Dopo le saldature e un comprensibile periodo di grazia e appagamento, ci siamo rimessi in marcia per continuare questa crociata faticosa ma lodevole.
Due righe su quanto appena affermato.
Più andiamo avanti e più ci rendiamo conto dell’importanza del nostro progetto; pur con tutti i limiti della cosa e dimensione: ma sì, siamo orgogliosi di diffondere giorno dopo giorno, un messaggio di Rinascita (Rebound), attraverso il Riuso e la Riduzione.
Crediamo fermamente che il mondo debba invertire rotta, fare un passo indietro e ricominciare da dove abbiamo sbagliato. L’obiettivo? Crescere economicamente in modo sostenibile!
Effettivamente inizio a ripudiare il termine “decrescita”, in quanto fuorviante e preso facilmente di mira dagli oltranzisti; qui non si tratta di de-crescere, ma di Crescere sul serio, materialmente e moralmente; discorso complesso ora e che ho comunque affrontato, spero in maniera esauriente, nel mio ultimo libro “Si deve fare”.
Pertanto preferisco definirmi “crescista sostenibile”. Ed è bene che i giovani comprendano tutto ciò, così come l’importanza di far propri gli insegnamenti delle vecchie generazioni, epoche in cui le cose si recuperavano, si riparavano; sia perché nuove magari non ve n’erano facilmente e a porta di mano come oggi; sia perché nel caso, il notevole costo ne testimoniava la durevolezza e non la bestemmia odierna dell’obsolescenza programmata.
Beni di lavoro o meno, venivano prodotti per durare nel tempo. Poi abbiamo smarrito la strada. Ma è da qui che dobbiamo ripartire se vogliamo rinascere, risorgere, appunto.

 

Lavori

Ebbene lungo il corso delle ultime settimane ci siamo divisi tra “eventi crotonesi”, volti anche alla nostra causa e diversi lavori incombenti.
Uno tra questi è stato quello di tagliare gli ultimi serbatoi strutturali… stavolta delle acque nere.
Il crescendo di profumi specifici, andava di pari passo solamente con la visione idilliaca di escrementi ridotti in pergamene e pallette varie, visti gli oltre 12 anni di inutilizzo.
Dato che ho affrontato un girone dantesco, il minimo che voi lettori possiate fare è quello di schifarvi almeno nel leggere e immaginare.
Dunque dopo aver scoperchiato i serbatoi, ho iniziato rimuovendo il grosso con il mio fedele Multimaster.
La scena è la seguente: io in tuta da pittore, maschera del tipo anti radiazioni e guerre batteriologiche, cuffie antirumore e guanti resistenti non tanto a rischi meccanici, quanto alla pioggia dei materiali di risulta che piovevano dalle “pareti e soffitti”; aggiungiamo temperature ancora troppo estive, qui in Calabria, ed eccomi a soffrire stoicamente, asciugandomi il sudore ogni 3 per 2 e cambiando la maglietta intrisa di fatica, almeno ogni mezz’ora.
Poi, terminata l’operazione sgrossante, sono passato al trapano e spazzole d’ottone varie per la pulizia più minuziosa.
Qui si è aperta una nuova fase, poiché il grosso, benché puzzolente e visivamente impattante, non è stato nulla al confronto della polverizzazione di un misto guaina butilica (ricordate la guaina dei serbatoi dell’acqua? Ecco il video per chi l’avesse perso) e il ben di Dio di cui sopra: santa maschera e santa tuta.
Il tutto procedendo persino con un lavoro di cesello, grazie al mio raschietto di forma a unghia, utilissimo per arrivare là dove l’utensile meccanico non può: consigliatissimo; tra l’altro credevo fosse l’ennesima fesseria made in China e temevo ad esempio il dado si svitasse alle prime operazioni; invece si è dimostrato incredibilmente solido, ben fatto e efficace; voto 10!
Inutile dire che al termine di ogni sessione lavorativa, pausa caffè, pranzo e bye bye di fine giornata, l’operazione di pulizia corporea avveniva a mo’ di operatore laboratorio di ricerca patogeni altamente pericolosi; ovvero soffiatura tramite compressore, svestizione tuta, lavaggio mani, faccia e testa con sapone del tipo DDT-Idraulico liquido; ulteriore soffiatura finale.
Questo per oltre una settimana.

Nota tecnica. Il taglio del coperchio è avvenuto rispettando una cornice adeguata, di modo da garantire la continuità strutturale delle ordinate e dei correnti-longitudinali; ciò chiaramente comporterà dei serbatoi più piccoli, che però entrando in comunicazione con i 3, per modo di dire principali, porteranno il totale dell’acqua alla bellezza di quasi 600lt! Direi più che sufficienti per una vita di bordo confortevole.

 

Serbatoi nuovi in arrivo

Sta di fatto che il lavoro adesso è terminato, serbatoi prima sporchi e puzzolenti, ora profumati e luccicanti (davvero), pronti ad accogliere il lavoro della Pulimec.
Infatti nei giorni passati insieme a Luca (titolare della Pulimec) abbiamo avuto un intenso scambio di corrispondenza, legata ai progetti dei serbatoi; dovendo tener conto delle forme dello scafo specifiche e differenti a ogni mezzo metro (la pancia man mano si allarga e restringe in vari modi), e dei tipici servizi necessari (imbarco acqua, dissalatore, comunicazione, sfiati, presa d’acqua, sensori, tappi di ispezione), i particolari del disegno e dimensioni sono cambiati frequentemente.
Alla fine della fiera Luca, per tagliare la testa al toro, ci ha inviato una dima di cartone (tagliata dal plotter e seguendo fedelmente il disegno), grazie alla quale sono emerse altre criticità poco calcolabili in fase teorica: chiaro, anche noi avevamo realizzato una dima, ma mai precisa come quella generata dal sw della Puimec.
Insomma, parecchio lavoro anche qui, ma finalmente siamo arrivati a premere il pulsante: al momento attendiamo il primo serbatoio, quello pilota, pieno di portagomma e ammennicoli vari, così che potremo verificare concretamente eventuali altri aggiustamenti o se dare il semaforo verde per i rimanenti 5.
Giusto per darvi un’idea della follia (e dei retaggi dei miei studi tecnici) 😅:

serbatoi acqua nuovi barca

Nota tecnica. È tutto difficile, sul serio! Le vecchie paratie anti sciabordio faranno da divisori (N.B. I nuovi serbatoi pure avranno le paratie), ma i portagomma dovranno superare paratie longitudinali che verranno forate con punta a tazza, di modo da far sbucare i vari portagomma frontali; poi dovremo isolare la base di appoggio dei serbatoi, per mezzo di un tessuto sintetico e/o schiuma poliuretanica impermeabile, al fine di impedire sbattimenti e possibili danneggiamenti agli stessi; successivamente li fisseremo ulteriormente con piattabande di alluminio e/o classiche cinghie di carico; come già anticipato saranno 6 serbatoi su misura, differenti uno dall’altro, chi più, chi meno e 2 terranno conto persino di zone specifiche (una saldatura a piramide e un tubo di passaggio cavi) per le quali Luca realizzerà sezioni negative ad hoc.
Alla luce di quanto appena descritto, e certo manchi qualcos’altro, il segno della croce è d’obbligo.

 

Momento di felicità: arrivate la valvole

Başak è una ragazza speciale, questo oramai è noto a tutti; solo che farle un regalo è altrettanto complicato. Ricordo la mia preoccupazione appena fidanzati, per via dei suoi 26 orecchini: quanto mi sarebbe costata ogni volta una parure completa!
Nel tempo le cose sono migliorate e adeguate ai suoi sogni attuali… complicando ulteriormente la questione.
Ma stavolta ho intuito perfettamente le esigenze della marinaia: ecco perché le ho regalato una scatola intera di valvole Trudesign, un vecchio sogno e che avevo promesso di esaudire.
La valvola da mezzo pollice può essere utilizzata alla bisogna anche come anello: Başak ne è stata entusiasta (santa donna). D’altronde si sa, una Trudesign è per sempre!

una valvola è per sempre

Nota tecnica. Indecisi tra le Randex e le Tru, abbiamo optato per il top. Non che le prime non siano di qualità, al contrario e le abbiamo avute su Yakamoz per molti anni senza alcun problema; ma non ho mai amato il fatto che i portagomma fossero di semplice polipropilene, invece che dello stesso materiale delle valvole, ovvero polipropilene rinforzato con fibra di vetro.
Le Trudesign invece sono coerenti in ogni accessorio (nylon rinforzato con fibra di vetro), oltre che note per essere molto, molto resistenti (-40°/+110°, e resistenza meccanica a prova di mazzate!): per cui, benvenute alle valvole Top al mondo, benché dalla lontana Nuova Zelanda, e incrociamo le dita a che possano servirci egregiamente almeno quanto le amate Randex.

 

Conclusioni

I lavori vanno avanti, meno velocemente di quanto sperassimo e questo per via di ritardi ciclopici di natura tecnica di cui parlerò successivamente.
Cionostante non possiamo lamentarci troppo; la terra calabra ci coccola, i nuovi amici di pari passo e Rebound sta ricevendo il massimo delle attenzioni, puntando alla qualità assoluta, nonostante i nostri limiti.
Su quest’ultimo punto non posso che ringraziare i nostri sponsor, sempre presenti e competenti: è per merito loro se riusciamo a puntare sempre al top delle cure necessarie a questa barca piena di energie positive; evidentemente percepite anche dalle nostre aziende.

Reuse, Reduce, Rebound

 

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