Breve aggiornamento sul motore

L’attesa delle varie tessere portanti del domino continua e di base si tratta del motore e dei serbatoi dell’acqua.
Mentre per quest’ultimi ci sono stati solo dei ritardi “umani” per così dire, comprensibili e contemplabili nella normale amministrazione, il motore ha subito un ulteriore stop di natura tecnica: la rottura dello scambiatore di calore dell’olio di cui ho accennato nel precedente articolo.
Avevo promesso difatti di aggiornarvi; ma ve lo dico subito per non tenervi sulle spine: c’è un bellissimo lieto fine.

In fase di test finale presso la Servipol, si è verificato per l’appunto questo ennesimo imprevisto; certo, meglio lì presso l’officina che a bordo di Rebound; e non è il nostro solito voler vedere il bicchiere mezzo pieno, ma un fatto oggettivo.
A quel punto, dopo una ricerca del pezzo da parte del buon Bartosz, stavamo di comune accordo per acquistare il costosissimo ricambio ex novo, quando… “Dammi solo qualche altro giorno Bartosz, provo a verificare io qui in Italia se accade il miracolo”.
Ho sempre pensato che se mi trovassi perso nella vita, avrei potuto reinventarmi come “procacciatore di cose”.

 

La ricerca del pezzo di ricambio

Effettivamente devo ammettere che sono un po’ come un cane segugio e riesco a scovare articoli anche complicati, laddove molti si arrendono; vuoi per fortuna, vuoi la testardaggine, sta di fatto che mi viene davvero bene.
Solo per dire, pochi giorni fa l’amico meccanico Patrizio Babalini (consigliatissimo per chi si trovasse in zona Roma-Fiumicino: e per hobby è anche un bravissimo batterista), al telefono sbraitava con i mille problemi legati al suo mestiere e in particolar modo la difficoltà di trovare un giunto elastico fuori produzione; nonostante avesse incaricato anche un collaboratore molto più giovane e quindi smart di lui con internet.
Morale della favola mi sono fatto dare tutti gli estremi e nel giro di nemmeno un’ora gli ho presentato diverse opzioni: sbalordito mi ha ringraziato quasi piangendo!

Tornando al nostro di articolo introvabile, come primo tentativo mi sono rivolto semplicemente a Subito, noto portale di merce di seconda mano, dove spesso trovo validissime soluzioni; e difatti mi imbatto in un certo Luca che vendeva pezzi, o direttamente l’intero motore Perkins 4.236, gemello del nostro.
Mi metto in contatto con lui chiedendogli solo lo scambiatore di calore, pregandolo però di “non tirarmi sòle” (sòla in romano è il sinonimo di fregatura), girandogli le credenziali del nostro progetto sostenibile.
Ebbene, nemmeno dopo mezz’ora mi richiama entusiasta, proponendomi di sponsorizzare il 3R Project, fornendoci il motore intero! Motore tra l’altro in ottimo stato a cui necessitava solo una leggera revisione (guarnizione della testata).
Avvisato il sig. Bartosz della Servipol del miracolo in tempo reale, questi subito si mette in moto per organizzare il trasporto in Polonia: Imperia-Polonia.
E come in un sogno, in men che non si dica, il “nuovo” scambiatore di calore dell’olio, viene trapiantato dall’equipe del nostro “Christiaan Barnard” polacco, a vantaggio del Perkins di Rebound.

Che dire… non esistono parole per descrivere il generoso aiuto di Luca che da esperto meccanico e uomo di mare, in realtà scopriamo essere anche titolare della nota e storica azienda Pistarino Nautica, punto di riferimento immancabile in Liguria per chi avesse qualsiasi esigenza nautica e iniziata dal nonno nel lontano 1935! Poi proseguita dal suo caro papà e ora da lui; Luca si è anche messo a disposizione per ospitarci presso la loro banchina, allorquando solcheremo le acque del nord Tirreno, alla volta della sua Imperia. Inutile aggiungere che ne saremo felici e onorati.
Pistarino Nautica benvenuto a bordo e grazie di cuore ancora una volta!

 

L’insonorizzazione della sala macchine

In attesa dell’arrivo del motore (finalmente prossimo, tenetevi forte) io e Başak ovviamente non siamo stati a prendere il sole; anzi, come da nostro atteggiamento abbiamo fatto di necessità virtù, dedicandoci a insonorizzare la sala macchine: un po’ come mamma e papà che preparano la stanzetta del prossimo nascituro.
La virtù è stata quella di trasformare i ritardi dovuti ai problemi tecnici del motore, come occasione per lavorare estremamente comodi, cosa che con il Perkins installato sarebbe stato molto, molto più complicato.
E il paragone con la “dolce attesa” non è poi così azzardato, in quanto le cure dedicate a questo fondamentale aspetto, hanno sorpreso noi stessi: d’altronde l’intera filosofia della pazza avventura in cui ci siamo cacciati, si basa sull’atteggiamento Zen e passi lenti se necessari, ma di qualità.
Difatti dopo attente e articolate valutazioni, abbiamo deciso di scommettere sulla nostra intuizione e magari quell’esperienza che oramai non ci fa difetto; ne è conseguita la soluzione seguente:

  • in origine la sala macchine di Rebound era insonorizzata tramite pannelli di caucciù pesante dello spessore di 4 mm e pannelli morbidi di circa 40mm del classico, quanto inefficace, materiale spugnoso; più una retina di alluminio a tenere il tutto.
    Del vecchio allestimento abbiamo mantenuto solo lo strato di caucciù, rtienendolo senz’altro valido;
  • dopodiché avremmo potuto affidarci direttamente ai pannelli fonoisolanti forniti da Nauticapiù di Manicini Marco, dello spessore di 28mm; parecchio pesanti perché di materiale misto (fibra di vetro, poliuretano, EPDM, ecc.: qui tutte le specifiche); ma non ci bastava.
    Avendo parecchio spazio in termini di profondità, generata dall’intelaiatura di legno che potete vedere nel video a fine articolo, abbiamo scelto di applicare prima un materiale non prettamente nautico, ma decisamente efficiente: l’Armaflex AF della nota casa Armacell.
    Si tratta di uno strato di 19mm adesivo a base neoprenica, ma dotato di capacità antimicrobica (quindi ottimo per l’umidità) e soprattutto autoestinguente: prove empiriche alla mano fatte da noi stessi con alcuni campioni.
  • solo poi abbiamo applicato i 28mm di fonoisolante nautico;
  • la poca aria tra i pannelli e telaio di legno è stata “nastrata” con una striscia adesiva in alluminio ma del tipo in tessuto; nulla a che vedere con il modello più noto: se interessa eccolo qui;
  • e a chiudere (letteralmente) pannelli di compensato marino da 12mm e dove non possibile (curvature o semplice rivestimento di tenuta) da 4mm.

La scelta del legno per 2 motivi:

– il primo è che lo spessore 12 ci garantisce la possibilità di avvitare ogni attrezzatura o accessorio tipici di una sala macchine;
– il secondo per sostituire i molti “tiranti” che avremmo dovuto comunque applicare, avvitandoli sui pannelli (e quindi “bucandoli”), atti a scongiurare eventuali possibili distaccamenti dell’adesivo, special modo in un ambiente molto caldo come quello della sala macchine.
– E non ultimo per una questione estetica di non poco conto. Cosa che ci ha permesso di passare poi alla verniciatura con 3 mani di smalto all’acqua, scegliendo il colore crema del futuro Perkins in arrivo; a cui sono seguite 2 mani (forse ne daremo anche una terza) di trasparente all’acqua bicomponente ingifugo.
In questo modo avremo una zona tecnica pulita, lavabile, bella da vedere e senz’altro luminosa; il che non guasta assolutamente, il giorno in cui si dovessero mettere le mani sul motore o altro (speriamo solo per accarezzarlo…).

In conclusione la cameretta allestita su Rebound, accoglierà il neo-nato Perkins, con ben 63mm di “amorevole coibentazione genitoriale”.
Non resta che attendere la prova finale, certi che questo po’ po’ di lavoro, riuscirà a contenere il ruggito del leone.

Godetevei il video e… Reuse, Reduce, Rebound!

 

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