Il momento che ogni marinaio conosce

     

    Ed eccola lì infine, la notizia bomba promessa (anzi una delle tante che verranno).

    Non saprei da che parte iniziare, se da quella romantica e inevitabilmente melanconica, o da quella tecnica.

    Partiamo da quest’ultima va.

    Intanto va detto che la vendita di Yaka è iniziata da qualche anno, come solo alcuni amici intimi sanno, e gli addetti del settore; ma era una vendita tanto per non vendere. Sapete no, quegli annunci di barche messi dall’armatore dietro pressione della moglie? Ecco, simile. In questo caso non c’è un partner a premere, al contrario semmai, ma l’esigenza di qualcosa di diverso.

    Ora dunque che i tempi sono maturi (speriamo), il dado è tratto, il Rubicone si attraversa; e come ogni altra nostra decisione presa, nel corso della vita, è irrevocabile e darà vita all’ennesimo turbinio di cambiamenti, fatti, misfatti e caldarroste da maneggiare con cura.

    La maturità dei tempi dicevo, sta nel fatto che il prezzo di Yakamoz è quello di mercato, forse anche un po’ basso, dato il nostro interesse a far cadere la prima tessera del Domino. Ma cos’è sto Domino? È un progetto molto importante e ambizioso, che al momento non possiamo svelare per ovvi motivi strategici, (e soprattutto scaramantici), legato a un altro obiettivo imminente (da qui a fine anno: sempre dita incrociate) e che coinvolgerà in primis Başak, e… no, davvero non posso aggiungere altro: una bomba alla volta.

    Perché il vostro Ovni 41, il vostro SPLENDIDO e amato Ovni 41, non può essere adatto ai nuovi obiettivi?” chiese il fellone curioso. Perché la prossima barca in alluminio (primo indizio di non poco conto), dovrà avere delle caratteristiche in linea con ciò che sogniamo di fare, per cui un veliero bkjjkjkj, più khjkkjkbl, e magari anche una hlkhlhlhklhkl, e via dicendo.

    Quanto mi piace essere bastardo, lo avrete capito. Ma d’altronde se vi trovaste nei nostri panni, non ci biasimereste e tutt’altro ci comprendereste, approvandoci persino.

    Dunque, al momento abbiamo sfatato il primo ciclo di fiato sospeso, che immagino abbia colto più di qualcuno, preoccupato che ci ritirassimo dalle scene. Ed è anche una grande gioia poter scongiurare tale ultima possibilità, alla faccia di chi ci vuole male.

    Siete sicuri che il nuovo progetto si farà?” sempre la solita vocina curiosa. No, ovviamente, come ogni questione umana, noi proponiamo e progettiamo, mettiamo le basi, organizziamo, poi sarà il fato, la corrente del mare a trasportarci verso il nostro destino. Davvero non abbiamo nessuna certezza, tranne quella del marinaio che si mette in viaggio, con tutta l’esperienza e l’ottimismo possibile. Nulla più.

    Ma quindi quanto è importante la vendita di Yakamoz per dar vita al nuovo sogno?” (inizia a starmi antipatico questo curiosone). Molto, certo, sono dei soldi fondamentali per il rush iniziale o finale. Ma non è imprescindibile se la storia prendesse la giusta piega, visti i tanti fattori in gioco. Altrettanto sicuramente comunque, alla fine, non potremo avere due barche: impossibile e inutile.

    Insomma ci hai detto tutto e non ci hai detto nulla!” Uè ora basta! Scherzi a parte, cari amici, non me ne vogliate, spero di aver scritto abbastanza, e che l’ufficializzazione della vendita di Yakamoz sia già di per sé un fatto eclatante.

    Così veniamo alla parte romantica, se tale si può definire.

    Come ogni marinaio sa, vendere una barca tenuta parecchi anni, specialmente quando come noi, ha costituito il primo amore, è un momento complicato. Yakamoz farà sempre parte della nostra vita, mia e di Başak, e posso affermare con certezza, di quella di molti nostri amici, di cui la chioccia di alluminio si è presa cura quasi ogni stagione.

    E lo rimarrà, nei cuori, in tutti coloro i quali hanno sognato attraverso il libro, che la ritraeva avventurosa, macinatrice di miglia, alle prese con questi due matti, inesperti, ma con tanta voglia di imparare e desiderosi di prendersi cura di lei. Da subito, con affetto genitoriale.

    Ora il cartello ‘For Sale’ è appeso sulla murata, e questo fatto a tratti ci sembra un gesto violento, ingratitudine per chi ci vuole bene (d’altronde ancora non è stata venduta); ma certe cose nella vita non possono passare lungo strade morbide, vellutate e piene di zucchero filato. Alcune decisioni sono dolorose, e questa è una di quelle, punto e basta.

    Man mano che prendeva corpo la nuova malsana idea, abbiamo tentato di vedere in Yakamoz la barca per lo scopo; abbiamo provato sul serio, e i miei appunti, disegni e valutazioni sul cosa e come fare, sono lì a testimoniarlo (se non vi bastasse la parola di Başak). Ma poi ci siamo resi conto che avremmo solo forzato la mano, snaturando una splendida barca nata per dare tanti anni di felicità al nuovo armatore, o ai futuri ‘cambiatori di vita’, chissà.

    Abbiamo ricevuto negli ultimi mesi qualche richiesta, e a ogni contatto la mamma (Başak) piangeva al solo “pensiero della possibilità di separarsene”. Io, al contrario, sono sempre stato più freddo, meno legato alle cose, nonostante alcune di esse non si possano liquidare con tale nome comune. La barca non è una cosa, semplicemente, me ne rendo conto; è il prolungamento di noi stessi su uno dei mondi più belli, inquietanti, pericolosi e avventurosi che esista: il mare. Ecco perché non si può paragonare ad altro. È un essere vivente in qualche modo, che ti protegge, consentendoti di viaggiare, sognare. Ma allo stesso tempo, non può costituire un limite, e l’affetto deve farsi da parte, se nella vita si hanno dei progetti diversi. Qui io faccio la differenza. Come spiegato nel mio primo lavoro, e ripetuto in ogni contesto, social compresi, la barca a vela è un meraviglioso mezzo, ma resta tale, poiché il fine è altro. La vita e la ricerca della felicità sono ciò che contano.

    Per cui, rimandando il requiem e le lacrime a quando venderemo effettivamente Yakamoz, diciamo che oggi voglio sinceramente ringraziare questa splendida barca.

    Grazie a tutto quello che ci hai consentito di vivere, in 11 anni di peripezie, emozioni, sofferenze, ambizioni. E grazie a tutte quelle che ancora ci regalerai, perché questo è un altro dato di fatto. Se rifletto sulle parole spese nel corso degli anni, legate al messaggio di “Si può fare”, non ne trovo molte dedicate a lei, almeno non nel senso che intendo. È quindi un po’ paradossale, assurdo, che oggi, giorno in cui do l’annuncio ufficiale della nostra volontà di separarci da lei, mi ritrovi a riflettere sull’importanza a tutto tondo, di questo guscio d’alluminio. Anche Yaka rientra in quelle cose che diamo per scontate, perché affidabili, presenti, pronte a darti tutto in cambio spesso di nulla; se non quelle attenzioni, talvolta molte è vero, che sono però nulla al confronto di quel momento in cui, vele bianche, un po’ sbandati, seduto sul bordo sopravvento, timone in mano, respiri a fondo, guardi il cielo, l’orizzonte, il mare e vivi la pienezza dello spirito, del tutto. A quel punto, soddisfatto della vita, di quelle sensazioni privilegiate che non molti conoscono, bussi sulla lamiera ricevendone un suono ridondante, la vanitosa conferma, come per dire “questa si che è una barca!”.

    Grazie Yakamoz.

    Başak e Giampaolo

    NB. Spendere parole sullo stato di Yakamoz è superfluo, sia perché “l’oste dirà sempre che il vino è buono”, sia perché Yakamoz è stata sempre manutenuta con serietà, attenzione, competenza e anche qualcosa in più; cose note a chi vi è salito e la conosce. Di conseguenza chi fosse interessato a un sogno, ecco il sito della vendita a lei dedicato.

    Se vuoi approfondire qualche contenuto