Vino francese

    Innanzitutto chiedo scusa ai lettori e frequentatori della piattaforma per questa imperdonabile assenza, ma credetemi è stato a causa di forza maggiore, leggi mancanza di tempo. Per assurdo che possa sembrare, la realtà di chi “cambia vita” è tutto tranne che un sollazzarsi al sole a pancia all’aria: a meno di esser ricchi di famiglia.

    Bene, e ora dritti al punto. Mai mi era capitato di bere un vino francese da 50 e passa euro! Neanche quando mi trovavo dall’altro lato della barricata consumistica.

    Poteva capitarmi vivendo a basso budget? Precisamente.

    In mare diversi sono i resoconti di aiuti prestati al prossimo, a fronte dei quali questi regalano una bottiglia et similia. A me era capitato al massimo un sentitissimo “grazie”.

    E si che ho salvato più di una barca a scogli, nel mentre lei era libera all’àncora con 30 nodi e vuota di equipaggio alla deriva per un non corretto ancoraggio (andate a ripassarli a proposito). Recuperato più di un tender, in alcuni casi anche costosi. Andato in soccorso di una moto d’acqua per guasto tecnico: interessante fu la scena di me a bordo del fedelissimo “Walker Bay” a remi, trainare una potentissima “Yamaha”. Ma ripeto mai atti di riconoscenza oltre quelli verbali. Non che mi aspetti altro, e difatti continuo nell’imperterrita operosità solidale verso gli altri marinai… Oddio, spesso non proprio tali, piuttosto diportisti della domenica alle prese con la loro inesperienza.

    Stavolta invece ho fatto 13!

    La situazione è questa, isola di Rodi, noi in entrata a una baia molto piccola dove trovano spazio appena 3-4 barche, possibilmente cime a terra e con fondale sabbia misto a sassi: pessima situazione, dove raramente ci andiamo a cacciare; ma avevamo ospiti e per anche altre questioni era un appuntamento irrimandabile.

    Ok, noi procediamo come sempre, scelta del posto più giusto possibile, io a prua per scorgere la zolla migliore priva di sassi, fondo, retro e l’àncora fa testa.

    Nel frattempo accanto a noi un Grand Soleil era in procinto di salpare, barca con bandiera maltese che avevamo già incrociato a Lindos, e che per poco non finiva in banchina per una manovra avventata: anche lì presi loro una cima dato che eravamo sbarcati per la cena e la coincidenza ci fece incontrare.

    D’accordo ora invece l’àncora non viene su e la prua quasi si inabissa per lo sforzo del verricello: ovvio che hanno preso una roccia.

    Neanche il tempo di spegnere il nostro Yanmar che mi tuffo con maschera e boccaglio per verificare il da farsi. In tali circostanze la prima cosa da fare per l’appunto è di prendere un bagnetto per capire la situazione, special modo se l’acqua è calda, chiara e con una profondità di 5 metri. Il fatto che l’armatore non avesse ancora provveduto da 10 minuti, limitandosi ad andare avanti e indietro con la barca e sforzando il povero verricello, (oltre l’episodio del giorno precedente), mi fa capire che ha bisogno di qualche altro miglio sotto la chiglia. L’esigenza di aiutare in questo caso scatta, diciamola tutta, anche per evitare contatti indesiderati per un’errata manovra, visto il vento, gli spazi ristretti e l’imperizia: un classico caso di coincidenza tra solidarietà e opportunismo.

    L’àncora è a posto, è la catena ad aver girato intorno a un masso. Nulla di che quindi, riemergo e do le giuste indicazioni al timoniere per manovrare liberandosi finalmente dall’incresciosa situazione.

    Ciao, ciao e buon vento.

    Ma con mia grande sorpresa dopo aver recuperato ferro e catena, invece di andar via, manovrano in retro verso la murata di Yakamoz (…): AIUTO! A poppa, una gentil donzella, probabilmente russa e penso la più esperta del gruppo, con in mano una bottiglia di “Chatò funsfansiss cresciànd del ‘38” e un caloroso “GRAZIE” (conoscevano anche l’italiano). La prendo al volo (non la russa) e ringrazio commosso per il gesto augurando loro con maggior impeto un buon proseguimento di vacanze (speriamo).

    Lì per lì non avevo dato troppo peso alla cosa, leggendo distrattamente il nome che mi portò per l’appunto a scherzare sull’etichetta. Solo dopo qualche giorno, quando soli in pozzetto e senza ospiti ci trovavamo io e Başak a goderci il meritato riposo, volendo gustarci questo vino sicuramente da discount, incuriosito da cotanto nome “Chateau Rieussec Sauternes” e in particolare dall’anno, 2004, mi resi conto che “Google” forniva risultati sconcertanti.

    Quasi tremando e con doveroso rispetto stappai la bottiglia festeggiando il nostro primo vino da 50€.

    Santé!