Quello del trasformare i winch in self-tailing è un argomento poco trattato, perché in effetti con l’andare del tempo si rischia quasi di riferirsi a oggetti vintage.

Oggi le barche che vediamo in giro sono tutte di primo pelo, e possiamo affermare con certezza che da fine anni ‘80 in poi i cantieri hanno dotato le loro unità, già tutte con winch self-tailing.

Allora perché spendere parole, tempo e idee per un problema che non esiste? Bella domanda. Se non fosse che la realtà è diversa. Cioè, è vero quanto detto sin qui, ma è altrettanto vero che di “signore mature” in giro ce ne siano parecchie, e anzi, spesso, il liveaboard (a cui si riferiscono la maggior parte dei miei articoli) è un animale che per ‘misteriosi’ motivi tende a preferire ragazze di 40 anni, alle donzellette inesperte. E queste belle e affascinanti signore, dalle linee slanciate, romantiche che ancora faranno girare la testa alle persone, hanno un piccolo difetto: i loro argani.

Per carità belli da vedere, meno “Robocop” dei ST, ma se dobbiamo essere onesti intellettualmente, molto meno comodi.

Tra l’altro anche Yakamoz all’albero aveva 3 winch tradizionali (strana scelta ma questo è), per cui sebbene del 1987 e già con i Barient ST, l’Alubat scelse tale soluzione per le drizze; e sono certo che molti altri cantieri fecero lo stesso.

Ma ci sono altri motivi per cui spero il presente articolo torni utile a più di qualcuno. Ad esempio un winch può rompersi. Il self-tailing (quindi l’invito in bronzo cromato-acciaio) si può rompere, oppure durante lo smontaggio “può cadere accidentalmente nell’acqua del Fiume Tevere, perdendosi per sempre…”. Varie ed eventuali.

Vediamo quindi le soluzioni percorribili

1) Comprarlo nuovo

Facile, molto pratico senz’altro; se il portafoglio è capiente, basta andare su Amazon (tanto per dire quanto sia facile reperirli) e ad esempio mettere in conto per un Lewmar a doppia velocita ST da 40 la cifra di 1.200€, senza bisogno di trasformare il nostro vecchio macinino in self-tailing, che andrà a ingrossare la stiva dei pezzi di ricambio.

2) Comprarlo usato

Questa inizia ad essere un’opzione intelligente e percorribile. Difatti all’epoca, necessitando di un ST all’albero per gestire con maggior praticità e sicurezza le drizze randa e fiocco, ne scovai uno sempre della Barient, ma in USA. Fu un affare sul serio, ma per farlo entrare in Italia ricordo di aver dovuto coinvolgere un caro amico, il cui cugino abitava negli Stati Uniti e avrebbe provveduto a spedire il “regalo” al parente italiano… La spedizione andò liscia, anche se questo strano ‘porta televisore rotante’ (così si scrisse sul pacco), aperto per l’ispezione dalla dogana, destò qualche perplessità.

Difatti uno dei problemi dei Barient/Barlow è proprio la reperibilità, in quanto la ditta fallì diversi anni fa e poi un’azienda australiana, la Hutton, rilevò le sue scorte (e tecnologie) per in qualche modo portare avanti la ricambistica. I prezzi sono accettabili, considerando il costo a nuovo di un winch, ma come per gli USA, la questione si complica a livello economico per il trasporto e i dazi. In pratica magari il singolo spare part viene 160 dollari, ma arrivato in Italia rischia di costarti 500€! Improponibile, tranne escogitare strade per l’appunto rischiose e forse ‘no sense’.

Ho fatto l’esempio dei Barient-Barlow poiché so per certo essercene ancora moltissimi in circolazione; ma se si va sui classici Lewmar o Harken, ritengo il mercato dell’usato più semplice: basterà cercare non solo online nelle varie “baie virtuali” di diversi paesi europei, ma anche direttamente presso gli shipchandler specializzati con articoli di seconda mano, se non chiedendo a qualche attrezzista: quest’ultimo si trova spesso per lavoro alle prese con attrezzatura di coperta e talvolta il suo magazzino assume le sembianze di uno sfasciacarrozze.

Mentre le ultime strade sono facilmente percorribili, nel senso che si può toccare con mano la salute del prezioso winch, nei casi di luoghi virtuali, la faccenda si complica un po’. Difatti all’epoca del mio acquisto il prezzo giustificò il rischio, ma anche il fatto che pagai su ebay con Paypal. L’annuncio dichiarava che l’oggetto funzionasse perfettamente, di conseguenza in caso avessi riscontrato il contrario, Paypal mi avrebbe rimborsato (dopo restituzione dell’articolo: operazione comunque onerosa certo). In Europa le cose sono più semplici, e personalmente ho acquistato diverse cose, anche importanti, ma sempre tramite Paypal, di modo da mantenere la copertura assicurativa (è tornata utile in qualche occasione, per cui testata sul serio). Insomma con piccoli accorgimenti il mondo è a nostra portata di mano per consentirci piccoli e grandi affari, altrimenti impraticabili.

3) Trasformazione economica

Da qualche anno è uscito un accessorio di gomma della Barton Marine che trasforma il vostro winch tradizionale in un self tailing: il costo è risibile rispetto ai benefici. Un mio caro amico li monta sul suo Comet 12 da anni, e ne è soddisfattissimo. Benché in gomma la sua efficacia è garantita dai 5 ai 10 anni a seconda dell’intensità di utilizzo. Sono facilissimi da montare e pronti all’uso. L’unico difetto se così vogliamo definirlo, è che i giri di scotta vanno fatti aderire bene sia al collo del winch che ben dentro alla gola per tutta la circonferenza; deve insomma creare una sorta di corpo unico tra colli e gola e ben serrato, ma alla fine è un ottimo compromesso che in qualche modo assicura anche il corretto utilizzo del winch.

Ci affiderei la mia vita? Non saprei, sinceramente, perché non li ho provati di persona; ma ripeto il mio amico ne parla solo bene.

4) Trasformazione professionale

E arriviamo all’ultimo sistema che è di nuova concezione: il Winchmate. Si tratta di una modifica vera e propria del winch classico, e l’oggetto in questione è frutto di un lavoro di meccanica di precisione come si conviene. In pratica si applica sopra la testa del winch originale questo kit provvisto di 2 mezzelune a stringere (per evitare la fuoriuscita accidentale), un piccolo moncone di raccordo per replicare la femmina esagonale per apporre la manovella e altri piccoli accessori per il corretto montaggio. Il principio è disarmante per la sua semplicità, e l’installazione altrettanto veloce e semplice; ma il risultato finale è davvero come un winch ST, senza alcuna limitazione o timori sulla sicurezza.

L’unico neo è il prezzo. Per un 27 – 28 occorrono 425$, sempre più la spedizione. Dunque se si avesse la possibilità di un amico che lo porta con sé senza far dogana, o in caso ci si trovasse in acque statunitensi, diventa un’alternativa percorribile, conveniente e che consentirebbe di risparmiare tanti soldi. Mentre chi risiede in suolo europeo e volesse procedere a una classica spedizione, credo la spesa non valga l’impresa. L’unica speranza è che un tale accessorio venga presto implementato tra le fila commerciali di qualche grande distributore europeo, così da abbatterne sensibilmente il prezzo: in ogni caso ho inviato una mail per “sondare il terreno” e prepararlo a una eventuale cordata (se interessati contattatemi).

5) La furbata

Essendo questo un posto dove si privilegiano le soluzioni efficaci e a basso costo, la seguente idea può essere una soluzione stile ‘uovo di Colombo’. Si applica in caso di rottura del proprio winch o altro di irrimediabile, o se si volesse incrementare il proprio parco winch per i mille motivi presenti nella mente bacata del liveaboard fai da te. Acquistare un winch classico usato ma in ottimo stato a pochissimi soldi (costano davvero poco) e trasformarlo in self-tailing tramite il Barton Marine (la soluzione 3 ). Fine.

Conclusioni

I winch ST sono una manna dal cielo, inutile girarci intorno, e tranne velleità da collezionista, o esigenze di originalità (mi riferisco alle barche d’epoca dove anche l’ultima coppiglia deve essere di bronzo datata 1923…), poter trasformare i nostri argani tradizionali in ST è un’opportunità unica. Il gioco vale la candela? In linea di massima direi di si, special modo se si naviga sul serio a vela e frequentemente; è una questione di qualità di vita, di manovra e sicurezza (avere un doppio sistema di blocco, dato dalla gola del ST, più lo stopper o galloccia-strozzascotte a seconda di cosa si ha, direi non sia cosa da poco). Per cui mi sento di consigliare un upgrade tra questi proposti a seconda della tasca e esigenze personali. Non avete che l’imbarazzo della scelta.

 

Potrebbe interessarti anche:


Notice: Undefined variable: output in /home/sailyx79/public_html/wp-content/plugins/subscribe-to-comments-reloaded/wp_subscribe_reloaded.php on line 1724