Ed eccoci con l’aggiornamento promesso!
    …Oramai avrete capito che da noi non otterrete mai un aggiornamento in tempo reale, d’altronde non sapremmo neanche cosa scrivere quotidianamente di molto interessante…Mettiamola così, questo blog assume le sembianze di un prolungamento del libro il che forse alla fine risulterà più gradevole, almeno è ciò che speriamo.

    1 Aprile, partenza da Istanbul verso quella che sarà la nostra casa per ben 2 mesi, Marmaris…Casa certo non è il termine più adatto, “cantiere” forse più calzante.
    Yakamoz ad attenderci sull’invaso dopo un inverno passato in compagnia di altre amiche in quella che l’amico Guido chiamerebbe reparto di lunga degenza.
    Torniamo al cantiere…A volte ci chiediamo se questa interminabile serie di lavori tocchi solo a noi o anche ad altri armatori, in quanto orbitando nel marina ogni giorno, oltre lavori di normale amministrazione o refitting lussuosi di megayacht, difficilmente osserviamo altri due pazzi che armeggiano assiduamente intorno alla propria amata…stavolta neanche ditte esterne eventualmente pagate allo scopo (le quali si limitano certo alle solite mansioni ordinarie).
    Yakamoz non è la barca più matura dello Yat Marine anzi, ci sono molte vecchiette che le farebbero da zie…allora?
    La domanda resta sempre senza risposta, tranne l’ipotesi che forse siamo gli unici, o tra i pochi, con ancora qualche energia e la volontà di mantenere come nuova la nostra amata.
    A noi fa piacere ogni qual volta un amico mette piede a bordo e si meraviglia quando sente che la data di nascita è 1987!…Ma se sapesse quanta fatica per ottenere detto stupore…
    In effetti dovessimo limitarci all’ordinaria manutenzione sarebbe questione di una settimana di lavoro passata anche in souplesse.
    Invece a noi ora tocca terminare il lavoro iniziato a ottobre e cioè finire la sverniciatura di molte parti del pozzetto, ripristinare zone a vernice nuova, come le “alzate” laterali, ma tenendo conto della regola ben appresa e cioè lasciando fughe importanti evitando continuità con il resto delle verniciature.

    Carteggiare tutti i listelli in teak delle panche (sostituire quelle impossibili da recuperare), rimontare il tutto, realizzare 130 e passa tappi in teak per coprire altrettante viti (operazione realizzata grazie ad un kit di mini frese per trapano trovate su ebay a circa 9€!), incollare i tappi, far saltare via le teste con uno scalpello affilato e ricarteggiare tutti i punti per rendere il tutto omogeneo; infine passare l’olio per teak.

    Smontaggio pulegge frenelli timone, pulirle con gasolio, carta fine, ingrassaggio e rimontaggio del tutto.
    Andare avanti con la pulizia e il miglioramento di alcune parti dell’impianto elettrico.
    Staccare definitivamente lo Sterling per l’eccitazione dell’alternatore (causa di inutili potenziali imprevisti).
    Antivegetativa e pronti il 26 aprile ad entrare in acqua.
    La nostra mèta è molto vicina, la rada subito antistante il marina a Yalancibogaz: qui continueremo la serie infinita di lavori.
    E quindi…
    Smontaggio di tutti gli altri plexy fissi, pulizia con tiner e acqua, carta fine per tutti i fori (centinaia), e spazzolata delle viti una per una (sigh!); passata di primer sia su l’alluminio che sui plexy, applicazione Sika (in realtà stiamo trovando maggiore soddisfazione con un prodotto della Bostik nautico, Simson) e riavvitatura dei pannelli.

    Soffermiamoci un secondo.
    Il primer è necessario per la migliore resa del sigillante, solo che almeno qui a Marmaris, un primer nero (così da far vedere un bel nero-mascherina nelle parti non adibite a “vetro” per intenderci) non esiste…potreste trovarlo bianco, rosa persino, ma nero no!
    A quel punto avendo scelto il grigio vista la marca di primer che normalmente utilizziamo, ci siamo ritrovati con un effetto grigio-beige decisamente osceno.
    Decisione presa, proveremo a verniciare di nero esternamente i plexy rispettando la mascheratura anzidetta, seguendo l’esempio dei plexy del noto cantiere di catamarani Fountaine Pajot (anche altri cantieri usano l’accorgimento).
    In realtà ci sarebbe un primer nero della Sika, molto costoso, ma che ci avrebbe fatto risparmiare quello che è avvenuto dopo…Però alla fine altre motivazioni hanno avuto la meglio sul Sika.
    I plexy con molte viti, a lungo andare e benchè noi si osservi tutti gli accorgimenti tecnici del caso (compreso successiva ulteriore “iniezione” di sigillante vite per vite), possono creare infiltrazioni; parliamo di bulloni che insistono su filettature direttamente nell’alluminio, diverso se ci fossero stati i dadi, allora la questione sarebbe risolta pressochè definitivamente.
    Come tutti sanno scovare un’infiltrazione è impresa da indovini, l’acqua segue percorsi misteriosi e quindi è una bella caccia al tesoro.
    Per evitare l’inconveniente, la verniciatura esterna dei plexy, a nostro avviso, garantisce un’ulteriore fascia di protezione per le microinfiltrazioni e, soprattutto, volendo applicare un domani un piccolo strato di sigillante nero, questo tenderebbe a non notarsi esteticamente.
    Il problema è che non potendo ricoverare Yaka sotto un bel capannone o una tendastruttura, resta come sempre l’opzione di applicazione vernice a rullo.
    Ora, dopo anni di rullo, possiamo assicurare che non c’è alcun modo di restituire una superficie esattamente liscia come quella che si vede in una barca appena uscita dal cantiere solo con il rullo stesso e una buona carteggiatura preparatoria: perchè normalmente l’effetto “seta” si ottiene applicando la vernice con la pistola e compressore!
    Ma “si può fare” comunque!
    …Con tanta e tanta pazienza.
    Nel frattempo diamo la solita mano scarsa di primer grigio.
    Poi la prima mano di nero bicomponente poliuretanico…solo che ci viene venduto un barattolo non proprio nuovissimo e quindi il risultato è peggiore del previsto: ergo, carteggiatura semitotale e gentile cambio del barattolo da parte dello shipchandler.
    Ok ne approfittiamo per carteggiare a modino: carta grana 120-240-320-400-600 fino ad ottenere un effetto simile alla pelle di un bambino!
    Seconda mano di nero (quasi la prima): nulla, la vernice è buona, anche ben diluita appositamente, ma la buccia d’arancia è inevitabile e il miglior rullo sintetico liscio non riesce a eguagliare la pistola ad aria.
    Ok si ricarteggia con la solita procedura e si riapplica ancor più diluito: sempre uguale, un po’ meglio forse, ma non è il risultato voluto, ovvero liscio e possibilmente MAT, cioè opaco…Perchè una poliuretanica nero MAT qui non esiste!
    Ok, si ragiona.
    Si studia meglio il da farsi, si cerca su internet l’impossibile, chiediamo ai professionisti, ma alla fine, incredibile, con prove e controprove ci arriviamo da soli!
    Una volta applicata l’ultima mano di nero (ragazzi carteggiare il nero è una cosa assurda, il nero sporca sul serio tutta la barca quindi cercate se dovete utilizzarlo, di carteggiare assolutamente con un aspiratore applicato alla rotorbitale altrimenti la successiva pulizia è un’impresa non di poco conto per chi come noi ha avuto la bella idea di farlo in…RADA e quindi senza aspirapolvere ecc. ), va rieffettuata la carteggiatura arrivando fino alla grana 400, facendo scomparire tutta la buccia d’arancia, ma a quel punto va via si il lucido della vernice originaria però certo l’effetto è “sporco” a causa della carteggiatura stessa.
    Allora, chi ha la lucidatrice usa quella, chi come noi non ce l’ha (abbiamo tutto ma proprio tutto e di più…tranne la lucidatrice, strumento più pertinente agli scafi in fiberglass) usa semplicemente il trapano a velocità minima (sugli 800 rpm), platorello circolare con base in velcro, e invece di applicarci sopra la spugna “professionale” da diversi soldini, si prende una classica spugna da cucina per pulizia piatti (certamente nuova), le si taglia con il taglierino una buona pancia (lato morbido) per aumentarne la funzionalità e ridurre l’attrito con l’aria-rotazione, si applica sul platorello così com’è, si prende la classica pasta abrasiva da carrozziere e…magia, tutto si sistema regalando un bell’effetto nero opaco “pulito” e liscio senza invidiare la verniciatura a pistola…facile? Insomma… 😀

       Plexy finiti e verniciatura antiskid sovratuga(la foto non rende giustizia fidatevi)

    Poi quest’anno abbiamo deciso di rinnovare tutti i cielini degli interni, attualmente in scai bianco oramai tendente al beige…
    Per far ciò bisogna armarsi di pazienza e nel nostro caso scegliere di modificare la logica originaria totalmente in contrasto con la praticità e smontabilità che una barca come l’ovni dovrebbe avere (non sappiamo se l’attuale scai sia l’originale o opera di precedenti refitting): attualmente i pannelli vanno a finire dentro le modanature-cornici degli oblò…assurdo….perchè volendo smontare un cielino magari per un controllo o la sostituzione di un cavo elettrico, toccherebbe rompere i tappi di legno copri viti, svitare le cornici, provvedere al da farsi, rimontare il tutto, ripristinare i tappi e carteggiare e riverniciare le cornici…ASSURDO!
    Quindi la decisione è presa, il fidato multimaster e via di tagli precisi quasi fosse laser a girare intorno alle cornici, di modo che dopo i pannelli verranno applicati direttamente a filo cornice e quindi smontabili ad ogni bisogno senza problemi.

    I pannelli sono in compensato marino da pochi mm e quindi potenzialmente fragili dopo tanti anni: per fortuna tranne pochi casi sono riutilizzabili, ma questo comporta una buona pulizia della vecchia colla e spugna di rivestimento dello scai oramai impoltigliata ben bene…
    La rada complica ovviamente tutta l’operazione e richiede attenzione per non far svolazzare la gommapiuma ridotta dal tempo in micropolvere…

    Ok, stringiamo, tutto pronto iniziamo a spillare lo scai ai pannelli compreso nuovo velcro e si comincia a provarne il risultato…incoraggiante.

    Alla fine il lavoro ci soddisfa e sembra fatto da professionisti: almeno ci piace pensarlo 🙂 .
    L’operazione abbiamo scelto di limitarla al momento solo alla cabina di prua, quella normalmente riservata agli ospiti, dato che quelle di poppa hanno uno scai in ottimo stato, e il tempo è agli sgoccioli (siamo arrivati ai primi di giugno e dobbiamo imbarcare una coppia di amici a metà giugno), quindi il passaggio e il quadrato riceveranno il refitting a fine stagione.
    Una nota sullo scai: dopo tante ricerche siamo riusciti ad acquistarlo a Istanbul per circa 9TL per 1 metro x 1,4 metri = circa 3 €! (per la cabina di prua ne sono serviti circa 5mt = 15€!)
    Un lavoro del genere che al momento a noi è costato tanta fatica e circa 15€ in totale (!), fosse stato effettuato da una ditta…non osiamo neanche pensarne l’importo.

        Ecco il risultato!

    E poi…Applicazione tubolari tender con sistema originale Walker Bay (il sistema è originale nel senso che è quello, ma ovviamente fatto da noi 😉 ) eliminando lacci e lacciuoli e rivestendo gli stessi tubolari con tessuto impermeabile blu (avanzato per un tendalino tempo fa) e matafioni a stringere…Il trucco è cucire un sagolino in stile sprayhood e inferirlo nella stessa canalina d’alluminio…
    Realizzazione rivestimento spiaggetta e pedanina d’entrata in sughero, stile teak! (è stata una prova e al momento ci sta soddisfacendo molto, costo risibile e 2 cartucce di Simson-Sika)…In realtà il lavoro è facile perchè il sughero da 3mm si taglia con una buona forbice in listelli a piacere, poi si applicano su uno strato di Sika (indico sempre il Sika per comodità di comprensione ma avrete capito che non lo usiamo più) “pettinato” con apposita spatola dentata; dopodichè il lavoro più rognoso e di pazienza è scotchare tutti i listelli per ricevere la colata di Sika, considerando di togliere la nastratura non appena possibile onde evitare indurimento del sigillante con tutto lo scotch! Poi un buon taglierino a lama lunga tutta fuori e via a tagliare raso il Sika eccedente nelle fughe (una volta indurito).

    Ecco la spiaggetta appena fatta e dopo 2 mesi di uso intenso compreso qualche macchia (ma che andrà via) di “sangue” di tonno…! Direi pressochè perfetta

    Pedanina di salita

    Per non tediarvi ulteriormente omettiamo gli altri lavori più o meno importanti, per passare direttamente al primo vero alaggio di àncora della stagione: ci spostiamo solo di 3 miglia in rada davanti Marmaris, ma l’emozione di esserci liberati della vista di trapani, carte, chiavi e chiavette, solventi, vernici e chi più ne ha ne metta, è indescrivibile…Vengono a salutare la nostra rinascita persino dei delfini avventuratisi nel piccolo golfo, la stagione abbia inizio.

    A Marmaris effettuiamo gli ultimi acquisti, utili a finire i dettagli anche della cabina di prua (con colla calda applicheremo un bellissimo cordoncino in vari punti: anche nella toilette!), cambusa e dopo una settimana salpiamo alla volta di Symi, nostra classica prima mèta stagionale dove a Pedi potremo far gasolio e acquistare un po’ di vino.

    La veleggiata è squisita, vento perfetto, bolina larga e traverso senza cambiare praticamente bordo fino a Symi; una rarità in quanto nel canale di Rodi il sw soffia sempre obbligandoti a bordi su bordi o lunghe puntate alla stessa Rodi, raddoppiando miglia e tempo effettivamente occorrente per il viaggio.

    Il giorno dopo atterriamo a Datca e ci rechiamo dal tappezziere di fiducia per sistemare alcune cose compresa un’idea venuta in mente a Basak quando sbarcavamo nel marina per prendere una doccia.
    In uno di quei giorni, notiamo vicino a un bidone della spazzatura un porta parabordo in inox: molti di voi lo conosceranno, si tratta di un cilindro fatto di telaio leggero tubolare in inox, da imbullonare al pulpito di prua (spesso si vedono sui motoscafi) per potervi alloggiare i classici parabordi a salsiccia, e che nuovi costeranno non meno di 30€ l’uno.
    Spesso nei marina (lo facciamo anche noi con cose di cui vogliamo disfarci) le cose che non si utilizzano più, o vengono vendute nel mercatino (allo Yat Marine si organizza ogni anni raccogliendo partecipanti anche di altri marina distanti 50km!) o si lasciano fuori dal bidone.
    Questo era il caso in questione, anzi dentro il bidone ce n’erano altri 2, tutti e tre in perfetto stato: perfetto prendiamoli, puliamoli, anzi disinfettiamoli e vediamo poi cosa farci, di certo non per far bella figura e sistemare solo 3 dei 12 parabordi che abbiamo!
    La fortuna volle che mentre ci allontanassimo con la “refurtiva” in mano venissimo intercettati dal vecchio proprietario, il quale gentilmente ci invitò a seguirlo in barca per poterci donare anche gli attacchi specifici…che bella cosa la marineria…(tra l’altro ci raccontò di averli provati a vendere diverse volte senza successo).
    Ok ora abbiamo anche 3 porta parabordi, e ora?
    Basak ha già visto cosa farne: porta oggetti!
    In effetti a noi lo spazio nei gavoni non manca, ma come tutte le barche-casa non è mai abbastanza, in particolare sulla spiaggetta di poppa dove stiviamo pinne, maschere, scarpe e articoli vari.
    Fino a ieri ci adattavamo con borsoni simpatici appesi al pulpito nel miglior modo possibile…Ma da oggi siamo felici possessori di tre “borse professionali” (sembrano fatti apposta) molto belle e capienti: 1 per le pinne-maschere-boccagli, 1 per le scarpe (e con gli ospiti ce ne son parecchie), 1 per gli oggetti di pulizia e altro di Giampaolo! Brava Basak
    Acquistato a Marmaris un tessuto a righe bianche e blu per 10TL (circa 3,5€) e 6TL per le fettucce a chiusura dei sacchi (in realtà bellissimi lacci blu da scarpa…lunghi lunghi), il tappezziere di Datca ha provveduto a cucire splendidamente l’imbastitura fatta da Basak e il gioco è fatto per un totale di massimo 20TL = 7€ per 3 bei contenitori in inox-tessuto!

    Eccoli!

    Basak estremamente soddisfatta, a buon ragione!

    A noi piace raccontare queste storie perchè sono più all’ordine del giorno di quanto possa sembrare, ma, ed è l’aspetto più importante, senza venir meno alla qualità o all’estetica, anzi…Quindi si hanno due strade per migliorare la propria barca, recarsi al primo shipchandler e fare la spesa con il portafogli pieno oppure saper cogliere le occasioni e aguzzare l’ingegno: stesso risultato ma chi proverà maggior soddisfazione?
    Ok salutiamo anche Datca alla volta di Kos, anzi in effetti a 1 ora di vela da Kos, ovvero Karaincir (15mn a w di Bodrum), sempre Turchia ma che offre un riparo molto più sicuro e sereno.
    Qui attenderemo il 15 giugno, finendo ciò che si deve finire e preparando Yakamoz al massimo della sua forma. Il 15 ospitiamo una coppia di amici che scopriremo essere fantastica, veramente. Sognano anche loro una vita diversa e noi facciamo il possibile per dargli quel che possiamo.
    E Yakamoz va…
    Alla prossima amici e buon vento a tutti voi.