Ho da poco pubblicato una diretta su FB, nella quale evidenzio scherzandoci un po’ ciò che sto per scrivere.

    Giorni fa eravamo in rada a Datça, una località turca letteralmente distante dal turismo di massa. Prevalentemente frequentata dai cittadini della mezzaluna, si respira una rara aria di semplicità. Niente cartelli pubblicitari con i famosi  “spagetti alla bologenese” (errori ortografici compresi), la birra costa il giusto e nessuno la regala, insomma avete capito cosa intendo.

    L’amiamo io e Başak da anni, e ancora oggi è riuscita a mantenere il suo lato ameno e sincero. Certamente la distanza di circa 200km con l’aeroporto gioca un ruolo importante su tale preservazione.

    Di conseguenza in tutti i posti del mondo avrei potuto immaginare di incontrare la nave di Jeff Bezos, tranne che qui.

    Non sono un esperto di oggetti di lusso, ma sono in grado di riconoscere 136 metri di panfilo e quindi la sua rarità. Facile inserire il nome “Flying Fox” su Google e scoprire essere uno tra i 14 yacht più grandi al mondo, appena varato e costato 400 milioni di $. L’armatore, se così vogliamo chiamarlo (mi suona molto ridicolo), niente po’ po’ di meno che l’uomo più ricco del mondo: il patron di Amazon!

    Il fascino di cotanta visita è inevitabile, e ripeto soprattutto per il fatto che poco si accosti una piccola località sul mare come Datça con l’incredibile messaggio di potere e prestigio della nave.

    Non sono un talebano, e provo a ripudiare l’ipocrisia, per cui non mi sono girato dall’altra parte ma al contrario ne ho riso, ho giocato con i miei ospiti e come bambini curiosi, l’abbiamo avvicinato per scovare indizi sulla sua SPA, la piscina, e tutti i vari altri balocchi che compongono questo lussuosissimo yacht.

    La sera sbarchiamo per cenare e lei è sempre lì. Scatto una foto, e per pura casualità vedo che l’immagine può comprendere perfettamente anche la nostra ‘piccola’ Yakamoz. È vero che la prospettiva inganna, e che la volpe volante è lunga 10 volte l’ovni 41, ma altrettanto sinceramente non saprei chi susciti maggior fascino. Sarà che noi siamo ‘il riflesso della luna sul mare’, e di certo più poetici della volpe, ma probabilmente il fatto è dovuto alla prospettiva per l’appunto. La stessa che distorce le dimensioni, aiuta ad avere un quadro più vero ed equilibrato della vita.

    Lo dico sempre che le cose vanno viste da angolazioni diverse prima di esprimere un giudizio, arrabbiarsi o come in questo caso invidiare.

    Ieri, atterriamo a Selimiye, altra piccola città a circa 30 miglia più a E. Ritroviamo un’altra volta la Fox alla fonda. Va bene qui ha più senso, la località oramai anno dopo anno, si sta trasformando in una chicca: localini, ristoranti molto carini e new age, insieme alle intramontabili taverne locali storiche e altre delizie che mantengono quel sapore genuino da noi tanto anelato. Però ribadisco, gli istanbulioti ne stanno facendo un ritrovo ambito e Selimiye si sta adeguando. Comunque non siamo a Porto Cervo, e nemmeno a Çeşme, Alaçati, o Bodrum tanto per indicare posti lussuosi della Turchia.

    Quindi la prima domanda è perché il sig. Amazon si sia preso la briga di venire a farci visita. Turismo fuori dagli schemi? Improbabile. Più facile che stia stringendo accordi importanti per un mercato imponente quale quello turco, ancora vergine ai suoi ‘prime’ e compagnia cantando.

    Ma se facessi finta di non pensare sempre a male, e ipotizzassi per un attimo che magari non ci sono affari ma scelte ponderate per tenersi fuori dai riflettori (pochi in Turchia effettivamente sanno chi è), potrei concentrarmi su ciò che facevano i ragazzi visti (e ripresi), nel mentre giocavano a tuffarsi dalla spiaggiona di poppa del colosso galleggiante. Cioè, il lusso lì dentro è sfrenato, e vederla di notte ad esempio ti fa chiedere quanti MW di corrente occorrano per illuminarla e gestirla, ma questi milionari o miliardari che dir si voglia, stanno giocando come qualunque bimbo, ragazzo, uomo sulla sabbia, o a bordo di qualche piccolo gozzetto.

    E rieccoci alla prospettiva e all’equilibrio che il mare impone.

    Lo scrivo anche nelle ultime righe del mio libro, e mi fa piacere constatare che a distanza di anni, le sensazioni restino le stesse.

    Il mare, è forse l’ultimo baluardo di vera giustizia e bilancia degli esseri umani. Siamo tutti qui, poveri e ricchi, a godere del suo abbraccio, del sale e dell’atavica sensazione primordiale di galleggiarvi dentro, per sentirsi un po’ privi di peso, di ruoli e di maschere. Il mare non lo puoi comprare, non lo puoi far tuo, non puoi modificarne l’essenza, ti tuffi tu Jeff Bezos, mi tuffo io, e tutto, magicamente, riacquista la giusta dimensione umana.

    Però Jeff ora pagami le commissioni che mi devi.