“Italians do it better” questo recitava la maglietta di Madonna negli anni ‘80, con cui si presentò ai suoi concerti italiani, facendo leva su uno degli aspetti a cui gli italian people sono più sensibili: la virilità. E francamente non so se quel giorno (o già molto prima) sancì l’apertura delle danze esibizionistiche, perché ora che ci penso anche io alla tenera età di 16 anni, sfoderavo al mare il mio fidato “port cros”, costume molto osé e coatto, ma tanto di moda all’epoca: il messaggio era chiaro “guarda qua che roba”. Per fortuna poi crescendo mi ravvidi sulla via di Damasco, adottando i ben più comodi boxer. Oggi uso un classico e sobrio slip da piscina, quello tipo Decathlon, il più economico e perché quando sudo il boxer mi crea irritazione alla pelle.

    Salto quantico ed eccoci in barca. Dopo diversi anni che frequento il mare e il diporto, posso finalmente trarre una conclusione: gli italiani sono tra gli armatori più esibizionisti.

    Quando si è in rada, tra uno scaccolamento e l’altro si ha la tendenza a osservare. Si osserva la natura circostante, il pescatore in arrivo dalla notte, si anela un po’ di suspense quando c’è vento teso, e tu bastardo “inside” fiero dell’ancoraggio a prova di bomba, ti godi il dilettante di turno in procinto a dar fondo certo che ripeterà l’operazione più e più volte, tranne poi iniziare a intercalare qualora il malcapitato decidesse che il posto giusto per ancorare è proprio sulla tua catena… Così come scrutare gli altri presenti alla fonda nel normale quieto vivere quotidiano. Un caro amico, Ernst, addirittura é binocolo munito all’uopo, da voyeur professionista.

    Ed è in tale contesto che ho avuto modo di assistere a scene di nudismo più o meno completo, ma sempre dichiaratamente ostentato e quasi esclusivamente ad opera dei maschietti. Indipendentemente se ci si trovi in Italia, Grecia o Turchia.

    Se vedete un tizio sul ponte di una barca con un mini slip e abbronzatura stile “travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, potete scommettere i gioielli della nonna che è un nostro conterraneo. Le donne, stessa cosa. Improbabili costumi simil filo interdentale, o quando a terra, vestitini ridotti all’osso che farebbero invidia ai corsetti settecenteschi quanto ad aderenza, e con nonchalance in un range dai 20 agli 80 anni. Ma mentre per le donzelle a tratti la cosa sarebbe persino comprensibile, dati i tanti sacrifici dell’inverno, tra diete, palestra e massaggi, assolutamente cartellino rosso su tutta la linea quando a esibirsi è il panzone commenda in cerca di applausi (per cosa ancora non l’ho capito bene).

    Oramai la mia statistica mi consente davvero di sentenziare a prima vista. Recentemente ricordo che ero allo Yat Marine di Marmaris, in Turchia. Stavo gironzolando alla ricerca di una zeppa di legno, quando vedo arrivare alla vasca di alaggio una classica barca “figa”, forse uno Swan. A bordo due uomini, sul ponte uno di loro in procinto di armare i parabordi: bello lì, in costume in pieno ottobre, con uno slip che a definirlo tale ce ne passava, forse il vecchio port cros avrebbe fatto meno scena. Io “ecco un altro italiano”, difatti “Giovanniiii vai più a sinistra che prendiamo la banchina”.

    Pochi giorni fa eravamo a Knidos, suggestivo porto antico con un anfiteatro greco pronto ad accoglierti alla fonda. Contesto quindi anche abbastanza mistico, e ovviamente frequentato da diverse barche. Atterriamo dopo ore di dura bolina, diamo fondo e ci rilassiamo. Mentre sorseggiavamo una birra fresca Başak esclama “ma quello lì a poppa è nudo?”. Si, era nudo, stava prendendo il suo meritato bagno, con accanto almeno 5 barche a non più di 10 metri, bandiere differenti dalla sua, sventolante orgogliosa, 1 x1,5metri, tricolore verde bianco rosso e repubbliche marinare…

    Fidatevi, potrei riportarne tanti di casi come questo. Il punto non è solo l’esibizionismo sessuale, ma aprioristico. Sempre tempo fa, arriva in rada altra classica barca “fighetta” (perché gli italiani solitamente non si muovono con barche da viaggio nel senso più stretto del termine, magari anche un po’ in disordine e piene dell’occorrente per una reale liveaboard, ma bensì con puledri ruba sguardi), con a bordo una coppia di circa 65 anni a salire. Lui Mosè! Barba bianca, tunica lunga di lino (non sto scherzando, ho le foto), con al collo telecomando e cuffie radio con cui intercedere, forse con Dio in persona, ma al momento con la più terrena moglie al timone, a cui impartire ordini sulla manovra d’ancoraggio.

    Iniziate a capire cosa intendo dire?

    Tornando al nudismo tuttavia devo ammettere che gli italiani non sono gli unici, e si trovano spesso in buona compagnia con i tedeschi, ai quali però va data l’attenuante del grado alcolico fortemente presente, 24 ore su 24.

    Intendiamoci, parlo per statistica, in quanto ci sono molte gradevoli eccezioni, e di cari amici tra l’altro, che amando stare in pozzetto in costume adamitico, non solo scelgono di dare fondo a poppavia di tutti, ma hanno fatto realizzare un ottimo e discreto tessuto copri draglie nella zona interessata, che garantisce loro la privacy necessaria.

    In conclusione, non sono un antropologo sociale per cui nonostante mi sforzi di capire il perché, francamente al momento mi è difficile fornire una risposta adeguata su cosa spinga il popolo tricolore a mettersi in mostra, ma la questione è e resta sempre quella della libertà. Tutto si può fare, basta non offendere il prossimo obbligandolo alle nostre libertà, usando la giusta discrezione. Perché non è questione di essere bigotti o all’antica (nella maniera più assoluta), e si sarebbe bello che la società potesse andar in giro liberamente nuda, ma al momento questo non é, e non sarà la nostra audacia a favorirne l’adeguamento. Di conseguenza sarebbe più corretto rispettare il senso del pudore attualmente in voga, proprio per una questione di libertà reciproca, oppure rivolgersi ad altre attività specifiche e in luoghi all’uopo organizzati. Oppure, meglio, usare il buon senso: il bello di dormire nudi di notte sulla tuga, o tuffarsi come i protagonisti di “Laguna blu”, sono cose davvero belle e che regalano un senso di libertà, quando capita le pratichiamo anche noi, ma che dovrebbero essere bastevoli a se stessi e anzi, proprio per goderne di più quando si è lontani da occhi indiscreti o giudicanti. Altrimenti, ripeto, è puro esibizionismo e diciamolo fuori dai denti maleducazione. Sarei curioso delle vostre opinioni e statistiche, e certamente ai posteri l’ardua sentenza.