E finalmente l’argomento che interessava a molti: il motore di Rebound.
A dire il vero la domanda che abbiamo ricevuto di frequente negli ultimi mesi è “ma il motore che fine ha fatto?”. Bene, è arrivato il momento di un succoso aggiornamento.

Ma prima di tutto vorrei spendere alcune righe per omaggiare la memoria di una persona, venuta a mancare di recente: Jolanda.
All’inizio volevo dedicarle un post ad hoc, ma poi ho pensato si sarebbe disperso; per questo ho preferito incastonarla all’interno di argomenti di mare e di una barca il cui progetto siamo certi avrebbe apprezzato: in tal modo rimarrà con noi il più a lungo possibile.
Sì, perché Jolanda è stata una eccellente navigatrice solitaria, discesa in Mediterraneo proprio con un piccolo Van de Stadt (stessa firma di Rebound) dall’Olanda, suo paese natio.
La ragazza, all’epoca del nostro incontro sessantenne, arrivò toma toma con la sua ‘Pontederia’, mentre eravamo alla fonda a Rodi, baia di Lindos; noi ospitavamo alcuni amici, tra cui il gagliardo Andrea.

Jolanda sapeva il fatto suo e con la comprensibile disinvoltura diede fondo vicino a noi che, con galanteria, le avevamo solo indicato una buona zona dove poter ancorare.
Ebbene da qui parte una storia d’amore tipica delle migliori sceneggiature romantiche di qualche film d’antan.
Devo dirlo con un certo orgoglio (e responsabilità), a quel punto quasi spingo letteralmente Andrea in acqua, consigliandolo di andare a controllare la nostra ancora; anche se in verità era una scusa per attaccare bottone con l’aitante olandese volante. Ma certo lui non si fa pregare due volte e, memore del suo passato di bagnino, eccolo in un battibaleno a fare il mollicone con quella che poi diverrà la sua compagna per 5 anni.

Il resto, come si suol dire, è storia; una storia fatta di amore, gioie immense, progetti che purtroppo non hanno avuto il tempo di compiersi tutti.
Io e Başak e credo tutta la gente di mare, ci uniamo per abbracciarti forte come una gassa d’amante Andrea, nella speranza con il tempo tu possa solamente gioire di ciò che il mare (la vita) ti ha dato; perché in fondo siamo tutti di passaggio, forse polvere di stelle destinata a protrarsi nel vento e nel tempo; cosa per cui, al termine della nostra fugace esistenza, ciò che conterà sarà quanto abbiamo amato, quanto siamo stati amati e quanti sorrisi e sogni siamo riusciti a regalarci.
Ma oggi, come giusto che sia, piangiamo insieme quanto quel mare chiamato vita ti ha tolto.

Buon vento Jolanda, ovunque tu sia. Noi ti sappiamo libera, come in questo video, al timone della tua amata Pontederia.

E dunque “il motore che fina ha fatto?”: semplice è in Polonia!
Tutto inizia un giorno di un anno fa, quando in visita alla Tecnomar per definire un accordo nell’ipotesi dovessimo trasferire Rebound, ci imbattemmo nel sempre simpatico Emiliano; il quale una volta saputo che avevamo un Perkins a bordo, o meglio quel che ne rimaneva, nemmeno ci ha fatto finire di parlare che subito ha nominato la Servipol.
“Giampaolo, non ci pensare due volte; revisionare un Perkins vale sempre la pena, e l’azienda top che può offrirvi un servizio affidabile e di qualità è questa ditta polacca”.

In quei giorni lo dico sinceramente, eravamo un po’ combattuti, in quanto il nostro vecchio sogno era di imbarcare un altro Yanmar, nuovo o revisionato, perché estremamente soddisfatti dell’esperienza vissuta con Yakamoz.
Solamente che indagando sui nuovi modelli, ho compreso come oramai la “moda” tecnologica avesse invaso persino il settore dei motori marini; alla mia domanda “mi consigliate un motore Yanmar aspirato da 85Hp?”, ricevevo sempre risposte univoche “non ce ne sono, tutti turbo e con centralina elettronica”. “Shit!” diceva un broker di tanti anni fa.

Ho sempre odiato i motori sovralimentati (la turbina presto o tardi…), figuriamoci poi in mare e elettronici. L’amico meccanico mi aveva gelato subito: “se si rompe la centralina costa 1.500€!”.
D’accordo magari non si rompe (non è vero, si rompe, si rompe), ma già per mare siamo pieni di imprevisti, perché doversi complicare ulteriormente la vita? Il vecchio detto recita “quel che non c’è, non può rompersi”, elementare Watson.
Oltretutto qui parliamo di un Perkins che ha fatto storia, conosciuto in tutto il mondo, “la cui elettronica si limita alla chiavetta di accensione”; tradotto, chiunque potrà metterci le mani, trovare ricambi, costruirne addirittura e via dicendo.
E poi, diciamocelo, quale migliore occasione per Ri-usare qualcosa di molto importante come il motore stesso.

Pertanto ci sono voluti 5 secondi per chiedere a Emiliano i contatti della Servipol.
È vero, un po’ di titubanza c’era, perché la distanza avrebbe rappresentato un’incognita non di poco conto; i costi di trasporto; i tempi; l’appena iniziata guerra in Ucraina con annessi e connessi.
Tuttavia ci siamo fidati e abbiamo iniziato quest’altra avventura.

Sbarcato il motore (qui il video per chi se lo fosse perso), spedito in Polonia (a un prezzo fattibilissimo, grazie all’organizzazione dell’azienda polacca), dopo pochi giorni riceviamo il verdetto scontato: c’è tutto da rifare.
Bene, almeno ripartiremo con un motore davvero a zero ore.
Ecco alcune immagini che parlano più delle parole:
coppa dell'olio Perkins 4236 monoblocco perkins 4236 pezzi meccanici perkins pistone del perkins
Il titolare, sig. Bartosz si dimostra subito disponibile e professionale; ma la grande sorpresa è stata quando, venuto a conoscenza del nostro progetto, si è entusiasmato a tal punto da aderire come sponsor: per noi una grandissima opportunità e aiuto economico.

In realtà Bartosz ha sì apprezzato il 3R Project, ma in particolare per la componente legata a CHE Food Revolution, poiché a breve anche lui inaugurerà un medical garden, con analoghe finalità.
Insomma ne è nata una collaborazione che probabilmente ci vedrà abbracciati per diverso tempo.

Le prime foto inviate da Bartosz del Perkins sono disarmanti: l’acqua di mare ha creato danni, persino laddove è stato inserito olio nei cilindri per evitare il peggio; purtroppo 12 anni di abbandono hanno reso vani tutti i tentativi di salvare qualcosa.
Per farla breve la Servipol riesce a confermare la promessa di Emiliano: dopo pochi mesi il motore torna come nuovo e ruggisce a dovere! Potete constatarlo voi stessi nel video a fine articolo.

“Perfetto, allora perché non è già a Crotone”. Domanda più che lecita, alla quale rispondo “Paragon Power!”

etichetta del paragon power

No, non è una parola magica, al contrario è un versetto satanico oserei dire: è il nome dell’invertitore idraulico scelto per questo modello di Perkins.
Se per il motore si trova tutto facilmente, il Paragon, essendo uscito di produzione da parecchio, continua a mietere vittime tra i suoi possessori; ed essendo anch’esso in condizioni pessime, abbiamo passato molto tempo a decidere sul da farsi, confidando forse in un messaggio divino.
A primo acchito lo stesso Bartosz ha proposto di adottare uno ZF meccanico, la qual cosa ci piaceva come idea: meccanico, niente idraulica, tutto più semplice… Se non fosse che avremmo dovuto apportare modifiche alla sella del Perkins, alzandolo e fors’anche la regolazione dell’elica, se non peggio la sua totale sostituzione; l’ultimo punto dovuto al differente rapporto di riduzione dello ZF rispetto al Paragon.
E quindi battiamo tutte le strade, fino a quando entriamo in contatto con chi detiene tutti i pezzi e in abbondanza del Paragon: una ditta olandese che collabora con un’altra in America.

Morale della favola, dopo molti mesi oltre la previsione iniziale, Bartosz decide di acquistare i ricambi del Paragon che costeranno tanto quanto, anzi più, di uno ZF nuovo.

Mai come in questo caso ci siamo chiesti se il Reuse fosse una scelta corretta; soprattutto ci è dispiaciuto che l’incidente ricadesse sul nostro sponsor, al quale abbiamo proposto di partecipare a metà della spesa: stiamo ancora attendendo risposta.

Ho tenuto a descrivere questi dettagli, per farvi capire di che levatura morale e umana stiamo parlando: Bartosz non è solo uno sponsor molto competente, ma una brava persona che ha compreso perfettamente la nostra filosofia di vita; ha cercato (e continua a farlo) di aiutarci in ogni modo, studiando le soluzioni migliori per noi, non per lui.
Per cui grazie Bartosz, grazie Emiliano per il consiglio che non posso non girare a chiunque debba revisionare un motore: contattate la Servipol. L’azienda revisiona tutti i motori, non solo i Perkins; quindi, nel caso stiate pensando di sistemare il vostro motore, prima sentite Bartosz e poi decidete. E se gli dite che vi abbiamo dato noi il contatto, state certi vi tratterà bene e con ulteriore attenzione.

Conclusione: i pezzi del Paragon sono arrivati in Polonia pochi giorni fa e ora la squadra si metterà a riassemblare il tutto, sperando vada tutto bene: per dirla alla Bartosz “fingers crossed”.
Dopodiché una volta collaudato ogni singolo ingranaggio, finalmente il Perkins 4.236, partirà alla volta di Crotone dove mamma e papà lo stanno aspettando con ansia e a braccia aperte.
To be continued…

Reuse, Reduce, Rebound

 

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