Il giorno degli innamorati, fiori, scatole di cioccolatini possibilmente a forma di cuore, cene al ristorante, e fin qui tutto regolare, di prassi.

    Ma cosa si può fare quando l’amante è una barca?

    Si dice che le barche abbiano un’anima… si, lo confermo. E lo dico io che sono un anti materialista convinto, dato che non mi sono mai legato troppo alle cose, agli oggetti, persino agli appartamenti.

    Quando vendemmo la nostra prima e unica casa, intendo quella fatta di mattoni, Başak, sempre molto più sentimentale di me, ne pianse. Io non versai una lacrima.

    Non che mi importasse nulla, in quanto dentro di me sapevo quanto rappresentasse quel nido d’amore, cornice dei nostri primi sogni e desideri, ma insomma la proiezione in avanti di quegli anni e la mia predisposizione caratteriale, mitigarono molto tale importante separazione.

    Oggi però “questa cosa qui”, chiamata barca, e anzi nel nostro caso “Yakamoz”, assume un valore fuori dagli schemi.

    Başak quando la salutiamo per l’invernaggio le dà un bacio, la chiama piccola come se fosse la figlia; si commuove nell’andar via e nel ritrovarla. Io, un po’ più arcigno, ma forse solo per recitare il ruolo dell’uomo tutto d’un pezzo (?), me ne guardo bene dall’essere così affettuoso, però sotto sotto so che queste 10 tonnellate di alluminio, mi hanno dato e continuano a darmi tantissimo.

    La barca non è una casa, ma lo è. Non è un mezzo, ma lo è. Non è un ventre materno, ma lo è. Non è un amante, un fratello, un padre, una moglie, un figlio, ma è tutte queste cose messe assieme.

    Perché quando sei solo in mezzo al mare, senza nessuno che ti può venire a prendere, quando affronti una burrasca e scommetti tutto ciò che hai sulla tua pelle e soprattutto sulla sua, quando sei in rada a goderti un tramonto mozzafiato, ebbene, allora capisci che la barca è una dimensione a parte, e chi non lo ha mai provato non può sul serio comprenderlo.

    Non credo di aver mai scritto nulla sul giorno degli innamorati, ma oggi lo faccio perché Yakamoz è lontana, noi qui in Portogallo per i soliti strani percorsi della vita, che ci vedono sempre immersi in mille cose e progetti, e lei è lì, sola soletta (no dai insieme a tante altre amiche), sotto il fedele cagnaro a scaldarsi dal freddo di un inverno che non è mai troppo mite, persino a Marmaris.

    Yakamoz è sì lontana fisicamente, ma mai così vicina come in questi giorni, in quanto c’è il suo nome scritto al primo posto della classifica provvisoria, dell’Oscar della vela italiana!

    Da quando ha iniziato a proteggere le nostre membra, dall’ormai lontano 2008, ha regalato a me e Başak una marea di emozioni, talvolta contrastanti, ma sempre intense; e quando belle, be’ che dire, il termine “indescrivibile” appare riduttivo. Come la migliore delle storie d’amore, dove il viaggio non è solo miglia percorse, mare blu e vento, ma sensazioni, fiducia e voglia di continuare.

    Buon San Valentino Yakamoz, e continua a farci sognare

    I tuoi amanti, Başak e Giampaolo

    La prima fase del contest sta per terminare, domani alle ore 12 si chiudono le votazioni.

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    Grazie a tutti voi amici.

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