Cime a terra… da solo

    Cime a terra… da solo

    Frequente è la domanda di amici che vengono a trovarci a bordo, con anche l’intento di imparare qualcosa: ma come si possono portare a terra le cime se siamo ‘navigatori solitari’?

    Per chi non lo sapesse la manovra di cime a terra (che spiego nel manuale, ormai devo dire divenuto un must: grazie a tutti gli estimatori), è un’opzione di ormeggio e quindi di ancoraggio non molto comune sulle coste italiane, ma diffusissima in Grecia e soprattutto in Turchia.

    Il perché è presto detto: fondali profondi, rade strette dove poterci star tutti, costa adeguata a ricevere le cime (leggi sassi, alberi e, come a Gocek, direttamente le bitte messe a disposizione gratuitamente dal comune turco, insieme ai gavitelli).

    Inoltre il contesto è talmente bello che difficilmente si rinuncia a vedere la poppa della propria barca a 5/10 metri da quel pino che sta lì a sbalzo sul mare come un naturale ombrellone.

    Detto questo però, avviso sempre che cime a terra non è un ormeggio sicuro con cattivo tempo, a meno di aver preso un gavitello (verificato), o che la rada sia una sorta di “abbraccio materno”, giusto giusto per te e poche altre barche, e la cui costa sviluppi in altezza almeno 30 metri, il tutto a far si che sostanzialmente sei totalmente protetto: insomma circostanze più uniche che rare. Perché il vento non è regolare, e se arrivano 30 nodi al traverso, il rischio di spedare àncora e far casini è molto, ma molto alto. Cosa per cui noi sempre alla ruota con botte di vento previste.

    E ora veniamo alla domanda principe.

    Tutto è molto semplice, più di quello che si possa immaginare. Intanto il consiglio che mi sento di dare è quello di organizzarsi bene, scegliendo di effettuare l’operazione quando termiche e disturbi vari non possano influire sulla manovra: quindi sforzatevi di conoscere le peculiarità della zona.

    Di conseguenza se sappiamo che alle 9 del mattino non c’è vento, e siamo arrivati di sera, stiamocene alla ruota e attendiamo il buon dì. Se invece c’è spazio, il vento ce lo permette, siamo pratici, in tal caso non esiste orario che tenga.

    Studiamo la costa dove riteniamo poterci mettere cime a terra: sassi, alberi, sassi sommersi (foche forzute, tartarughe stanziali, ecc.); rechiamoci con la barca al minimo a battere la batimetrica di tutta la zona di manovra, sia per dar fondo che la profondità vicino costa. Abbiamo dubbi o la vediamo rischiosa avvicinarci? Diamo fondo in sicurezza per 20 minuti: variamo il tender, scandaglio a mano e via come una volta, il risultato è garantito e riceverete l’ammirazione degli altri.

    Va bene tutto quadra, allora prepariamoci a dar fondo. Come descritto nella guida, consideriamo ad esempio 10 metri di fondo, per cui apriamo la frizione e mandiamo giù almeno 30/40 metri a barca in movimento con retro poco sopra il minimo: la frizione è importante per non perdere terreno, cosa che con il comando elettrico avverrebbe. Facciamo far testa, la barca si ferma e viene richiamata dall’àncora. Ora, se ci fosse l’aiuto a bordo, questi si tufferebbe e tutto sarebbe più comodo e veloce, ma noi siamo soli: meglio soli però che male accompagnati!

    Spegniamo il motore e lasciamoci riportare alla ruota (certamente avremo scelto uno spazio di manovra adeguato). Scendiamo sul tender insieme alle cime galleggianti (dettaglio fondamentale, altrimenti serve un parabordo), le assicuriamo tutte e due, dritta e sinistra, agli alberi o altro che sia e le filiamo in acqua fino al punto che abbiamo deciso di poterle recuperare comodamente e senza rischi direttamente dalla barca. Torniamo a bordo e, armati con il mezzo marinaio, rimettiamo in moto, inseriamo la retro, nel caso diamo più catena e come se niente fosse recuperiamo a bordo prima una cima dandole volta alla galloccia, e poi l’altra. Il gioco è fatto. Come detto prima, se le cime sono del tipo non galleggiante, assicuriamo un parabordo al capo delle cime. Non è obbligatorio preparare la manovra direttamente con le due cime per le rispettive gallocce, basterà sistemare la prima e poi con calma partire con la seconda già data volta in galloccia, e a nuoto o con il tender procedere a terra.

    Buone cime a terra, navigatori solitari (“e capisci che il giro del mondo in solitario, è una di quelle imprese che non servono a un cazzo…” cit. Alberto Sordi)

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