa. A questo punto (spero non sia tardi) è ora che metta anche il mio di nome in quel quadrato.
Vi abbraccio forte,
Valerio
Caro Valerio sempre felice della tua presenza.
Buon vento
mamma mia ragazzi… credo che questa vada ad aggiungersi alla epica impresa che state portando avanti in questi 3 anni… voglio dire.. volevi farti mancare la mareggiata più distruttiva che si ricordi in mediterraneo? beh ovviamente no… e quindi credo che siate stati bravi come sempre ad assicurare bene la barca agli ormeggi che avete usato… dall’altra il fatto di avere la banchina libera credo sia stata davvero un elemento non da poco… il resto lo ha fatto capo colonna… che dire… allucinante davvero e possiamo dire… meno male… Rebound ha fatto un bel battesimo in quel porto che la vide annegare ed oggi si è presa la sua rivincita!
Grazie caro bellissime parole di cui Rebound ti è grata.
Direi di sì, Rebound ha deciso che vuole tornare a vivere, decisamente 😉
Un abbraccio
Carissimi,
Vi ho seguito con apprensione sui social. Sono felice per voi e per Rebound che tutto sia andato bene.
Un abbraccio 🤗
Rosa
grazie cara, sappiamo che sei sempre vicina a noi. Come si dice, tutto è bene quel che finisce bene. Un abbraccio