Rifacimento dei paglioli di Rebound: la barca ora sembra nuova
I vecchi paglioli
La logica del 3R Project avrebbe previsto il restauro dei paglioli originali; cosa che abbiamo ovviamente preso in considerazione. Tuttavia, dopo analisi approfondita, esperti del settore compresi, ci siamo resi conto che i paglioli salvabili si riducevano a massimo 4 su quasi 19 presenti: totalmente inutile.
Gli anni di abbandono e l’affondamento, ne hanno sancito una sorta di delaminazione e gli strati di compensato marino (che costituiscono l’ossatura prima della parte nobilitata) si sono scollati; lo strato nobile invece oltre alle macchie di muffa, presentava decolorazione e molte zone mancanti o proprio marce, irrecuperabili.
Per cui a malincuore, ciao ciao vecchi paglioli.
La ricerca di materiali sostenibili
Anche qui ce l’abbiamo messa tutta, ma di fatto ci siamo resi conto della difficoltà nel reperire materiali affidabili, solidi e pertinenti quindi all’utilizzo gravoso di una barca: frequente camminamento, special modo se in barca ci si vive; condizioni di umidità e possibile vera e propria acqua, dovuta magari a una cerata che sgocciola dopo essere rientrati da una giornata di pioggia in navigazione, o il semplice e classico oblò che perde.
Tra i vari materiali “eco compatibili”, gli unici che sono sembrati adeguati erano il bambù e il sughero.
Quest’ultimo ci ha solleticati parecchio, perché proveniente da una ditta portoghese pronta a sponsorizzarci; si trattava di pannelli tipo parquet su base sughero e privi di PVC che però dati gli spessori risibili, avremmo dovuto incollare su pannelli di compensato marino per garantire la giusta rigidità (i pannelli in sughero sono previsti per abitazione, quindi si posano su delle basi rigide esistenti – massetto o altro); oltretutto il materiale secondo noi non era adeguatamente resistente alle abrasioni varie e condizioni di cui sopra.
Insomma alla fine abbiamo preferito passare.
Il bambù invece essendo un legno sostenibile in termini di “crescita” e coltivazione, avrebbe potuto essere una valida alternativa; ma sempre parliamo di pannelli di massimo 6mm di spessore che avremmo dovuto incollare sui compensati marini per raggiungere i 19mm dei paglioli originali.
I pannelli disponibili erano molto belli e con varie fantasie e colori, cosa per cui devo dire che l’idea ci affascinava non poco; e il costo alla fine avrebbe potuto essere coerente con quanto avevamo in mente. Certo rimanevano i rischi dell’incollaggio e del risultato finale; il bambù doveva essere trattato adeguatamente perché comunque materiale delicato in caso di macchie, e via dicendo; ciononostante era una sfida che avremmo accettato volentieri; se non fosse per il fatto che arrivando il bambù tutto dall’Asia, e che spesso la filiera soffre di condizioni di lavoro non proprio etiche, alla fine sommando tutti i fattori abbiamo messo in stand by l’opzione esotica.
Edoardo e la Compensati Toro
La ricerca dei paglioli è stata molto lunga e piena di ostacoli, considerando le nostre numerose richieste alle ditte specializzate di partecipare al 3R Project, magari fornendoci materiali di scarto e via discorrendo, non sortiva effetto; e nessuna volontà di aiutarci magari solo con degli sconti dedicati: questo va detto senza inutili perbenismi.
Fino a quando incontriamo sulla nostra strada Edoardo Zanuttini della Compensati Toro.
Edoardo, uno dei titolari di questa famosa ditta che produce dal 1961 seguendo una rigida logica qualitativa, piuttosto che quantitativa, si mette subito a disposizione da bravo marinaio d’animo quale lui è. Più importante, coglie il messaggio del progetto e comprende la nostra esigenza. È così infatti che dopo un po’ ci risponde via mail con una notizia per noi splendida: aveva scovato in magazzino una partita di compensato marino, nobilitato teak e splendide fughe bianche: tradotto, paglioli nuovissimi! Solo che per un errore di incollaggio, anzi un’eccedenza di incollaggio, la colla aveva macchiato alcune zone (il 5-10% non di più); nulla che non si potesse recuperare con una leggera carteggiata.
Ebbene, dato che a livello commerciale e in rispetto proprio della filosofia qualitativa dell’azienda, queste lastre Edoardo non avrebbe potuto venderle come nuove e perfette, e considerato che erano lì da tempo, pertanto destinate al macero, ce le ha proposte dietro un corrispettivo economico assolutamente per noi conveniente; cosa che ci ha permesso di risparmiare in pratica quasi l’80% rispetto al nuovo! Fantastico.
Inoltre, cosa di non poco conto, la finitura teak era pregiata, in quanto di un tipo che non si produce più, ovvero la Burma, poiché “non di piantagione”.
Soprattutto perfettamente in linea con la filosofia del 3R Project: recuperare e utilizzare qualcosa destinata al macero o a rovinarsi.
Se poi vi dicessi che sono dei paglioli incredibilmente belli e raffinati, comprenderete il nostro entusiasmo: Rebound dunque continua a farsi bella, decisamente più di prima. E per ciò non possiamo non ringraziare Edoardo e la Compensati Toro.
Taglio dei paglioli
E sì, ora avevamo i tavolati, lastre da 19mm (altra grande fortuna: lo spessore coincidesse con i vecchi) di circa 2500 X 1200mm che dovevamo tagliare a misura.
Per far ciò ci rivolgiamo a un falegname locale, Modestino, conosciuto nel settore civile e nautico.
Un piccolo passo indietro.
Prima del signore di cui sopra, eravamo incappati in un ragazzo che ci aveva aiutati nel taglio dei nuovi celini; ed era pronto a darci una mano pure con i paglioli. Solo che poi, purtroppo, ci siamo ritrovati in una situazione talmente spiacevole che per farla breve e per non riferire cose che non si possono raccontare se non davanti un bicchiere di vino, e dopo diverse settimane di strani rimandi, una bella mattina ci ha visti me e Başak caricare in fretta e furia i tavolati che il buon Edoardo aveva spedito presso la falegnameria in questione, sul tetto dell’autovettura dell’amico Nino Straticò, sempre pronto a darci una mano… Fidatevi, è stata un’esperienza che è costata l’infiammazione alla spalla della povera Başak, e notti insonni a tutti quanti.
Questa, insieme ad altre vicende accadute nel corso di 3 anni di restauro, meriterebbero una succosa appendice al futuro libro sull’avventura di Rebound; luci e ombre inevitabili.
Bon, dopo quanto anzidetto, avevo preso in considerazione persino di far da noi; la tecnica era chiara, tuttavia l’inesperienza e la mancanza di spazi e strutture adeguate (ad esempio un banco da lavoro generoso), ci hanno fatto optare per chi questo mestiere lo fa tutti i giorni… o quasi. E poi eravamo stanchi, stressati dalle recenti vicissitudini e quindi meglio così.
I tavolati dunque li scarichiamo stavolta dal buon Modestino, presso cui molto volentieri ho iniziato a fare da “ragazzo di bottega” e apprendista volenteroso.
La tecnica è semplice: si prende una buona fresatrice tipo questa, insieme a delle frese a pantografo tipo queste e si procede sgrossando con un buon seghetto alternativo il pezzo nuovo, per poi porlo al di sotto del vecchio; quest’ultimo farà da dima e la fresa a pantografo, grazie a un cuscinetto che precede le lame, seguirà esattamente la forma del pagliolo originale, scavando il nuovo e restituendone una copia precisa.
Non senza le solite e attese difficoltà, portiamo a termine il taglio dei paglioli che già così ci sembrano bellissimi: davvero la qualità del legno che Edoardo tanto decantava è tangibile agli occhi e al tatto.
Ora è il momento della verniciatura.
Verniciatura dei nuovi paglioli
Le sinergie raccolte con il 3R Project si fanno sentire; difatti Giordano della Bygryps, già presente con i suoi prodotti professionali in occasione della verniciatura degli interni di Rebound, (qui l’articolo e qui il video nel caso li abbiate persi) si è messo gentilmente a disposizione per fornirci la vernice poliuretanica bicomponente trasparente a base acqua, necessaria per il nuovo lavoro.
Soprattutto è pronto ad accompagnarci con la sua esperienza e consulenza.
La prima operazione è la carteggiatura. E qui iniziano le preoccupazioni: gli eccessi di colla, verranno via facilmente come ci auguriamo?
Alla domanda arriva la risposta empirica: prendo uno scarto dei nuovi paglioli intriso della colla di cui sopra e con la rotorbitale e carta 120 faccio il primo test.
Risultato: fantastico! La colla viene via facilmente, senza la necessità di grattare troppo materiale buono; parliamo di due o 3 passaggi delicati, nulla più, ovvero gli stessi che poi produrrò anche sul resto del pagliolato “pulito”, proprio per preparare la base.
Incoraggiati da cotanta bella notizia, iniziamo il lavoro.
Le fasi sono le seguenti:
- carteggiatura con grana 120.
- dopo soffiatura con compressore, carteggiatura con grana 240.
- soffiatura e asportazione della polvere residua con un panno pulito.
E ora la verniciatura:
- il prodotto scelto è una resina poliuretanica bicomponente trasparente a base acqua, la Poly-W TS, per la quale dato il rapporto 3.5:1 si mescola il composto A e si versano tipo 70 grammi dentro la vaschetta.
- si aggiungono 20 grammi di composto B e si mescolano bene.
- nel frattempo viene messo in ammollo un rullo a pelo corto tipo questo, al fine di eliminare eventuali residui di pelucchi.
- la prima mano va data aggiungendo alla vernice un po’ di acqua, ma tipo il 2-3%.
- prima mano leggera.
- seconda e terza mano a distanza di almeno 12 ore l’una dall’altra, vanno date dopo aver pulito ogni volta il pagliolo con il solito panno, prima dell’applicazione.
- per la quarta e ultima mano va preparato il pagliolo carteggiandolo con la 240 e rotorbitale, ma tramite un supporto-platorello morbido tipo questo.
- successivamente, dopo soffiatura e panno, si prepara la Bygryps come sempre, ma passandola per un filtro da 125 micron, al fine di restituire un’ultima mano estremamente liscia e pulita.
Risultato: come sono venuti i nuovi paglioli di Rebound
Non so se perché Başak, deputata alla verniciatura, ha oramai raggiunto una manualità livello pro, o per la già sperimentata incredibile qualità dei prodotti Bygryps, e diciamolo, pure un minimo di esperienza acquisita negli anni, e non ultimo la qualità del legno fornitoci dalla Compensati Toro, ma il risultato è a dir poco incantevole.
La scelta dell’effetto satinato pure ha regalato lucentezza e quindi una percezione di nuovo che coincide perfettamente con la realtà.
In poche parole noi siamo soddisfattissimi e i nuovi paglioli ora sono diventati oggetto di ammirazione da parte di chiunque salga a bordo, facendo risplendere Rebound della luce che merita e regalandoci parecchio ottimismo con cui guardare la fine del lungo ed estenuante restauro.
Probabilmente penserete che stiamo esagerando e allora non resta che lasciar parlare le immagini, lasciando a voi il giudizio.
Buona visione e sempre Reuse, Reduce, Rebound!
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Ragazzi sono stato in ansia per voi!
Par fortuna ci sono altre anime in giro capaci di cogliere il bene delle persone e sanno essere solidali, bravi a tutti
Non vedo l’ora di mettere il piede su quelle splendide tavolate, pardon, paglioli; e state facendo un capolavoro, complimenti sinceri
Ciao Pasquale, no non stare in ansia, tranquillo, noi siamo tosti e testardi😁
Ce la stiamo mettendo tutta per ridare nuova vita a Rebound e ti aspettiamo a bordo per farti provare i nostri splendidi paglioli
Il sospiro finale di Bashak dice tutto: sollievo, soddisfazione, un po’ di stanchezza ma a
nche tanto amore per Rebound …COMPLIMENTI .
Grazie carissimi. Başak ringrazia di cuore. E anche io 😁
Bel lavoro , per fortuna che hai Başak , altrimenti un paciugone come te chissà cosa combinava …
Ahahaha mi sa che hai ragione 😉