Si può fare

Si può fare

Un libro complicato da sintetizzare, poiché è il mio primo lavoro. Per me un cult, alla stregua del primogenito, quindi affetto speciale incluso.

Leggendo i vari commenti o recensioni ricevuti in seguito, una delle parole ricorrenti è “genuinità”. In effetti se successo ha avuto, molto è stato grazie all’autenticità con cui l’ho scritto, in modo del tutto inconsapevole: d’altronde non poteva essere diversamente. Parlo della storia mia e di mia moglie Basak, alle prese con un bivio fondamentale: quello di rimanere nel “sistema”, classicamente consumistico e produttivo, o raccogliere quanto da noi effettuato sin lì, e ripartire alla scoperta di una nuova dimensione, totalmente sconosciuta. La libertà. Libertà di svegliarsi al mattino a bordo di un veliero e dedicarsi a sé stessi, mettendo a frutto vecchie idee o passioni, inevitabilmente archiviate per le incombenze della frenetica quotidianità; o semplicemente leggere un libro senza scadenze temporali, impegni inderogabili. Inutile aggiungere quale strada percorremmo. Si intuisce anche dalla copertina del libro, non è vero?

Ma cambiare così profondamente non è facile. E lo descrivo, tento di trasferire al lettore i dubbi, le paure, le difficoltà nell’organizzare la partenza “definitiva”. Quanto è stato complesso scegliere la barca, futura casa, così come imparare di nuovo a usare le mani, apprendendo una serie di mestieri necessari alla sua manutenzione, tenuto conto del basso budget a disposizione: dall’elettricista, al meccanico, al resto.

Nel libro racconto le prime esperienze veliche e i relativi aneddoti fantozziani, ma pure romantici e avvincenti. Incontri di altri come noi, nuove amicizie, considerazioni sulle vecchie e riflessioni su quanto, dopo un po’, tutto ci apparisse chiaro, limpido e perché no facile.

Ho voluto includere anche una lista abbastanza dettagliata dei costi, quelli che affrontiamo tutt’ora, veritieri, per dare una mano al lettore che volesse farsi un’idea pratica, tangibile. E alla fine conclusioni personali, che ci riportano all’impossibilità mentale di tornare indietro, una volta capito che “Si può fare”.

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A conti fatti chi è il barbone?

A conti fatti chi è il barbone?

Questo mio breve eBook è una risposta alla solita obiezione dei ben pensanti: “ma con 500 euro al mese si fa la vita da barboni!”. Un saggio immancabile nella libreria del futuro cambiatore di vita a basso budget, il quale dovrà tener conto dei continui “attacchi” da chi invece pensa che per gestire una barca non bastino 5000 euro mensili, Martini sul tavolo incluso.
Parto dall’analisi della nostra vita precedente, in cui svolgevamo l’attività imprenditoriale, e riporto anche esempi di amici e conoscenti attualmente impegnati in quella che considero una corsa al massacro. In Italia ancor di più, vista la presenza di regole del gioco, arbitrarie, incomplete, anacronistiche, e spesso ridicole, che tutto fanno tranne agevolare un individuo desideroso di imprendere. Così come analizzo le certezze, o meglio le incertezze dell’impiegato, funzionario che sia.
E vado di conto, ipotizzo un business normale, i rischi, la relativa tassazione, gli impegni e le esigenze personali, e il tipo di vita effettivamente condotta.
Poi la confronto con quella di chi vive in barca con poco – come me e mia moglie – e in qualche maniera lascio trarre al lettore le conclusioni su chi sia realmente il “barbone”.

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Ribellarsi… Come si può

Ribellarsi… Come si può

Un saggio riflessivo, che spiega grosso modo il punto di vista sulle questioni umane e socio politiche, di un marinaio, di una persona che a un certo punto della propria vita sceglie di prendere le distanze con la società che l’ha ospitato, (e in qualche modo oppresso, meglio compresso) per più di trent’anni.

Quando si è immersi nella natura come chi vive in rada su una barca a vela, la dimensione cambia; le valutazioni e le interpretazioni dei fatti rimandano a una dilatazione prima impensabile. Quindi si applicano dei nuovi strumenti per decodificare i fatti, ora forse visti e sentiti più chiaramente, e onestamente.

Ed emergono dei pensieri scomodi, non c’è dubbio, a tratti coriacei tipici dell’uomo di mare, quello con la pelle segnata dal sole e dal sale, anche da qualche tempesta vissuta realmente, e che non guasterebbe nel vissuto di ognuno di noi.

Perché accorgersi di quanto si è piccoli e impotenti contro le forze della natura ridimensiona il nostro ego, ci porta a più miti consigli, ristabilendo anche la scala dei valori fin lì messa in piedi.

Infine propongo delle soluzioni, più ipotesi, sul come ognuno di noi potrebbe ribellarsi a regole apparentemente granitiche e inevitabili, nella consapevolezza che i nostri margini di manovra, pochi che siano, esistono, per provare a cambiare la rotta, come il migliore dei marinai.

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