Ho ricevuto e pubblico uno splendido, per me, pensiero, di un nuovo amico, Alberto Gamannossi, a cui ho chiesto di collaborare con la piattaforma dati gli obiettivi comuni. Quindi il nostro caloroso benvenuto a bordo ad Alberto.

Prima di tutto due parole su di lui, anzi gli lascio la parola direttamente:

“classe 65, faccia da pirla, orso per vocazione, e da qui il sopranome “Orso pirla”! Nel 2003 vado in ferie con la famiglia all’isola d’Elba, avevo comprato un “gommino” di 3 metri, uscivamo solo per raggiungere le spiaggette. Nel pomeriggio, essendo insofferente all’ombrellone, giravo per una spiaggia vicina quando mi imbatto in un bagnino rasta che dava lezioni di wind surf, oltre ad armare un’Alpa 5.50 con cui faceva uscite. Provata e amore fù. Il giorno dopo mi mandò da solo e da allora è stata un’escalation. Patente nautica, imbarchi alla pari, imbarchi a pagamento, trasferimenti, poi trasferimenti in solitario, poi prima tinozza a vela autocostruita, poi restauro primo cabinato 5.50 e poi acquisto del First 24 attuale in Francia, trasferito l’inverno scorso via mare e poi tanti lavori. Trovato cantiere di ‘cacca’, disalberato per lavoro mal fatto. Poi caduta deriva mobile, altro lavoro mal fatto (mi stanno pagando i danni a rate). Insomma eccomi qua. Quasi pensionato, e con il desiderio di vivere con quanto basta, sena cadere troppo nei tranelli di una società iper consumistica e annichilente, avida del mio tempo.” (Alberto da poco cura anche un suo blog personale, “Il respiro del mare”).

Solo me stesso

Fuggivo senza sapere da chi o da cosa. Sentivo troppe voci, vedevo troppi visi e finivo con non ascoltare la mia voce e non saper più che faccia avessi io.

Tutto era troppo veloce, spietato, irrisolto.

Ci misi anni a focalizzare che quel che sentivo pian piano uccidermi non era il lavoro o la routine, ma la mancanza di spazio. Non poter respirare lentamente e perdere lo sguardo nell’infinita’ di un tramonto.

Furono anni dilaniati tra il mostrarsi un individuo socialmente accettabile ed essere un orso solitario. Quando reclami la tua vita indietro spesso è troppo tardi. Nessuno capira’ il tuo desiderio di solitudine. Saranno tutti pronti ad addossarti altre donne, amori segreti, bieche motivazioni di ogni genere, mentre lo scegliere di vivere la propria vita non dovrebbe nemmeno essere oggetto di discussione. Il mare mi ha dato ciò che il mondo cercava di togliermi. Il tempo di ascoltare, di stupirmi, di piangere o ridere senza sentirsi dire: “vai da qualcuno a farti aiutare”.

Io volevo soltanto me stesso. La mia casa era stretta e lunga. In verità nemmeno troppo. Era lo spazio giusto, sospeso sull’acqua che mi occorreva per dare un senso alle cose. Solo questo.

Non occorreva nessun medico, nessuna donna, nessuna pillola, era tutto dannatamente semplice, ma nessuna delle persone che avevo accanto era in grado di comprenderlo…