I nuovi serbatoi dell’acqua e la loro storia
I vecchi serbatoi dell’acqua
Per chi non avesse visto i video specifici, risalenti oramai all’inizio dell’avventura del 3R Project (potete vederli qui), riassumo brevemente i motivi per cui abbiamo dovuto scegliere questo importantissimo upgrade.
Rebound ci ha riservato alcune sorprese di cui avremmo fatto sinceramente a meno, inutile nasconderlo.
Nulla che non si potesse rimediare o persino migliorare, ma senz’altro i serbatoi dell’acqua hanno costituito un grosso problema.
La prima cosa che facemmo fu quella di svuotare i serbatoi pieni di acqua dolce-piovana-altro, mista a gasolio; in più una zona di questi era stata adibita a serbatoio acque nere…
Una volta svuotati la sorpresa: ci trovavamo di fronte a una impermeabilizzazione a mezzo guaina butilica-catrame-non saprei, impossibile da rimuovere con semplici spatole o altri mezzi anche chimici. Come potete “ammirare” da questo video, la povera Başak dovette rimuovere l’ignobile materiale con il Multimaster (decanto spesso l’utilità dell’utensile, insostituibile in barca) e tanta, tantissima pazienza e rassegnazione.
A me toccarono invece i serbatoi acque nere: altra esperienza da raccontare ai posteri.
Asportare il catrame era necessario in quanto varie zone erano danneggiate e francamente sapere che l’acqua dolce, bevibile all’occorrenza (certo magari con adeguato sistema di filtraggio), sarebbe venuta a contatto con tale schifezza, ci generava ribrezzo.
Solo che non immaginavo quel che ne sarebbe scaturito.
Taglio dei serbatoi strutturali
Il “catrame fu galeotto”: già l’idea di avere serbatoi strutturali dell’acqua non ci piaceva (tipica soluzione tecnica di quegli anni, oggi abolita o addirittura credo fuori norma: nel senso che i cantieri non possono più produrre imbarcazioni con serbatoi strutturali. Chi ha avuto ha avuto…); e trovandoci davanti la necessità di rimuovere la sostanza stupefacente (nel senso che si stupivamo di come avessero potuto pensare una cosa simile), ad un certo punto la scelta drastica: si tagliano e via! (Qui ci starebbe bene una musica tipo la 5a di Beethoven).
L’operazione si rese inevitabile per tre motivi:
- pulire accuratamente ogni angolo di alluminio;
- ispezionare quindi lo stato delle lamiere sottostanti il catrame;
- creare le zone adatte per inserire nuovi serbatoi di polietilene realizzati su misura;
Già avevamo capito fosse una strada di non ritorno, rischiosa e farraginosa, il perché è presto spiegato.
Apportare modifiche a qualsiasi cosa che viene definita “strutturale” comporta dei rischi e delle contromisure adeguate; e così infatti procedemmo.
Dopo esserci consultati con un progettista e il buon amico Giancarlo, ex costruttore di barche in alluminio, ne approfittammo per rimuovere 2 paratie antisciabordio che facevano da struttura di rinforzo delle ordinate e che si erano svergolate.
Vennero sostituite dal bravo saldatore della Metalsud di cui vi invito a vedere l’opera d’arte che ha realizzato (qui il video), con altre due più spesse (da 8 mm invece che 6 mm); e prevedemmo 4 piattabande (poi divenute 5 per mia scelta) da imbullonare una volta dentro i nuovi serbatoi.
A proposito, diamo un caloroso benvenuto proprio alla Metalsud come 11° sponsor: la famiglia si allarga e noi siamo onorati di essere accompagnati in questa avventura da persone, prima che aziende, competenti e sensibili al progetto. Alla via così!
Insomma un bel lavoro che andava a migliorare la situazione originaria.
Ma i serbatoi di polietilene?
Realizzazione dei nuovi serbatoi dell’acqua in polietilene
Oggi il polietilene è il primo materiale adoperato per la costruzione dei serbatoi dell’acqua dolce, nella nautica da diporto, seguito dall’acciaio inox.
Sono più leggeri, facilmente sagomabili dal produttore, igienici e paradossalmente facilmente riparabili con la giusta tecnica e un po’ di calore.
L’esperienza con l’inox invece è stata pessima: gasolio o acqua che sia, con gli anni iniziano a corrodersi (anche un buchetto basta); sbarcarli per la riparazione può essere un problema e la saldatura tende comunque a non risolvere definitivamente. Si dice, a ben donde, che è inutile perderci tempo a ripararli.
Entra in gioco Luca Campione della Pulimec.
Ci colpì subito la dichiarazione “impatto zero” presente sul suo sito: fu amore a prima vista data la natura del nostro progetto!
La filosofia Impatto zero della Pulimec è quella di privilegiare la riparazione (Reuse); difatti spesso ridanno vita a serbatoi di vecchie barche o automezzi (camion, trattori e via dicendo) spesso introvabili; capimmo subito che saremmo andati d’accordo, in quanto Luca è una persona davvero speciale e competente; un imprenditore di quelli di una volta, quando la parola lavoro andava a braccetto con serietà.
Inventiva e volontà di trovare soluzioni sono stati gli aspetti che più mi hanno colpito durante 2 anni di collaborazione e “sofferenza”.
Sì non è stato facile, per nulla e confesso che altre persone avrebbero desistito (per fare cosa però?!) al primo intoppo.
Le difficoltà di un lavoro su misura
Realizzare serbatoi su misura non è un’operazione semplice, special modo quando le misure sono irregolari.
E qui parlavamo di ben 6 serbatoi uno diverso dall’altro, poiché insistono negli spazi delle costole della barca che ovviamente non hanno una linearità, ma si modificano ogni 39 cm sia in lunghezza che inclinazione: immaginate la forma di una “pancia” che ha il suo movimento “sferico”; dividetela in tante sezioni e capirete il problema.
La prima cosa fu quella di realizzare delle dime di cartone, le più fedeli possibili, atte a replicare le sagome dei futuri serbatoi.
Dopodiché seguirono misure prese per difetto (va sempre calcolato meno per evitare brutte sorprese).
Il tutto spedito alla Pulimec, dove vennero traferiti tramite AutoCad sul computer.
E lì iniziò la fase della vera e propria progettazione.
Calcolare il sistema di comunicazione dei 6 serbatoi, il dimensionamento dei portagomma; il punto di carico del serbatoio pilota; l’ingresso del dissalatore; l’uscita per le utenze; i tappi di ispezione; e gli sifati… Primo e pruriginoso vero problema.
I serbatoi strutturali prevedevano due uscite in coperta davvero piccole, da 10mm.
Lo stesso dicasi per lo sfiato del serbatoio del gasolio, quest’ultimo addirittura unico.
A naso mi sembravano ridicoli, anche perché ricordo bene su Yakamoz di essermi scontrato con la stessa questione; tant’è che ne realizzai più grandi, inventandomi l’uscita dentro il lavandino di una delle due cabine di poppa (classici lavandini in perfetto stile francese e del tutto inutili).
Ma il trucco era che trattandosi di serbatoi strutturali, la pressione sarebbe stata gestita e sopportata dalle lamiere di alluminio saldate.
Detesto tali approcci che vengono replicati anche nei serbatoi inox: si ritiene che la resistenza insita nei materiali metallici, possa sopperire alle pressioni in gioco al grido “chi se ne frega, tanto so’ forti”. Difatti noterete puntualmente rigonfiamenti, quando non vere e proprie deformazioni, in quasi tutti i serbatoi metallici. D’accordo, non succede nulla ed è contemplabile una minima dilatazione/deformazione, ma questo la dice lunga sulle forze in gioco e quanto ciò potrebbe ridursi se solo si prevedessero sfiati dal diametro generoso. Sfiati che servono sia in fase di carico che di alimentazione utenze.
Il ragionamento mi portò a sostituire l’unico sfiato del gasolio da 10mm con uno nuovo da 20mm.
E ora toccava all’acqua: tutt’altra storia.
Dietro consiglio di Luca prevedemmo 2 sfiati a serbatoio, questo per compensare la casistica per la quale a barca sbandata uno degli sfiati si tappasse dall’acqua; inserendo invece 2 sfiati opposti, lato murata-centro barca per intenderci, avremmo ridotto il rischio. Ottima pensata.
Se non fosse che ciò avrebbe comportato la gestione di 12 sfiati!
E dunque, nel frattempo la Pulimec dava forma al polietilene, io studiavo il miglior modo per sistemare gli sfiati.
Prima spedizione: tentativo 1
Essendo un’opera sartoriale, nessuno credeva alla fortuna sfacciata del primo tentativo; troppe variabili a remarci contro.
Ma con malcelato ottimismo li accogliemmo euforici.
Alla fine per gli sfiati avevo pensato (parlandone anche con Luca) di collegarli in serie in gruppi di 2: in pratica due sfiati di un serbatoio, si raccordavano tramite un T da cui usciva un unico tubo che a sua volta si raccordava con una croce + al tubo principale, il quale se ne andava fuori coperta con lo sfiato originario. Pertanto 2 gruppi di 3 serbatoi a cui era dedicato uno sfiato.
Per i tappi di ispezione avevamo scelto i classici a vite delle cisterne; li avevo così anche su quelli di Yakamoz, serbatoi di fabbricazione camperistica; ed era così anche quello del serbatoio acque nere, acquistato da una nota casa svedese: tappi pratici da aprire alla bisogna.
Altra idea, partorita con Manuel di Lucidivia (amo le sinergie), dotare ogni serbatoio di sensore di livello: sempre reduce dell’esperienza precedente, potrebbe avvenire che una contropressione o una bolla d’aria, generi falsi pieni; cosa per cui magari un serbatoio è pieno e gli altri 2 no; avendo un solo sensore il risultato sarebbe falsato.
Oltretutto in caso di rottura o problemi con uno o più dei 6 serbatoi, potrei fare affidamento anche su uno solo di loro.
Il collegamento tra serbatoi in basso invece avviene tramite un sistema di T e tubi da 25mm, dotati ognuno di valvola di intercettazione.
Trepidanti apriamo il rubinetto della canna e procediamo all’acquata.
Non appena il livello dell’acqua si approssima al tetto, i serbatoi iniziano a gonfiarsi e a perdere acqua dai tappi, dai sensori e qualcuno anche dalle saldature degli sfiati: un disastro!
Houston abbiamo un problema.
Ed è qui che entra in gioco la voglia di risolvere e di essere presente di Luca: “Giampaolo faccio passare il corriere domani stesso e rimandameli, dobbiamo rivedere il sistema”.
E così fu.
Seconda spedizione: tentativo 2
Ci accorgemmo subito che mettere in comunicazione 6 serbatoi e gestirli come uno non era operazione semplice e non esistevano calcoli e progettisti ad hoc, che potessero svelare i vari arcani; e, aspetto non di poco conto, avevamo a che fare con il polietilene, di certo non un metallo.
Ragiona che ti ragiona, ognuno decide di fare la propria parte.
La Pulimec cambierà i tappi, installando quelli dell’Amerigo Vespucci: Luca aveva riparato i serbatoi della mitica nave scuola, applicando per l’appunto tappi con bulloni affogati nel polietilene e dadi esterni; meravigliosi.
Inoltre avrebbe rinforzato ulteriormente le saldature.
Ma la storia non poteva esaurirsi con detti accorgimenti, c’era evidentemente un problema più grande.
A quel punto io mi adoperavo per cambiare sistema di sfiati, ritenendoli troppo piccoli (come immaginavo sin dall’inizio): via gli originari in coperta, ne facciamo di nuovi e più grandi.
Decido di realizzare due nuovi ombrinali da 20mm ciascuno, stavolta direttamente in pozzetto e vicini ai tracantoni di raccolta dell’acqua di scarico: l’acqua fuoriuscita dagli sfiati nel troppo pieno, sarebbe stata convogliata direttamente nel tracantone tramite una bottiglia di plastica tagliata a metà (solo per le prove: verrà sostituita con un sistema ad hoc).
Gli sfiati dei singoli serbatoi invece ora avrebbero non più dialogato tra loro, ma raccolti singolarmente in 2 flauti collettori da 3/4″, i quali a loro volta uscivano con un tubo da 19mm e via ai nuovi ombrinali. Riassumendo, 6 sfiati per 3 serbatoi, in un unico collettore da 3/4″; quindi 2 collettori ben dimensionati ad assolvere il compito per 6 serbatoi.
Arrivano nuovamente i figliol prodighi.
Un po’ meno ottimisti della prima volta e più realisti, ripristiniamo tutto l’impianto (un’ammazzata: tira a bordo 6 serbatoi, spessorali con polistirene XPS al fine di garantire la perfetta messa in piano delle basi; effettua tutti i collegamenti e insomma non una passeggiata di salute); un minimo di fiducia nei nuovi sfiati e si apre di nuovo la manichetta, dita incrociate.
Esito: ancora disastroso. Qualche tappo in Amerigo Vespucci’s Style, perde dai bulloni, così come 3 sfiati in zona saldatura; e continuano a gonfiarsi quando siamo a 2 cm dal tetto, denotando criticità a questo punto misteriose.
La debacle crea uno sconforto considerevole; Başak è con il morale a terra; io dissimulo un po’ per farle coraggio, ma è davvero dura; da bravo problem solver come amo definirmi, la storia se da una parte mi intriga, dall’altra mi fa temere il peggio; ovvero il non venirne a capo.
Ok, facciamo decantare un giorno e ragioniamoci su.
Luca d’altro canto è più sconfortato di noi: è la prima volta che gli capita una cosa di questo tipo, e sì che di esperienza ne ha da vendere! In più si sta sobbarcando di costi considerevoli, tra produzione e spedizioni; ma come premesso lui non si arrende e al pari di me, i problemi li ama risolvere, non piangerci sopra.
Il giorno dopo mi viene un’idea: provo i serbatoi lasciati quasi pieni (ogni volta raccogli l’acqua fuoriuscita, asciuga e via dicendo: divertentissimo…), riempiendoli nuovamente ma scollegando gli sfiati dei collettori dagli ombrinali e portandoli molto vicini dentro una bacinella; diciamo a 50cm dai collettori.
Buone notizie: i serbatoi non si gonfiano e tutto pare funzionare come dovrebbe.
“Luca che ne pensi?”. “Mah, Giampaolo, mi sembra strano perché continua a non tornarmi; comunque la prova empirica parla da sola, anche se io sto pensando di aumentare le attuali 2 paratie interne antisciabordio e portarle a 3. Dimmi cosa devo fare.”.
Gli chiedo di realizzare un piccolo serbatoio di decantazione che vada a raccogliere l’acqua degli sfiati e poi lui attraverso i 2 ombrinali gestirà il troppo pieno.
L’idea è venuta considerando il sistema originario, che prevedeva in effetti pur se a livello più basso dei serbatoi, una sorta di scatolato da cui partivano poi gli sfiati finali in coperta. Scatolato va detto, sempre in alluminio strutturale.
Proviamo anche questa e Luca produce al volo la “tanichetta” con i vari portagomma: insomma, prima di gettare la spugna le volevo provare tutte.
Arriva anche il nuovo accrocco e si riparte con la prova, noi un po’ più speranzosi.
Esito: un altro colossale disastro. Una volta chiuso il circuito, si generano sempre pressioni importanti e tutto va in crisi.
“Luca abbiamo perso; temo dovremo rivedere completamente i serbatoi, portando a 10mm lo spessore dagli attuali 5mm”.
Luca, sebbene inizialmente perplesso, è stato il primo a supportare l’ipotesi del dimensionamento, in quanto quello a cui stavamo assistendo era un carico di pressione dovuto probabilmente alla sommatoria dei 6 serbatoi, non gestibile dai 5mm e le 2 paratie di rinforzo. La Pulimec pertanto non si tira indietro e fa ritirare nuovamente i 6 serbatoi: Crotone-Pavia, non proprio dietro l’angolo.
Penso vi starete rendendo conto della serietà di Luca e della sua azienda: sfido chiunque a trovare una persona di cuore e onesta come lui. Luca davvero ha sposato il 3R Project e come altri sponsor che a quanto pare hanno subito una sorta di incantesimo, anche lui è salito a bordo per far salpare Rebound e la sua umile ciurma.
Fase preparatoria alla terza spedizione
Mai come ora non ci sono vie di mezzo, con l’amaro in bocca io e Başak ci dedicheremo ad altri lavori, sperando l’enorme ritardo fronte serbatoi non condizioni troppo la tabella di marcia: se non risolviamo lo stoccaggio dell’acqua, non possiamo predisporre la nuova struttura che supporta il pagliolato del quadrato (tutta da riprogettare una volta in opera i serbatoi); senza i paglioli non possiamo riassemblare il mobilio; senza il mobilio non possiamo metter mano alla perdita dell’oblò sopra la divaneria; senza il mobilio non possiamo accogliere le batterie e quindi iniziare a modino l’impianto elettrico; senza i serbatoi non possiamo collegare le utenze idrauliche e testarle; più una valanga di altri lavori che interessano l’area in questione.
In breve siamo abbastanza compressi a livello psicologico.
Ma nonostante ciò non commetteremo più l’errore fatto con la barca precedente: “poi lo mettiamo a posto”, e fu così che per 14 anni accumulammo tanti lavoretti, mai risolti definitivamente (ma gestiti nel migliore dei modi) perché soffocati dalle circostanze e le immediatezze (lavori ordinari a cui provvedere; persone da ospitare e gestione della stagione; eccetera). Se abbiamo accettato una sfida come Rebound è proprio per ripartire da zero, ma bene!
Tradotto: siamo a Ottobre 2024, e accettiamo di rivedere i serbatoi non prima di Natale.
Stavolta di comune accordo gli ho spedito tutto, ma proprio tutto: serbatoi e l’intero circuito di collegamento, tubazioni e sfiati compresi: questo aspetto sarà determinante, perché consentirà alla Pulimec di ricreare le stesse circostanze di altezze e distanze dei vari componenti.
Grazie ai test Luca capisce le criticità: sì d’accordo i serbatoi andranno maggiorati per resistere a eventuali pressioni, ma anche la disposizione degli sfiati dovrà essere predisposta di modo che i 12 tubi abbiano una tendenza a salire senza pericolose (e spesso inevitabili) microcurve; difatti è bastata una sola depressione di un tubo che il serbatoio in questione tendeva a non riempirsi, mandando un po’ in crisi il circuito (esagero, ma il concetto è questo). Gli stessi flauti-collettori verranno messi più alti. Insomma tutto dovrà avere una inclinazione e una direzione verso l’alto. Da lì in poi ci penseranno i tubi da 19mm a portare agli ombrinali lo scarico del troppo pieno.
Terza spedizione: tentativo… non c’è 2 senza 3
Ci siamo, il 20 gennaio 2025 ritiriamo i 6 nuovi serbatoi e capiamo subito di trovarci di fronte a 6 “carri armati”: il peso è considerevole, rapportato al materiale e portarli a bordo tramite la solita scala alta 3 metri è operazione di forza.
Ricominciamo con la solita procedura: posizioniamo i serbatoi sulle basi di XPS, li spessoriamo e via con i collegamenti, cambiando posizione ai collettori e ai tubi degli sfiati.
Siamo pronti e potete immaginare il nostro stato d’animo: in caso di ulteriore fallimento non sapremmo che pesci prendere e più che altro riceveremmo un colpo devastante per il nostro stato d’animo, già molto provato.
E quindi quasi tremanti si parte: 3-2-1 “Basak apri la manichetta!”.
Primo test: i serbatoi non perdono (non hanno mai perso ma vai a sapere…).
Questo ci mette in una condizione di accettazione a manica larga; cioè iniziamo a dirci che alle brutte faremo il carico dell’acqua con attenzione senza forzare il circuito e senza arrivare al tutto pieno; abbiamo i sensori di livello, per cui non sarà impossibile o difficile. Non c’è alternativa, arrivati a questo punto, nessuno vorrà rimandare indietro i serbatoi per l’ennesima volta, per cui si prende il buono senza guardare al cattivo.
Il tempo passa e il livello sale.
Siamo alla zona critica, 2 centimetri dal tetto: la tensione sale.
Ma come nelle migliori favole… non succede nulla: i “carri armati” nemmeno si gonfiano e di lì a poco gli ombrinali cominciano a sputare acqua da troppo pieno. Abbiamo vinto! Gioco, partita, incontro.
Inutile dire che a bordo si fa festa e quasi non crediamo alla nuova verità. Difatti abbiamo deciso di attendere il mattino seguente per gridare vittoria, lasciando il sistema sotto carico.
La notte passa girandoci nel letto senza soluzione di continuità.
La mattina siamo lì per la verifica: tutto a posto come li abbiamo lasciati; nemmeno una microperdita da asciugare.
Ora sì che possiamo gioire e comunicare l’esito al buon Luca che, immagino, era in apprensione quanto o più di noi.
“Luca ce l’abbiamo fatta, abbiamo trovato la quadra! Grazie, grazie, grazie mille, sei stato incredibile. Lunga vita alla Pulimec”.
Ragazzi, mi spiace se vi ho obbligati a leggere un articolo più lungo del solito, ma non potevo trasferirvi le nostre emozioni senza almeno darvi un sunto, perché di ciò si tratta, delle pene che abbiamo vissuto.
Noi non si molla di 1 centimetro e andiamo avanti come rulli compressori, nonostante tutto.
Rebound è qui che attende di veder rimontata la dinette, la divaneria, i paglioli e noi non vediamo l’ora di accontentarla.
Godetevi il video e sempre Reuse, Reduce, Rebound!
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GRAZIE IN ANTICIPO A TUTTI VOI













Dai ragazzi non osavo più chiedervi come erano i nuovi; la settimana è iniziata proprio bene allora. Ad maiora semper
Grazie Antonello, sì decisamente iniziata benissimo
La felicità di Basak è contaggiosa, grandi ragazzi
Un caro saluto e complimenti vivissimi anche al vostro sponsor Pulimec
grazie Ele, effettivamente è stato un momento importante, topico oserei dire. E bravo a luca davvero
NON CI SONO PAROLE PER ELOGIARE BASAK & GIAMPAOLO CHE CON GLI “AMICI SPONSOR AMICI” stanno riuscendo a vincere la sfida con REBOUND…….PER IL TRE ERRE….. Vi ammiriamo perchè il Vostro progetto va avanti ,una gestazione difficile che porterà alla luce una splendida barca con uno “scopo” unico…
grazie Stefano, la tua presenza è una delle certezze che ci spingono ad andare avanti
Un abbraccio a te e Imma