I lavori procedono, se non a ritmo serrato, quanto meno deciso: è difatti la volta dei candelieri.
Rebound, nel corso del suo triste abbandono, ha subito anche alcuni danni esterni.
Durante qualche mareggiata la barca deve aver sbattuto un po’ là e un po’ qua; per fortuna la sua solida corazza ha limitato enormemente guai molto più seri, ovvero tutto ciò che una normale barca in vetroresina o legno, avrebbe sofferto.
Ma comunque ci sono e bisognerà mettervi mano gradualmente.
In rassegna senza ordine di importanza abbiamo:
– pala del timone piegata;
– candelieri a centro barca lato dx piegati;
– pulpiti poppieri, dx e sx piegati;
– alcune parti della falchetta divelte;
– specchio di poppa leggermente ammaccato;
– varie ed eventuali;

 

Cosa fare

I candelieri vanno tolti dai bicchierini, portati in officina, tagliati e risaldati con boccole interne di rinforzo; dopodiché verranno sostituite le boccole in teflon di isolamento (e spessore) tra bicchierino e candeliere; infine ripristinare il tutto.

 

Come

A descriverla così sembra una passeggiata, ma solo chi ha avuto a che fare con tali “divertimenti”, può capire quanto sia sciocco il solo pensarlo!
Difatti il primo problema è rappresentato dai bulloni di fermo nei bicchierini di alluminio; bulloni in inox che, dopo molti anni, avranno senz’altro creato un corpo unico, tra corrosione e sporcizia varia.
Successivamente andranno letteralmente sfilati i candelieri, i quali, ovvio, si saranno a loro volta “saldati” con le boccole di teflon: il sale, le deformazioni, le piegature sono fattori che renderanno l’operazione roba da mission impossible.
Iniziamo.
Intanto bisogna liberare i candelieri dalle draglie; anch’essa si dimostrerà storia affatto semplice, dato che la ferramenta è ossidata e dunque dura da liberare; grazie al fedele WD40 e parecchia pazienza (oltre a martellate ben assestate), i grilli si aprono, così come i vari arridatoi.
L’anzidetto lubrificante verrà usato in generose quantità in prossimità dei bulloni e tra candeliere e bicchierino; almeno per 24 ore.
Poi arriva il giorno della verità.
Forte dell’esperienza acquisita negli anni, la prima cosa che faccio è tirar fuori il fedele cacciavite a percussione (questo è un buon prodotto) e iniziare a testare la faccenda.
Come ben spiegato in questo articolo sailyx.com/la-vite-maledetta, di viti maledette ne è pieno il mondo; ma in particolare abbondano nell’ambiente nautico, per ovvi motivi legati al salmastro e accoppiamenti di materiali tra loro poco compatibili, causa di corrosione e dunque saldatura.
Ed è qui che si vede la buona stella o meno del marinaio (o della barca).
Considerando la necessaria scaramanzia, tipica dell’ambiente, non posso fare a meno di constatare che Rebound sembra ripetere in vaie occasioni “cari nuovi mamma e papà, sono qui per voi e farò di tutto per ringraziarvi di volermi tirar fuori dalla misera fine a cui ero destinata”: i bulloni si muovono ai primi colpi!
Con mia grandissima sorpresa infatti tutti i bulloni vengono via; certo, non senza lavoro e tanta pazienza, ingredienti questi imprescindibili; ma non ho dovuto ricorrere né a fiamme, né a estrattori, né a frullini e conseguenti interventi distruttivi.
Per ben 10 bicchierini. Wow!
Cantata la vittoria di mia competenza è la volta di Daniele, il nuovo amico conosciuto grazie a Pierluigi, esperto fabbro e saldatore.
Daniele si presenta con un martinetto idraulico e i soliti attrezzi del caso; il che fa ben pensare sulla sua storia metallurgica.
In effetti dopo diversi anni vissuti in Svizzera dove ha lavorato nel settore, sceglie di tornare nella terra natia, mettendo a disposizione il suo know-how a vantaggio dei connazionali, noi compresi.
Inutile dire che il sangue calabrese sarà decisivo per sbrogliare la matassa dei candelieri; sangue di cui anche io vado orgoglioso, data la quarta parte ereditata dal nonno paterno.
Il problema principale è che i candelieri sono piegati, come detto; quindi con molta lentezza e gradualità, Daniele procederà a raddrizzarli utilizzando il martinetto e zeppe di legno; man mano che il candeliere tende ad assumere l’originaria posizione, io e il nuovo amico, martelliamo (non proprio come fabbri) in prossimità del bicchierino, di modo da sollecitare l’auspicabile separazione della sporcizia saldante.
È un’operazione che va eseguita con accortezza, senza spingere a bestia, caricando e scaricando; gestendo la posizione di lavoro e puntatura al millimetro: il martinetto sprigiona una pressione non indifferente e basterebbe un nonnulla per farsi male; in un paio di occasioni, nonostante nostra ampia attenzione, abbiamo dovuto recuperare il martinetto o la sua leva sul cemento, sotto la barca, vista la tendenza a “scartare” come un cavallo imbizzarrito.
Il tempo passa e all’imbrunire siamo pronti a mollare rimandando all’indomani… quando Daniele, da buon calabrese, insiste un’ultima volta: quella buona.
La soddisfazione di veder venir via il primo candeliere è indescrivibile, successo fondamentale per darci la carica giusta e sperare per il meglio.
Ora i candelieri si trovano presso l’officina di Daniele, pronti per ricevere le dovute cure.

Avanti il prossimo
Reuse, Reduce, Rebound

 

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