Un saggio riflessivo, che spiega grosso modo il punto di vista sulle questioni umane e socio politiche, di un marinaio, di una persona che a un certo punto della propria vita sceglie di prendere le distanze con la società che l’ha ospitato, (e in qualche modo oppresso, meglio compresso) per più di trent’anni.

Quando si è immersi nella natura come chi vive in rada su una barca a vela, la dimensione cambia; le valutazioni e le interpretazioni dei fatti rimandano a una dilatazione prima impensabile. Quindi si applicano dei nuovi strumenti per decodificare i fatti, ora forse visti e sentiti più chiaramente, e onestamente.

Ed emergono dei pensieri scomodi, non c’è dubbio, a tratti coriacei tipici dell’uomo di mare, quello con la pelle segnata dal sole e dal sale, anche da qualche tempesta vissuta realmente, e che non guasterebbe nel vissuto di ognuno di noi.

Perché accorgersi di quanto si è piccoli e impotenti contro le forze della natura ridimensiona il nostro ego, ci porta a più miti consigli, ristabilendo anche la scala dei valori fin lì messa in piedi.

Infine propongo delle soluzioni, più ipotesi, sul come ognuno di noi potrebbe ribellarsi a regole apparentemente granitiche e inevitabili, nella consapevolezza che i nostri margini di manovra, pochi che siano, esistono, per provare a cambiare la rotta, come il migliore dei marinai.

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