E dissalatore fu
Perché è importante il dissalatore a bordo
La nostra esperienza di liveaboard iniziò nel classico modo: acquata attraverso taniche o rifornimento in banchina.
Dal momento che noi abbiamo odiato sin da subito la vita di porto, rare sono state le volte che comodamente utilizzavamo la manichetta; e bisogna dire a ragione, poiché non è che la canna dell’acqua messa a disposizione dal benzinaio, o del marina di turno, siano “tubi santi e immacolati”: portarsi nei serbatoi acqua sporca credo non sia il sogno di nessuno.
Sì è vero, quando si ormeggia per giorni chiaramente si tende a utilizzare la manichetta di bordo che, crediamo, essere perfettamente pulita; se non fosse però che rimane più un’illusione che una sacra verità.
L’alternativa è quella di installare un filtro depuratore al circuito; ad esempio un sistema tipo questo; ma il mio consiglio però è quello di inserire il filtro non in prossimità dell’attacco del rubinetto di rete, come vedo di frequente fare (certo più comodo), ma bensì proprio alla fine del circuito, lasciando uno spezzone di tubo da 50/100cm, facile da ispezionare, pulire o in estrema ratio, sostituire periodicamente (prego 10€ per la dritta, da versare come donazione del 3R Project 😁).
Ma quando si fa vita di rada come noi?
La vita di rada
Bè questo è un altro paio di maniche.
Svegliarsi al mattino in una rada poco affollata o, come ci è capitato spesso, soli immersi nella natura, non ha prezzo… anzi no ce l’ha ed è l’acquisto di un impianto di dissalazione affidabile.
All’epoca di Yakamoz e proprio all’inizio quando ancora vivevamo lungo il fiume Tevere, tra le mie mille esperienze intrapresi la strada dell’installatore di dissalatori; che fu più una boutade che un vero mestiere, in quanto d’accordo io e il mio caro amico Manuel (attuale sponsor con lucidivia.com e dealer ufficiale dei migliori dissalatori, ovvero gli Spectra: strano il destino eh!) partecipammo a un corso professionale; ed è storia il fatto che installammo insieme il nostro primo dissalatore regolarmente remunerati; e che poi installai il mio di dissalatore sulla fidata Yaka; e che continuai a fornire consigli e assistenza quando se n’è presentata l’occasione; ma da qui ad affermare di essere stato un installatore d’esperienza ce ne passa ampiamente.
Ebbene la premessa era d’obbligo perché sebbene all’epoca non navigassimo nell’oro, compresi subito l’importanza e l’affidabilità del marchingegno americano, oltre il non trascurabile fatto di acquistarlo con lo sconto riservato agli installatori.
Ma dopo qualche anno di utilizzo, ad ogni occasione ne benedicevo l’acquisto ritenendolo oramai come indispensabile per una vita di bordo estremamente libera e senza vincoli. Difatti il nostro primo modello ci consentiva di produrre 25 litri l’ora, solo con le batterie di bordo che a loro volta venivano ricaricate con i pannelli fotovoltaici.
Non so se riesco a rendere bene l’idea: acqua potabile dal mare a costo energetico zero e da fonti rinnovabili. Il massimo dell’autonomia e dell’ecologia. Il tutto grazie alla tecnologia degli Spectra, ovvero una pompa a recupero di energia di loro brevetto esclusivo, che consente detta produzione con soli 8Ah a 12volt: incredibile!
Veniamo ad oggi e le nuove esigenze di dissalazione
Rebound dispone di serbatoi più grandi rispetto a Yakamoz, quasi il doppio, ovvero circa 450/500 litri (dobbiamo ancora verificare con esattezza). Per riempirli a modino e più che altro avere maggiore autonomia, special modo in inverno (paradossale vero!) quando la doccia viene fatta interamente nell’apposita cabina, senza ricorrere all’acqua di mare; o per i nuovi WC elettrici della Tecma di cui ho parlato qui; più varie ed eventuali; e proprio grazie alla precedente esperienza, ci eravamo resi conto che 25lt/h fosse una produzione per noi un po’ al limite: e comunque siamo andati avanti così per bene 12 anni!
Ma ora che dovevamo rifare tutto da zero, gradivamo provare ad accedere ad una produzione doppia: oltre 50lt/h.
Il problema erano i soldi. Nonostante la collaborazione di Lucidivia nell’offrirci al prezzo lui riservato il nuovo dissalatore, lo Spectra Cape Horn 330 da 52lt/h ci sarebbe costato almeno 10k€; per non parlare del Catalina 340, più tecnologico e leggermente più costoso.
Insomma, sebbene siano soldi che chiunque fosse in grado di tirar fuori, li benedirebbe ogni giorno che passa (l’affidabilità e la qualità dei materiali sono al TOP, fidatevi: so davvero di cosa parlo), per la nostra tasca diventava un’emorragia troppo pericolosa; quanto meno oggi, visto lo stadio dei lavori di Rebound.
Sta di fatto che non avremmo rinunciato facilmente al nostro dissalatore (al costo di cambiare brand, come ultimissima spiaggia) e alle nuove esigenze di produzione d’acqua.
Claudio de Rosa, il nostro benefattore
Nonostante la mia fama di cane da segugio, ovvero la capacità di scovare tutto ciò che serve in ogni anfratto del web e non solo, stavolta la partita si dimostrava davvero ardua.
Perché sul mercato dell’usato, nostro aprioristico riferimento principale, Spectra usati praticamente sono una chimera. Si possono trovare molti dissalatori, ma non questi: a dimostrazione e conferma della fama consolidata negli anni.
Solo una volta qualcosa usci, dietro segnalazione del caro Manuel sempre all’erta per noi, ma sul mercato americano: annuncio durato 1 millisecondo e in ogni caso improponibile per noi (costi, trasporto, dazi, incognite, ecc.).
Per quanto non passasse occasione da mesi che io non scandagliassi ogni dove, Spectra usati nemmeno l’ombra.
Un po’ rassegnati e pronti, quando sarebbe stato il momento e se ne avessimo avute le capacità economiche, ad acquistare il nuovo Cape Horn o Catalina che fosse, ecco il miracolo!
Un giorno inserii una parola chiave differente dall’usuale, e invece della semplice “Spectra” e “dissalatore”, o al limite “desalinatore”, scrissi “desalinizzatore”: booom, scovata la chimera! E Giampaolo si conferma segugio tra i segugi.
Ecco l’annuncio tanto anelato, nascosto nei meandri di una parola chiave inconsueta: Cape Horn 330 usato, 3.500€. Spettacolare… ma senza una foto che fosse una.
Non potevo ancora cantar vittoria.
Contatto subito il venditore, il quale non rispondeva a nessun mio messaggio inviato tramite un noto portale di compravendita italiano; e purtroppo nessun altro riferimento.
Dopo oltre un mese di tentativi, mi viene un’idea: cerchiamolo sul famoso social network. Nulla di nulla.
O meglio usciva una persona che dalle informazioni mi sembrava poco attinente alla passione velica; però il nome coincideva con la città di Pisa, la stessa indicata nell’annuncio.
Per farla breve gli chiedo amicizia e mando un messaggio tramite il noto social; e lì dopo pochi giorni si svela l’arcano: l’annuncio l’aveva inserito il figlio, Maurizio, per conto del padre, assolutamente fuori dai circuiti virtuali.
Da lì in poi eccomi a scambiar mail e messaggi con Claudio de Rosa, il quale venuto a conoscenza del nostro progetto prende una decisione che non gli farà mai abbastanza onore: “caro Giampaolo voglio partecipare al vostro bellissimo progetto di recupero, per cui non ve lo regalo, ma vi chiederò una cifra simbolica”. Cari amici fidatevi, ce l’ha praticamente regalato.
Tra l’altro successivamente scoprimmo che le affinità erano molte. Claudio fece costruire una bellissima barca in alluminio, la Melampo (il cane della famosa fiaba di Collodi) di cui ne parla ancora con tanta passione: in Italia sappiamo bene tutti quanto sia rara la scelta della magica lega.

Ora ha scelto una vita decisamente più comoda, a bordo di un catamarano; ed ecco il perché di esigenze differenti in termini di litri da dissalare, cosa per cui il Cape Horn risultava per lui sottodimensionato.
Portiamo il dissalatore a bordo di Rebound… ma come?
Come premesso ancora era troppo presto felicitarsi, perché rimanevano 2 incognite: il trasporto senza danni e il collaudo per verificare a quanto ammontasse un’eventuale manutenzione/riparazione; ma Claudio garantiva il continuo e corretto uso e manutenzione, sempre effettuata tramite tecnico ufficiale Spectra. Non poco direi.
Ed ecco che subentra un’altra incredibile casualità: l’amico Alessio, sempre pronto ad aiutarci, si trovava casualmente in quel di Lucca per motivi di lavoro; e considerando che era appena atterrato da Sharm, dove risiede da tempo, il destino sembrava volerci dire “ragazzi, partecipo anche io al 3R Project”.
Alessio che a sua volta si occupa di addolcitori con la sua Puritalia, altra azienda serissima, si mette a disposizione per andarlo a ritirare da Claudio a Pisa e provvedere a spedircelo a Crotone, debitamente imballato: e occupandosi di impianti simili, non c’era alcun dubbio sulla qualità dell’imballo.
La foto dell’articolo ritrae per l’appunto i nostri due eroi: Claudio a sinistra, Alessio a destra.
E fu così che in men che non si dica, ci siamo ritrovati il dissalatore dei nostri sogni come un regalo di Natale anticipato.
Collaudo del dissalatore
Ed eccoci alla prova del fuoco, quella che potrà decretare il successo o meno dell’operazione fortunata.
In questo ci viene ovviamente in aiuto il bravo Manuel, lui sì esperto installatore Spectra, il quale si è messo a disposizione sin dall’inizio per capire se il Cape Horn di Claudio, potesse avere dei potenziali problemi effettuando per così dire una preliminare verifica teorica; dopodiché, pur considerando la mia esperienza, mi ha aiutato non poco a rinfrescare concetti e aspetti tecnici di installazione importanti.
Uno tra questi la libertà di posizionare il corpo pompa clark-membrana “a fantasia”: difatti non solo ho fissato il dissalatore in verticale, ma persino un po’ obliquo; di modo da sfruttare al meglio la parete in sala macchine che già avevo in mente di dedicargli; solo che ricordando il mio 25lt, non mi aspettavo 110cm di bazooka da gestire; ma grazie alla versatilità del prodotto, come detto ho stravolto la classica posizione.

Un problema ce l’avevamo con la corrente, dato che l’impianto elettrico è ancora tutto da iniziare e l’unico trasformatore 220V/12V non ce l’avrebbe fatta con l’amperaggio: il Cape Horm esige circa 18Ah, e con una sola pompa 9Ah, troppo al limite per il nostro – di Manuel – 10Ah.
E qui mesi prima, in previsione di ciò e di altre utenze-prova, Manuel ci diede un prezioso consiglio: “compra il caricabatterie della Victron IP22 BlueSmart; costa poco e lo dedichiamo alla sola batteria motore (il perché lo spiegherò in seguito); ma all’occorrenza tramite impostazione in Bluetooth, diviene un ottimo trasformatore da 15Ah”.
E grazie anche al sempre presente Nauticapiù, diveniamo felici possessori di questa diavoleria tecnologica.
Anche qui la faccio breve. In costante contatto con Manuel eccomi al giorno del collaudo.
Non nego una certa apprensione; che nel caso di Başak si trattava di vera e propria ansia.
Ma quando ho acceso la prima pompa, il suono magico che ne è uscito, ci ha riportati indietro nel tempo; a quella tipica cadenza del nostro Spectra, che segnava la regolarità di funzionamento e, parole di Başak, tanto conciliava il suo sonno!
Perfettamente funzionante.
Dopo aver inserito il glicole per invernarlo nuovamente, abbiamo finalmente esultato.
Cari amici per noi Babbo Natale è già passato e non c’era miglior storia da raccontarvi se non questa.
Ma cosa dimostra Claudio de Rosa, a cui vanno ancora una volta i nostri più sentiti ringraziamenti? Che nonostante il periodo storico non certo felice in cui versa l’umanità, in realtà c’è ancora tanta gente ricca di cuore e che si dimostra sensibile alle passioni e al romanticismo.
“Moitessier” ci catturò anni fa, proprio grazie alla solidarietà ricevuta in ogni dove e raccontata come solo lui era in grado di fare; pensavamo fosse un mondo oramai estinto; e invece no, il 3R Project ha qualcosa di affascinante e che evidentemente in qualche maniera rievoca negli animi dei nostri benefattori, ciò che leggevamo negli scritti del navigatore francese.
Non ce l’aspettavamo, devo essere molto, ma molto sincero; invece stiamo incontrando tanti Claudio de Rosa e dei quali ho parlato e continuerò a farlo (ad esempio il nostro ultimo sponsor è la Compensati Toro – altra bellissima storia – a cui diamo un caloroso benvenuto); forse sarà il mare e ciò che evoca; forse sarà il bisogno di sognare attraverso di noi; o forse l’esigenza di partecipare al messaggio che stiamo provando a portare avanti; non saprei davvero, ma è tutto molto bello e io e Başak ci stringiamo forti a voi, cari e generosi amici, augurandovi Buon Natale e felice Anno Nuovo.
E non dimenticate che se volete fare un regalo gradito, non c’è di meglio che un buon libro: ecco qui i miei lavori, per soddisfare cari, amici e anche nemici 😁.
Godetevi il video e sempre Reuse, Reduce, Rebound
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GRAZIE IN ANTICIPO A TUTTI VOI












Mitico Claudio e mitici voi. Forza Rebound, tutti ti vogliono vedere veleggiare
Grazie Alberto, ce la mettiamo tutta e a quanto pare anche i nuovi e vecchi amici
ciao a voi.
io ho venduto la barca data l’etò di Ivana e la mia.
quando la fatica supera il gusto……
siamo ambedue sugli 80 !!!!!
in tutti i modi un abbraccio ate e un bacione a bashak.
Renatoooo, zio Renato. Carissimo.
Ma voi non siete due 80enni qualsiasi, potevate tirare almeno per altri 20 anni 😊
Non posso nascondere che la cosa mi rattristi, in quanto voi eravate (e siete) un’icona della nostra avventura; tuttavia comprendo e approvo: ho sempre sostenuto anche io che sogno di ritirarmi come i migliori boxer, all’apice del successo.
Non vorrei mai essere un pericolo per gli altri e i miei cari.
Per cui ben fatto e ora vi godrete una lunghissima altra parentesi della vostra magnifica e piena vita.
E quando vorrete fare un salto su Rebound a darci una mano, sarete ovviamente i benvenuti
Un abbraccio carissimi zii acquisiti🤗
Evvai, senti come frulla!!
Grande Ale! Frulla anche grazie a te
..oserei dire che per il “desalinatore” entra in gioco il numero….23 !!!!
Continuate sempre così :))
ahahah sempre forte sei e grazie per il tuo sostegno