È il titolo di un capitolo oramai oserei dire “famoso” del mio primo libro.

    Ma al contempo rimane anche un grido d’allarme costante e che trova riscontri quotidianamente. Argomentiamo.

    Come molti di voi sanno io e Başak recentemente trascorriamo qualche mese invernale in Algarve, per tutta una serie di motivi e scelte che ora non sto qui a spiegare (tutto a tempo debito).

    Siamo arrivati in questa splendida terra grazie a due amici pensionati, che in compagnia di tanti altri connazionali e europei in generale, hanno scelto di unire l’utile al dilettevole: sgravi fiscali e posto ideale dove l’aria non è mai troppo umida e il sole in inverno consente talvolta di stare in maglietta.

    Nel libro parlavo di come navigando di qua e di là incontrassimo prevalentemente barche con a bordo persone di una certa età: di giovani neanche l’ombra se non con il conta gocce e più che altro per esperienze sporadiche, tipo anno sabbatico, o peggio semplici charter.

    Oggi non posso che confermare la tendenza, ma anzi la estendo ad altri settori e passioni.

    E proprio qui in Algarve dove come anticipavo i pensionati se la godono, non posso far finta di non notare attempate coppie o single, che con un certo stridore siedono a bordo del nuovo giocattolo spider o moto che sia, con tanto di fazzoletto in testa di lei stile “Grace Kelly” dei tempi andati.

    Il quadro raggiunge vette grottesche con l’abbigliamento: sia per il look di ‘lui’ che se italiano, sfoggia spesso una mise rosa e à la page (…), sia per ‘lei’, che non curante dei suoi diciamo 7/8/9/ttanta e passa anni, trova gusto nell’esibirsi con shorts attillati, e di quando in quando botulino misto a trucco, il cui risultato è a dir poco avvilente. Questa ovviamente la mia opinione.

    In buona sostanza e brutalmente, giocano a fare i ventenni, hanno i soldi e risorse economiche spesso inimmaginabili per un giovane, e di conseguenza si godono la vita fino in fondo, per quelle che forse sono state le migliori esistenze della storia umana; mi riferisco alle classi ‘40 e ‘50, epoche in cui chiunque abbia avuto un po’ di sale in zucca ha raccolto patrimoni e diritti pensionistici che solo a pensarci oggi vien da ridere, come se fosse una boutade da gratta e vinci. No, non li accuso, molte sono persone squisite e nostri cari amici (e guarda caso però non hanno né botulino, né camicie rosa); hanno solo vissuto anche con buona fede e una sorta di ingenuità e fiducia nel sistema, quando delle problematiche tipo quelle ambientalistiche, o le attuali urla dei loro figli e nipoti del tipo “ci avete rubato il futuro”, ne erano totalmente ignari.

    Insomma dai noi faremmo come loro, magari con miglior gusto, non saprei, ma nessuno lascia per terra una borsa piena di soldi quando non c’è nei paraggi il presunto proprietario. Altrettanto difficile che tale fortuna la si porterebbe al primo distretto di polizia auspicando il loro buon operato. Magari qualcuno la devolverebbe a qualche associazione caritatevole, ma…

    Lo stato dei fatti è questo, i giovani a spolparsi un osso oramai privo di carne, tra un call center e un altro, i più ambiziosi schiavi del consumismo a profusione e lì a sgomitare nella piscina insieme ad altri squali, chissà in qualche contesto multinazionale d’oltralpe (improbabile in Italia), ma pochi ad approfittare dell’attuale sistema overload e empty, per dire un gigantesco BASTA, o un più forte e sonoro ALLORA ANDATEVENE TUTTI AFFANCULO!

    Non che non ce ne siano intendiamoci, e anche vedo rarissimi esempi di coppie giovani con pargolo, a bordo di qualche Bedford scalcagnato in versione hippy, tavole da surf al seguito. Poche eccezioni che confermano la regola.

    Venti anni fa i pensionati difficilmente se ne andavano in giro a bordo della loro “motocicletta 4 hp”, facile che facessero i nonni, semplicemente i pensionati come eravamo abituati a vederli: poche pretese, pochi e semplici svaghi, e tutto rientrava in uno schema predefinito, noto. Ad andare in giro con la spider erano i figli semmai, gli yuppies certo alle prese con business e carriere, ma il soldo era nelle loro mani. Il meccanismo aveva una logica. Quei 45enni dell’epoca sono i 60enni di oggi o i 70enni, e come anticipato, continuano a girare in spider, mentre i figli bé, i figli, fanno quel che possono. Il peggio è che quest’ultimi in alcuni casi devono sopportare anche le critiche di coloro i quali pensano di essersi meritati fino all’ultimo agio perché più bravi, più capaci e scaltri, meno rincoglioniti dai media e social (senz’altro vero ma fa parte di tutto un gioco complesso… vabbè ne parlerò semmai in altra sede), quando in realtà hanno semplicemente cavalcato l’onda enorme che ora ha lasciato solo schiuma e pesci sulla battigia a morir di asfissia.

    Eh si, è un momento complicato per “noi giovani”, e io e Başak che iniziammo 11 anni fa all’età di 36 anni il sottoscritto e 32 lei, dunque effettivamente giovani, ora che iniziamo a sentirci non più tali, ci consoliamo con la consapevolezza che quando avremo 65 anni, interagiremo con persone con poche possibilità economiche, pertanto, ci auguriamo, più semplici e volte a una vita sobria e morigerata… forse. Sempre che non saranno incazzati o peggio rassegnati e con un carrello della spesa come unico armadio dove stivare le poche cose lasciate dalla società fagocitante. Esagero chiaramente.

    Esistono soluzioni a questo strano rovesciamento di ruoli e posizioni? Probabilmente si, forse non risolutive al 100% ma certamente etiche e moralmente adeguate; però non ve ne parlo, sarebbe inutile e presterebbero il fianco a speculazioni vacue oltre che fuori contesto; e poi non sono un politico, di conseguenza la mia opinione in merito non vale nulla.

    Più che altro io vorrei che i giovani, come scritto già 6 anni fa, prendessero atto dell’oggi, si svegliassero dalla dimensione onirica in cui il ‘padrone del vapore’ li ha messi, e agguantassero tutto ciò che possono, magari perché no anche grazie a qualche aiuto proveniente dai genitori comunque in debito nei confronti della loro generazione, e aprissero le vele, qualsiasi tipo queste fossero: di dacron, di nylon vedi tenda, di vetroresina vedi camper, di mattoni vedi un campo agricolo eco sostenibile, eccetera eccetera eccetera. Perché non abbiamo alternative, la vita è una e attendere tempi migliori mai come nell’attuale periodo storico non è una strategia vincente.

    Noi spinti da tale consapevolezza, nel nostro piccolo abbiamo istituito un fondo, denominato Fondo “Si può fare”; è partito pochi mesi fa, e con molti sforzi ha raccolto la considerevole (per noi) somma di 1,200€. Amiamo definirla una ‘mano da marinaio’, e ha come principale obiettivo quello di aiutare il liveaboard a basso budget. Ma il sogno apice del fondo è proprio quello di contribuire concretamente nell’acquisto di una barca, a favore di un giovane che avesse le “spalle” per scegliere, e sottolineo scegliere, di cambiar vita, con un programma percorribile, un minimo di esperienza, ma a cui manca quell’energia economica finale per attuare il progetto. Ecco, ci piacerebbe dare noi quella mano che il sistema gli ha tolto, una possibilità.

    Perché ritengo che il mondo abbia bisogno di messaggi positivi, di un sogno, di sognatori, di speranza e di sostenibilità.

    Purtroppo abbiamo incontrato molti impedimenti, siamo soli contro tutto e tutti. Abbiamo provato a proporne l’adesione a nomi illustri della vela ma tutti ci hanno risposto picche, qualcuno dopo averci portato in giro con promesse. Altri preferiscono prestare il proprio nome solo verso iniziative evidentemente remunerative, perché si sentono sulla vetta della palma, e tutti in buona sostanza ai nostri occhi hanno fatto la fine della scimmia il cui deretano ora è visibilissimo.

    Noi non chiediamo neanche un contributo economico, ma la disponibilità a spendere la propria immagine a favore di quella che consideriamo una bella iniziativa di solidarietà. Ma nulla, non c’è spazio per i sogni, la vela e i velisti e gli addetti del settore non sono altro che lo specchio dell’attuale società.

    Va bene così, anzi in qualche misura la sfida è ancor più stimolante, le nostre di spalle sono forti e abituate a procedere e sostenerci, per cui andiamo avanti, come sempre, e consci dell’affetto che ci circonda e che abbiamo toccato con mano anche nell’ultima mitica occasione, quella del velista dell’anno.

    Ma tu giovane, datti da fare, reagisci, noi per quanto possa contare siamo qui.