L’uragano “Zorba”

    In questi giorni abbiamo assistito al diffondersi di messaggi di panico per la creazione del primo (a quanto pare) uragano mediterraneo: Zorba.

    Singolare il nome dato a un evento potenzialmente catastrofico, forse perché qui non si esalta la spensieratezza di Alexis, quanto il fatto che “balli”.

    Veniamo al dunque, si il clima sta cambiando e se vogliamo questa ne è la manifestazione esemplare, dopo le varie osservazioni meno impattanti che in molti abbiamo fatto nel corso degli ultimi anni. Anzi, dato che lo ritengo un fenomeno a sviluppo esponenziale, quasi parlerei anche di ultimi mesi.

    Parlare di venti da uragano fa impressione, perché in Mediterraneo avere a che fare con F11 a salire non è una cosa frequente, ma più che altro per il “giro” di vento e la persistenza del sistema ciclonico e il suo movimento: in buona sostanza è una roulette russa esplosiva, che non ti consente una pianificazione adeguata, o quanto meno classica.

    A noi è capitato di navigare per 12 ore con 54 nodi di vento (in realtà 8 ore + 4 ore a 42), ma come dire, poi è finita… E la direzione quella era, poiché depressione stagionale. Anzi molte volte scegli una depressione per salire, prima che arrivi la stagione del Meltemi.

    Però è capitato più di una volta di stare all’àncora con 45/50 nodi (F10/F11) anche per 3 giorni di fila.

    Poi, nell’ambito di queste definite (da noi) non in modo ortodosso “botte”, abbiamo vissuto raffiche abbastanza prolungate di 65/72 nodi (oltre F12).

    Sappiate che a 60 nodi e oltre l’acqua si nebulizza e la visibilità cade drasticamente a pochi metri; ciò significa che ogni manovra che si volesse effettuare diventa non complicata, ma quasi impossibile. Ecco perché insisto sul fatto che l’ancoraggio non può essere affidato al caso, ma ben studiato, preparato, con una lista di location già testate dove recarsi a dar fondo (o in ultima analisi porti/marina affidabili e ormeggi rinforzati).

    Diversi amici in queste ore mi chiedono consigli in merito, opinioni, oltre il normale interessamento nei nostri confronti, e io rispondo sempre così “stiamo facendo il massimo per prepararci”.

    Cosa significa? Che come in premessa, dato che è almeno una settimana che assistiamo allo spostamento e intensificazione di “Zorba”, abbiamo navigato in un’area dove avevamo baie ad hoc pronte all’uso; ieri, dopo aver compreso che “Zorba poteva invadere la Turchia”, ci siamo recati nella rada di Orhaniye, e abbiamo dato fondo su fango, circa 10 metri di profondità, calando 50 metri di calumo, pronti a darne altri 25 e armare il salmone. Qualcuno ha afforcato, qualcun altro ha appennellato. Altri, ma non condivido la scelta, cime a terra e dove possibile cime a mezza barca riportate a terra.

    Insomma ragazzi, il bravo marinaio deve prevedere la situazione e premunirsi per tempo come può, dopodiché ovviamente non resta che sperare vada per il meglio e che i venti non raggiungano sul serio l’intensità di un Uragano con la U maiuscola: parlo di over 90/100 nodi per ore, circostanza per la quale servirebbe un rifugio antiuragano, o una baia (che volendo ne esistono anche in Egeo, ma ovviamente per pochi e tempestivi fortunati) che possa fornire la possibilità di ancorare su un buon fondale, ma più che altro consenta di portare le cime a terra per ogni galloccia, così da essere tirantati almeno su 4 punti a “ragno”; possibilmente con 1 o più cime di adeguata dimensione a galloccia, assicurate in punti solidi e non taglienti; acqua abbondante sotto la chiglia e timone (per gli eventuali beccheggi e risacche); stessa cosa si può ottenere con 4 ancore e catene: amici l’hanno fatto in Atlantico sopravvivendo a un brutto uragano e… Pregando parecchio.

    Sul web ahimè iniziano a scorrere video di barche sorprese in porto, lasciate sbattere in banchina, qualcuna affondata eccetera: tutte assicurate alla bene e meglio, anzi forse meglio dire lasciate al loro destino. Ed è qui forse la vera differenza. Quando la barca è la tua casa e unico bene materiale della tua vita, non c’è spazio per l’approssimazione o il menefreghismo. Viceversa quando la barca è un oggetto di svago, e per fortuna di molti, uno dei tanti, cosa vuoi che sia per loro la perdita del giocattolo, ne compreranno un altro.

    Comunque per fortuna dagli ultimi controlli meteo, sembra che “Zorba” stia diventando uno “zerbino” , e che si esaurirà verso le Sporadi settentrionali con venti da massimo F8, quindi nulla di spaventoso.

    Noi ne siamo felici, e mai come in questo caso benediciamo la nostra prudenza: stasera per festeggiare pizza!

    Buon vento (delicato però) a tutti.

    Considerazioni post scriptum. Il clima sta cambiando, non sono io a dirlo, ma esperti del settore. Cosa possiamo fare noi? Nulla oramai, tranne continuare a pubblicizzare il nostro punto di vista, che verte a una decrescita sostenibile, un consumo di cose utili e non superflue nella speranza che il fabbisogno energetico si riduca, e con lui l’effetto serra. Insomma fantascienza, utopia. All’atto pratico e realistico, per chi vive e si muove in barca, prestare sempre più attenzione ai fenomeni meteo, sopravvalutandoli piuttosto che il contrario e osservare per quanto possibile la massima prudenza. Aumentare la propria esperienza, imparando da chi ne sa più di noi, e oramai a quanto pare, facendo nostre anche le tecniche tanto note a chi con gli uragani ci convive da sempre. Il mare ragazzi non è un gioco, pur se a tratti lo è e può quindi sembrarlo, non dimenticatelo mai.