Il rovescio della medaglia

    Come ogni anno, a fine stagione la barca va tirata in secco (nel nostro caso) e invernata. Ciò significa in parole povere che la festa è finita!

    “Dunque Giampaolo, ci vuoi dire che per buona parte dell’anno te la godi e ti lamenti per pochi giorni di lavoro?” segue sonora risata del sottoscritto. No, nel senso che in realtà e chi ci conosce lo sa benissimo, noi lavoriamo sempre e non lavoriamo mai.

    Nell’idea classica un lavoro è qualsiasi mansione che viene svolta regolarmente, in un orario stabilito, e/o esiste il rapporto tra domanda e offerta di ciò che si offre/vende. L’ho semplificata ma la ciccia è questa.

    Noi, tranne il primissimo periodo nel quale contavamo sulla rendita del piccolo appartamento ad Ariccia, ci siamo dovuti reinventare, muovendoci comunque per mantenere lo status di persone libere, il più possibile.

    Tale equazione non è certo risolvibile con lo schioccar di dita, tutt’altro, e anzi richiede energie mentali (e fisiche quando serve) molto ma molto ingenti. Perché sostanzialmente non c’è soluzione di continuità. Il cervello è sempre in funzione, anche per via del fatto che la libertà ha un suo rovescio della medaglia, cioè la possibilità di far ciò che si vuole. E quando questo coincide con la voglia di creare, progettare, il rischio del continuo loop è dietro l’angolo.

    Sono solito dire che lavoravo meno quando lavoravo. In un certo senso è vero. Senz’altro il contesto è cambiato e tutto è di gran lunga più gradevole e stimolante, benché l’impegno rimanga spesse volte gravoso.

    La stessa gestione della presente piattaforma è qualcosa di impensabile. Anche qui, a chi sa non devo spiegar nulla, ma chi crede che sia semplice non posso far altro che invitare alla prova.

    Le cose vanno portate avanti, indipendentemente dal luogo, dalla voglia e stanchezza del momento.

    Adesso per esempio siamo a Marmaris, e come in apertura del post le mie mani sono un tripudio di Sikaflex, grasso al litio e ferite da arma bianca (leggi cacciaviti, forbici, fascette, utensili vari).

    Non potendo distribuire i lavori a bordo nei mesi successivi (in quanto non volendoci fermare dobbiamo cambiar aria per portare avanti gli altri progetti legati alla decrescita – 😀 – ), spesso si trasforma in un tour de force.

    Dato che come in molti avranno letto su “Si può fare”, i lavori di una barca si possono riassumere con equazioni di matematica quantistica basate per l’appunto sul caos, il lavoro A in realtà porta con sé il lavoro B, cioè l’imprevisto. Dato anche che in barca spesse volte si ha a che fare con spazi ristretti, angusti o peggio si è costretti a smontare mezzo naviglio, ovvio che se lì in zona avevi previsto quel lavoro C non così urgente, ne approfitterai per fare anche quello. Solo che a questo punto l’equazione diviene all’istante la seguente: LAVORI = A+B+[C+D (imprevisti di C)].

    Basandoci su tali dinamiche operative lo spazio tempo potenzialmente si dilata, trasportandoti in una dimensione parallela la cui entrata è ben nota, ma molto meno l’uscita.

    Se poi consideriamo che non siamo macchine, l’indice di stress, ovvero funzione dell’equazione anzidetta, tocca picchi elevati, la cui soglia massima si ravvisa allorquando la palpebra (o tutte e due alternate) inizia a ballare freneticamente.

    Perché nel frattempo hai comprato il biglietto aereo low cost da mesi, e la partenza è irrimandabile. Non resta quindi che buttarsi anima e corpo e risolvere per tempo, a patto, e questo è un diktat auto imposto, di non venir meno alla qualità e affidabilità del lavoro.

    In caso di sconfitta per KO tecnico o ai punti, meglio rimandare all’inizio della stagione successiva.

                                       

    Per fortuna il panorama dove abbiamo il privilegio di soggiornare è mozzafiato, e ogni tanto la scusa di doverci recare a Marmaris town, per qualche commissione, ci regala attimi di conforto e pace. Come diceva il mio amato Kertesz “un’immagine colpisce prima allo stomaco, al cuore per finire poi alla testa e dentro agli occhi”. Esattamente ciò che avviene qui, a bordo del battello che ci scarrozza dal marina fino in città, 3 miglia più in là, concedendoci una piccola gita, intensa e a tratti inverosimile, visto il paesaggio circostante.

                                             

    E questo è un altro rovescio della medaglia.

    Insomma sta benedetta medaglia pare girare in continuazione e a noi non resta che prenderne tutte le facce, caso per caso, giorno per giorno… “MAYDAY, MAYDAY”.

    E tu, ce l’hai qualche rovescio della medaglia? Raccontacelo, facci sentire in compagnia 😀

    Buon inizio settimana e giramenti a tutti