In questi giorni abbiamo un po’ di libertà, i nuovi ospiti arriveranno tra non molto, per cui oltre alla manutenzione della barca, che non manca mai, ci dedichiamo a una delle attività da noi più amate: leggere.

    Ed è per ciò che mi è venuto in mente di creare un post sui libri, anzi su una top twelve personale (odio le top ten 😀 ) in ambito mare: ho messo anche i link dove poterli trovare.

    Buon divertimento e fatemi sapere cosa ne pensate, suggerimenti ben accetti.

    I 12 libri che non devono mancare nella libreria di un marinaio

    Premetto che pretendere di stilare una classifica è non solo assurdo ma presuntuoso. Troppi sono i fattori spesso del tutto soggettivi, che influenzano giudizi e innamoramenti.

    Tuttavia mi fa piacere indicare quelli che hanno caratterizzato la mia crescita personale, sotto il profilo nautico e soprattutto comportamentale.

    Il primo che mi viene in mente è senz’altro “La lunga rotta” di Bernard Moitessier. Forse è stato in assoluto il libro del cambiamento, e quello letto e riletto a più riprese. Universalmente riconosciuto come l’opera migliore del navigatore francese, che racconta la sua esperienza nella prima regata in solitario intorno al mondo senza scalo e aiuti, passando per i 3 capi. Esperienza unica, che trascende il gesto sportivo trasferendo al lettore sensazioni e sentimenti di quello che alla fin fine è stato un uomo semplice, genuino, se vogliamo un anti eroe.

    Se dovessi consigliare il giusto approccio a Moitessier, direi di seguire l’elenco seguente:

    “Un vagabondo dei mari del sud”

    Forse il Bernard più autentico, il giovanotto ambizioso e impaziente di scoprire il mondo, tra mille imprevisti e anche naufragi. Amicizie, aiuti tra marinai, navigazioni, forse il vero libro che aprirà la rotta ai futuri vagabondi.

     

    “Capo Horn alla vela”

    Il viaggio senza scalo per doppiare Capo Horn intrapreso insieme alla moglie Francoise. Fantastico libro, emozionante.

     

    “La lunga rotta” Già detto tutto

     

    “Tamata e l’alleanza”

    Il testamento di Bernard, un libro saggio, maturo, che ripercorre le varie fasi della sua vita, dall’infanzia all’età adulta. L’autore mette tutto sé stesso, quasi a nudo, svelando retroscena e iniziative intraprese durante la sua lunga avvincente vita, spesso aperta all’aiuto del prossimo. Credo sia il libro che più mi ha trasmesso veramente tutta la sua umanità, fragilità comprese.

    Lasciamo dunque il navigatore francese, per spingerci ancor più sui classici. E quando uso tale termine, non intendo qualcosa di vecchio, stantio, al contrario. Sono delle pietre miliari imprescindibili, attualissimi, e che servono anche a ridimensionare il nostro ego, talvolta smisurato, solo perché magari siamo usciti sani e salvi dalla burraschetta con il nostro veliero moderno, pieno di tecnologia e affidabilità. Qui parliamo di veri e propri maestri.

     

    “Verso la Croce del Sud. I quaranta ruggenti” (Vito Dumas)

    Un libro spettacolare, che racconta la traversata atlantica dalla Francia sino in Argentina effettuata dal marinaio argentino, a bordo di una barca che oggi definiremmo improbabile (e già all’epoca non considerarono l’impresa diversamente!), il Legh II, un 9,5 metri in legno che imbarcava acqua da tutte le parti. Fece anche il giro del mondo passando per i tre capi. Un mito assoluto.

     

    “Solo intorno al mondo” (Joshua Slocum)

    Che dire, sempre più immersi nella leggenda. Slocum ispirò tutti, Moitessier compreso a cui dedicò il nome della sua ultima vera barca il “Joshua” per l’appunto. Il comandante scozzese tra il 1895 e il 1898 compì un’impresa, effettuando il giro del mondo in solitaria a bordo dello “Spray”, uno sloop ricostruito asse dopo asse, sulla base di un veliero utilizzato per la pesca alle ostriche cento anni prima.

     

    “La linea d’ombra” e “Cuore di tenebra” (Joseph Conrad)

    Questi due libri sono delle vere e proprie opere letterarie. Non pensateli come naturale proseguimento degli altri da me citati fin qui, anzi benché pregni di mare, le finalità sono differenti, non auto biografiche, splendidi romanzi, anche introspettivi. Non vado oltre, d’altronde credo che lo scrittore in questione e i suoi lavori non abbiano bisogno di presentazione alcuna. Immancabili.

     

    “Il viaggio incredibile” (Tristan Jones) 

    Quasi siamo all’inimmaginabile. L’avventuriero gallese, perché di questo si tratta, compie un’impresa unica nel suo genere. Intorno al 1970 parte dal Mar Morto in Israele fino al lago Titicaca in Bolivia, portando la sua piccola barca a vela dalla massa d’acqua più bassa a quella più alta al mondo, spesso ricorrendo a mezzi terrestri per trasportare il veliero. Un viaggio durato sei anni, stabilendo record su record. Imprescindibile.

     

    “Tre metri e mezzo attorno al mondo” (Sergio Testa) ahimè non facile da trovare

    Sono felice di far pubblicità a questo navigatore ahimè poco noto, come nella migliore tradizione di chi fa le cose, spesso incredibili, senza darne particolare risalto. L’italo australiano costruisce da sé un “veliero” in alluminio di soli tre metri e mezzo, chiamato “Acrohc”: il nome è un regalo alle sue origini italiane e che significa proprio “accrocco”, dall’evidente pertinenza. Come se niente fosse gira il mondo, tra mille peripezie, tempeste e caparbietà, il tutto condito con il giusto humour e semplicità, tipico di chi vive il mare sul serio. Stabilisce il record per la più piccola barca ad aver circumnavigato il pianeta. Un libro da rivalutare assolutamente.

     

    “PARATII” (Amyr Klink)

    È un libro che mi ha sorpreso, in quanto questo, all’epoca ragazzo, brasiliano, compie un’impresa non indifferente senza il clamore che di solito accompagnerebbe simili avventure. In pratica a bordo della sua barca di alluminio di 15 metri (simile come progetto alla nostra Yakamoz, quindi a spigolo e a deriva mobile), si fa 27.000 miglia in 22 mesi salpando dal Brasile, e senza tornare va dall’Artide all’Antartide, da solo. Lo scopo, riportare a casa una manciata di sassolini delle tue terre diametralmente opposte, a simboleggiare soprattutto la materia dei sogni. Non posso aggiungere altro.

     

    “Dentro l’uragano” (Derek Lundy)

    Edizione 1996-1997 della Vendée Globe, quindi ancora non esattamente iper tecnologica come ai giorni nostri (ma certamente nulla a che vedere con i tempi di Moitessier). Dei 16 partecipanti tra cui 2 donne, solo 6 conclusero la gara. Fu un’edizione particolarmente dura, ma la caratteristica che consiglia di leggere il libro è proprio la narrazione. L’autore scrive con la passione di chi va per mare, e la capacità di una penna non indifferente. Colpisce il paragone umano che lui fa tra la propria esperienza da marinaio non professionista, alle prese insieme alla moglie con pessime condimeteo alle prime armi in oceano, e ciò che accade alle latitudini della Vendée. Un mix di cuore e adrenalina. Da leggere assolutamente.