Un giorno feriale.

    La foto mi ritrae beato a sonnecchiare in cuccetta, mentre molti di voi, immagino, a quest’ora siano già alle prese con i rispettivi lavori, mansioni e impegni della vita quotidiana.

    Sono fortunato certo, fortunato ad aver scelto ritmi differenti, assecondando dove possibile quello che il corpo e la mente chiedono, come in questo caso.

    Ma se pensate che io dorma fino a quest’ora vi sbagliate di grosso.

    La sveglia oggi ha suonato alle 7:30. Başak si alza prima, a volte molto prima: lavora, traduce, scrive il suo libro, articoli per il prossimo blog, eccetera.

    Io mi alzo sempre come un diesel, ma l’impegno che ci siamo presi nel fare un po’ di Yoga è irrimandabile. Per cui eccoci sul ponte a stiracchiarci, prima che il solleone impedisca ogni possibile azione fisica che non vada oltre alzare la tazzina di caffè.

    Circa mezz’ora e poi giù in acqua, visto che 25/26° il mare ce li regala di già e il risveglio deve proseguire.

    Ore 8:30 pian pianino ci accingiamo alla colazione, e fra una cosa e l’altra scivoliamo verso le 9:00: un po’ di internet (il classico cazzeggio) e poi accade qualcosa di strano, un fenomeno che definirei “calo di palpebra”. Assecondiamola questa sindrome, altrimenti so per certo che la giornata non inizierebbe per il meglio.

    La verità. È che ieri abbiamo navigato tutto il giorno per atterrare a Gocek, e dopo giorni intensi di lavori a bordo, stress pre e post varo, continue manutenzioni e preparazioni, il conto è arrivato. Sono letteralmente crollato, cosa che mi capita poche volte. Cioè benché possiate pensare il contrario, il pisolino after breakfast non rientra nelle mie abitudini (semmai un quarto d’ora dopo pranzo).

    Comunque alle ore 10:00 ero di nuovo in piedi in quanto il cervello è un maledetto grillo parlante, e ha iniziato a insinuare pensieri che nulla avevano a che vedere con uccellini cinguettanti e brezza egea… “ALZATI, CHE DEVI DARE IL SIKA AL TREADMASTER!” (non ho mai capito poi perché urli in questa maniera).

    E allora, considerato il fatto che qui di giorno sfioriamo i 36°, mi sono violentato e ho iniziato a organizzare il tavolo del pozzetto con la ‘tovaglia da lavoro’, sika, pistola, nastro blu, raschietto, carta da 80, scopetta, cuscino proteggi ginocchia, cappello, guanti da lavoro e in lattice, giornale da spazzatura, cacciavite, rullo stendi sika, spatolina, stracci, acetone e tanta pazienza.

    E via a buttar sudore sul ponte (letteralmente), per guadagnarmi alle ore 11:15 il meritato caffè… dopo un bel tuffo in mare certo.