Dimensione liquida

    Dimensione liquida

    8 di sera, circa. Le ultime rondini stridono, per lasciare il posto magari a qualche pipistrello, fra poco.

    La prua si muove, siamo all’àncora, Bozburun, Turchia.

    Poco più in là a 600 metri a Sud un isolotto con sopra le rovine bizantine di una fortificazione, forse un piccolo castello.

    Dicevo la prua si muove, la barca si muove, brandeggia, delicata come la brezza che la spinge e la costringe a questo romantico passo di danza, un po’ a sinistra, ora destra.

    È il ben noto panorama mutevole, che il marinaio sceglie per un non meglio spiegato motivo che di razionale ovviamente ha ben poco, o forse è vero il contrario.

    Scegli la barca come rifugio, sancta sanctorum in movimento, che alla fine è la sensazione anelata. Il movimento, il movimento su una superficie liquida, che seppur possa somigliare all’omonima società descritta da Bauman, non è uguale anzi distante. Gli elementi lessicali sono gli stessi, ma dal significato differente. Il termine ‘liquido’ riferito al mare non è una metafora, o peggio una contraddizione, ma la fedele definizione dell’elemento. Elemento come la terra, il cielo, l’aria.

    E tu vuoi starci sopra a questo elemento, senza per forza sentirti sfuggevole. Hai bisogno di un divenire, di una possibilità altra, un progetto perenne, mutevole, non sfuggevole.

    La società liquida vede l’uomo senza capacità di prendersi degli impegni, tutto fattibile, comprabile, consumabile, aleatorio; rapporti basati sempre più sulla superficie. Il marinaio invece pur “vivendo in superficie”, non chiede altro che essere se stesso. Non cede al ricatto del timore, la paura dei cambiamenti, in quanto già alle prese con il vento, il mare. Ha bisogno di rapporti concreti, solidi, pur se a volte impossibili da mantenere assiduamente, per forza di cose. Ma non c’è amicizia più sincera di quella della gente di mare, gente di mare vera intendo. Nessun interesse di accondiscendere, di far parte di schemi precostituiti, di gruppi di appartenenza, di prostituire l’anima diventando lacchè di qualcuno, solo per qualche mero interesse. Un ‘vaffanculo’ di cuore, è l’arma a disposizione di chi decide di cambiar vita, e perdonate se troppe volte associo la figura del marinaio a queste persone. Io vedo il mare, la barca a vela, come mezzo per spingersi il più possibile verso una libertà irraggiungibile per definizione, tutto qui. Il mondo che non c’è ma che serve, funzionale a dare un senso alla vita.

    Non mi sono alienato dalla società, ne ho preso le distanze, per osservare con una prospettiva diversa, tutto ciò che prima pensavo di aver chiaro, e invece mai così confuso.

    In queste ore, la società liquida dibatte su tante faccende, come spesso accade, come sempre; i social oramai sono lo specchio di questa liquidità, e le opinioni, le facili conclusioni anche su temi apparentemente importanti, sono la dimostrazione di quanto non sia possibile prendersi il tempo, anche solo di ragionare con la propria testa. Ma a che serve in fondo, se poi non c’è neanche il desiderio di cambiamento, barattato con una confortevole zona sicura, fatta di club, appartenenza, tifo, faziosità.

    E questa è solo la punta dell’iceberg, alla deriva.

    Ed ecco perché mai come su questo liquido, io mi senta ‘fermo’, fermissimo, provando ad essere me stesso.