La barca a vela vista da un bambino

    La barca a vela vista da un bambino

    Scartabellando nel computer per sistemare alcuni file, mi imbatto in questo regalo risalente allo scorso anno: Aurora è l’autrice e artista di cotanta perla.

    Non posso fare a meno di guardarla con attenzione, poiché nei mesi finita tra le tante cose importanti che mi ero promesso di sistemare e, come nel caso in questione, dedicarvi un articolo.

    Si perché Aurora come tutti i bambini è riuscita a cogliere il succo della sua vacanza, fornendo l’interpretazione più schietta che mai potesse avere un adulto.

    Vediamo il disegno.

    Il sole è presente, e d’altronde in Egeo ad agosto l’argomento non viene messo in discussione; la nuvola a destra non so cosa sia, ma non ricordo di averne viste, prendiamola come licenza poetica dell’artista.

    E veniamo a Yakamoz, la protagonista assoluta: bellissima! Cioè io vedo attraverso gli occhi di Aurora il suo castello incantato, composto da tanti componenti tra cui alcuni per lei senz’altro più incisivi.

    Difatti a poppa l’immancabile scaletta, ritratta come un piccolo ponte levatoio, che ci consente di porre un collegamento tra noi e il mondo, in questo caso salato.

    Poi appena sopra il rollbar, disegnato di un color marrone che sembrerebbe materializzarlo in legno: probabilmente ancora oggi non sa a cosa possa servire, dato che non v’è traccia dei pannelli fotovoltaici in sommità e di altri accessori, ma deve aver caratterizzato i suoi pensieri, forse ha costituito un appoggio sicuro durante le navigazioni, e non solo per lei… fatto sta che eccolo là, lui e non altri.

    Andiamo a prua dove l’albero fa bella mostra di sé, con la sua randa aperta anche se al contrario, ma possiamo vederla come un’apertura a farfalla dai. Sotto vento potrebbe percepirsi un piccolo fiocco, pur se frutto forse di un errore iniziale, che però ci prendiamo e teniamo stretto senza colpo ferire.

    Prima di accingerci sotto coperta ecco lo strumento di comando, la ruota del timone (almeno penso), riportata come una palla blu.

    Scendiamo grazie alla comoda scaletta e troviamo la cucina, subito seguita a poppavia, come ordine di importanza, dalla cabina di Aurora, compreso il suo letto rialzato, con sopra non saprei cosa, ma glielo chiederò, un giorno, chissà.

    La catena poi è una meraviglia, sembra una stella filante di carnevale che magicamente ci tiene fermi in qualche modo misterioso, accanto a una stella marina.

    Ovviamente non c’è traccia delle altre cabine, del bagno e del quadrato, in quanto zone per lei poco importanti.

    E ora i componenti l’equipaggio.

    Lo scrivente Giampaolo, in testa d’albero a scrutare l’orizzonte: devo dire che mi emoziona molto e mi inorgoglisce vedermi come un marinaio avvenente e atleticamente capace di balzare a 15 metri a mo’ di Tarzan. E la fantasia della bimba non mente, evidentemente nonostante non abbia fatto nulla di speciale, tanto meno passeggiare sulle crocette, ero per lei qualcuno di super, per giunta dotato di capelli (notare la marcatura della testa…).

    Ma scendiamo sul ponte, anzi in pozzetto, ed ecco Rita e Riccardo, messi lì lei con capelli fedeli alla realtà (realtà aumentata, anzi da aumentare meglio), con il sorriso, perché in effetti si divertì parecchio, e Riccardo ritratto anonimamente benché con una capigliatura invidiabile (noterete nelle mie parole un filo di invidia) e la bocca aperta; effettivamente il simpatico amico ci intrattenne parecchio con i suoi racconti, in particolar modo prestò molta attenzione ad Aurora, con una saggezza e un savoir faire unici, allorquando lei, ad esempio, improvvisava barzellette interminabili e dai risvolti incerti. Rimarrà per sempre nei nostri ricordi come il signor Taaaaac!

    A poppavia, appoggiata al rollbar (per non dire svenuta), la mamma Enrica: il commento-nuvoletta di Aurora è un lapidario ZZZZZZZZZ. Difatti la povera Enrica si trovò pressoché tutta la vacanza in stato comatoso, per via del mal di mare, il che la obbligò a ronfate eterne nell’immaginario della vivace figliola.

    Figliola che insieme a papà Federico godeva della settimana magica, immersa nelle splendide acque egee, per tanto, tanto tempo, e il disegno non mente.

    E infine come le persone più importanti di un racconto, la mitica comandantessa Başak, ritratta è vero ai fornelli, poiché oltre a occuparsi delle faccende squisitamente marinare, ci sfamò tutti quanti per sette giorni, cosa che colpì positivamente Aurora e diciamocelo anche il signor Taaac!

    Ne approfitto quindi per porre i miei più sentiti ringraziamenti alla mia dolce metà, che davvero con determinato stoicismo, riesce a fare l’impossibile e anche di più, gestendo i più disparati compiti in barca, dalla rotorbitale al timone passando per i fornelli.

    I nostri amici e ospiti lo sanno molto bene, e se tornano a trovarci ogni anno è proprio perché percepiscono quanto il binomio Başak e Giampaolo sia indissolubile e forse sinonimo di piacere e passione portati ai massimi livelli (per quello che possiamo, certamente); e non lo dico io ma lo rappresenta egregiamente il disegno di Aurora, che con orgoglio appenderò simbolicamente in quadrato in attesa di riceverlo di persona.

    Grazie Aurora, grazie amici che ci sopportate, vi divertite (speriamo) e ci date una mano ad andare avanti nel nostro sogno, e grazie a Yakamoz che continua a prendersi cura di noi, tutti noi.