ABBIAMO VINTO!

    ABBIAMO VINTO!

    Pochi giorni fa quando Eugenio mi ha comunicato che il 30 Gennaio ci sarebbe stata questa gradita sorpresa, ho risposto immediatamente la cosa più ovvia che mi è passata nella mente “Eugenio, grazie davvero per questa nomination, troppo onore. Ma non credo di meritare la candidatura”. Perché parliamoci chiaro, l’onorificenza di “Velista dell’anno”, io l’ho sempre interpretata come riconoscimento a chi compie imprese veliche di rilievo, e di certo noi non siamo tra questi: cioè dai non scherziamo, noi accanto a Giovanni Soldini, Vasco Vascotto eccetera…

    Poi però la risposta di Eugenio mi ha colpito “E invece con il vostro stile di vita siete un faro nel buio”.

    Wow! Cose che ti riempiono l’anima.

    Che ci crediate o meno, nonostante ci impegniamo a diffondere il nostro credo il più possibile, non percepiamo esattamente ciò che si vede dall’esterno, e chi ci conosce bene non ha dubbi sulle mie parole. Io ho sempre affermato che la nostra scelta di vita non fosse nulla di estremamente speciale, che per noi è una cosa normale, e anzi cambiar vita è stata una salvezza. Anche a chi ci da dei coraggiosi, rispondo che c’è poco da esser cuor di leoni, a scegliere qualcosa che ti migliora l’esistenza.

    Insomma qui di falsa modestia credetemi non ve n’è, noi proprio ci consideriamo persone normali. Ora, mi rendo altresì conto che la normalità in una società complicata come quella di oggi, stia diventando un fatto speciale, ma ciò non cambia i valori in gioco.

    Comunque sia Eugenio mi ha fatto capire ulteriormente che c’è bisogno di riferimenti differenti dal comune sentire e vivere, e che forse la nostra esperienza, piccola o grande che possa esser vista, può giocare un ruolo importante per molti.

    Io, Başak e Yakamoz, ringraziamo il Giornale della Vela per averci regalato questa emozione, davvero inaspettata, e come da titolo, rientrare nei candidati è già di per sé una vittoria.

    A questo punto però l’orologio della “Tag Heuer” ci fa gola! Noi che amiamo passeggiare lungo la banchina di Porto Cervo, ne faremmo buon uso… Scherzi a parte, l’occasione ci è stata data e abbiamo per cui una missione, quella di raggiungere più persone possibili.

    La vela, come ogni altro settore, si sta spostando sempre più verso un gioco da ricchi, e invece il mare, il veliero, hanno nei nostri occhi un’immagine romantica, oltre che avventurosa, connubio che ci porta a una parola fondamentale in questo momento storico, “speranza”. Una volta la speranza del marinaio era quella di avvistare la terra promessa, oggi quella terra è la nostra stessa casa, che inconsapevolmente o meno, stiamo distruggendo noi stessi.

    Penso dunque che un messaggio di ritorno a miti consigli sia determinante per il nostro futuro, e poterlo portare anche in un settore elitario come quello del diporto, sia la più grande conquista che potessi mai immaginare.

    Spero che il mio appello possa essere raccolto da tanti di voi, abbiamo tutti noi un’occasione unica, e sarebbe bello destabilizzare un minimo il palinsesto degli schemi.

    Sono consapevole sarà un’impresa da titani, Davide contro Golia, noi ce la metteremo tutta però e spero vorrete aiutarci.

    Forse il sogno terminerà qui, l’ho premesso, ed è per noi una grande vittoria già oggi. Grazie di nuovo a te Eugenio, a tutto lo staff del Giornale della Vela, e grazie a voi amici che ci seguite da anni, e che credete in noi, grazie del vostro affetto.

    Başak, Giampaolo e Yakamoz

    Votare è molto semplice, basta inserire l’indirizzo email e procedere alla votazione: si può fare 3 volte, per cui se ci tenete non esitate a triplicare il vostro voto. Inoltre, dato che i furbetti non verranno premiati, il sistema riconosce l’indirizzo IP, per cui se volete far votare amici, o colleghi in ufficio eccetera, pregateli di connettersi direttamente con il proprio cellulare usando i dati, altrimenti la linea wifi comune potrebbe far riconoscere tutti quanti con lo stesso IP (ne so poco di queste cose, se sbaglio ditemelo)

    Questo è il link per votare, http://velistadellanno.giornaledellavela.com/contestants/yakamoz-ovni-41-di-giampaolo-e-basak-gentili/

    potete utilizzarlo per copiarlo e incollarlo nei vostri messaggi/mail eccetera. Oppure potete premere direttamente il pulsante qui sotto. Buon voto e grazie di nuovo

    NOTIZIA BOMBA: SIAMO NELLA MEDIA!

    NOTIZIA BOMBA: SIAMO NELLA MEDIA!

    Salve a tutti, mi chiamo Başak e molti di voi mi conoscono personalmente, amici, amiche e ospiti di Yakamoz.

    Sono alle prese con il mio primo articolo, per cui dovrete perdonarmi se meno avvezza alla tastiera come Giampaolo; farò del mio meglio affrontando un argomento che conosco molto bene: l’alimentazione.

    Quando è uscito “Si può fare – Come vivere una vita da sogno con 500 Euro al mese” scritto da Giampaolo, tanti lettori ci hanno inviato le loro congratulazioni, incoraggiamenti e ringraziamenti perché il libro è riuscito a dare uno spiraglio di fiducia verso il futuro ad ognuno di loro.

    Altri lettori invece hanno sollevato dei dubbi inerenti al connubio dei 500 euro al mese con una vita da sogno. Questo perché, secondo la maggioranza dei dubbiosi la parola d’ordine era (e continua a essere): “Non si può fare – a meno che non facciate una vita da barboni”.

    Affermazioni dure, che richiedono un’analisi completa però. E questo nonostante l’elenco dettagliato delle spese, compreso quelle alimentari, riportate in una tabella specifica del libro… Ops, ho omesso un piccolo dettaglio: di solito le obiezioni vengono formulate da chi il libro non l’ha letto!

    Comunque, una volta un signore tramite Facebook aveva postato una foto contenente ‘2 cornetti, 2 cappuccini, 2 spremute di arancio e 1 quotidiano’ acquistati in un bar di un’amena località turistica sulla Costa Azzurra; e ci chiedeva in tono molto ironico come facessimo a campare con 500 euro al mese in due, dato che lui quella mattina aveva speso solo per la colazione circa 10 euro. Avrei voluto rispondergli apertamente e dettagliatamente, ma i social media non costituiscono una buona piattaforma per farsi sentire, special modo se ad ascoltare c’è un “sordo”. Ora, quel signore non era l’unico a dubitare sulla veridicità della nostra storia, e forse anche alcuni di voi si fanno la stessa domanda magari in buona fede, con il solo motivo di capire e perché no imparare qualche cosa quando dovrete recarvi al supermercato a fare la spesa. E io sono qui a rispondervi, o meglio lo sarò.

    Perché dimenticavo di dirvi, a breve partirà il mio blog che sarà in realtà una vera e propria rivoluzione, in quanto dimostrerò come sia possibile un’alimentazione sana, economica ed etica, insegnandovi come e perché, e svelandovi anche cosa si nasconde dietro l’industria alimentare… eccetera eccetera.

    Su quali basi? Beh spero vi basti il fatto che io sia un ingegnere alimentare, con varie specializzazioni, e che applico le mie nozioni e ricerche, direttamente a noi stessi e a chi ha la “malsana” idea di venirci a trovare a bordo: le testimonianze dirette almeno non mancano (sperando non siano deceduti nel frattempo…).

    Bene, la spesa alimentare ha per noi un’incidenza media di circa 180 euro al mese. È poco? Forse per qualcuno, ma proverò a chiarirvi il fatto che non sto dicendo un’eresia, siamo perfettamente nella media.

    Scusate se faccio parlare l’ingegnere che è in me, quando devo dimostrare un fatto, mi piace farlo con i numeri. Secondo L’ISTAT nel 2016 le famiglie Italiane composte da due persone – esattamente come me e Giampaolo -, per le spese alimentari hanno dedicato circa 450 euro: in effetti siamo parecchio distanti come cifre dalle nostre. L’ISTAT nelle tabelle che elabora fa un quadro molto dettagliato e vi trovate tante informazioni, se sapete cosa state cercando. Si vede che il budget della famiglia italiana di due persone riceve un grosso colpo per la spesa dalle carni, pari a 93,53 euro, circa il 21% del costo mensile. Al secondo posto abbiamo la spesa effettuata per la categoria pane e cereali, circa a 75,10 euro mensili; al terzo posto i vegetali per i quali la famiglia italiana spende di media 60,62 euro. Per latte, formaggi e uova la spesa si aggira intorno ai 57,56 euro, seguita dalla spesa fatta per pesci e prodotti ittici, oli e grassi, frutta, zucchero, confetture, dolciumi, piatti pronti, caffè, tè, acque minerali, bevande analcoliche, succhi di frutta. Vino, prosecco, birra, e aperitivi non sono compresi in questa voce la cui definizione è facilmente intuibile dal titolo: “Spesa media mensile per prodotti alimentari e bevande analcoliche”.

    Non vi indicherò per intero un’altra tabella ma solo le parti che mi interessano per il fatto del mutamento della spesa in base alla posizione geografica della famiglia, ovvero il classico quadro nord-sud.

    Trascorrendo tra Grecia e Turchia circa 9 mesi e 3 in Portogallo potrei collocarci benissimo e spero senza protesta alcuna, in Calabria, regione che viene indicata come costo più basso per la spesa di una famiglia italiana. Secondo la tabella che vedete qui sopra, la famiglia calabra ha speso mediamente in un mese un totale di 1.700 euro, di cui di media il 22.6% è costituito da prodotti alimentari e bevande analcoliche: arriviamo quindi a una cifra di 384 euro. Ora il divario tra le due spese (la nostra, e quella della coppia calabra) diminuisce di circa 70 euro. Mi accontento di questo risultato e vado avanti. E se vi dicessi che noi mangiamo massimo 3 volte al mese il pollo, massimo 2 volte la carne, mai salumi, mai dolciumi, mai bevande analcoliche, potrei convincervi che decurtare un 100 euro non sarebbe molto azzardato? Quindi anche con i dati ISTAT è facile dimostrare che se fossimo una famiglia residente in Calabria mediamente spenderemmo 284 euro. Ma noi non viviamo nemmeno in Calabria, perciò il fatto che non stiamo facendo una vita da barboni è stato appurato con i conti della serva. Non voglio stupirvi con effetti speciali, affermando che non ci facciamo mancare il vino e altro, ma questo farà parte di altre puntate: ora punto al succo della questione.

    Ai conti qui sopra riportati vanno aggiunte due altre considerazioni:

    1) C’è uno spreco nella spesa e nella conservazione degli alimenti che non avete idea, sia a casa che in barca. Secondo le statistiche, le famiglie europee buttano nella pattumiera circa 123kg di cibo! Gli italiani “solo” 85kg.

    2) Le statistiche ISTAT si riferiscono alla spesa media di una famiglia italiana, che basa la propria alimentazione su canoni quasi completamente sballati. Attenzione: non è un problema solo degli italiani ma riguarda pressoché tutta la popolazione mondiale, a partire dal consumo della carne, oramai spero questione nota ai più. Ma io vi garantisco che non è solo questo, ci sono altre abitudini errate che si ripercuotono sia nel portafogli che nella salute. Tutto ciò ha un nome ben conosciuto dagli addetti al settore, ma facilmente comprensibile da tutti: sovralimentazione.

    Ecco perché i conti tornano ancor più facilmente, ma di certo per mettersi sulla giusta rotta, bisogna sapere il come e perché: cambiar vita come spesso affermiamo, almeno per come intendiamo noi, non è semplicemente andare a vivere in barca, montagna eccetera, ma è una questione molto più profonda e legata alla decrescita, e che si ripercuote positivamente sullo spirito, la salute e sul pianeta (e sulla tasca).

    Ritorno all’argomento principe, rispondendo a quel signore che ci chiedeva quanto spendessimo noi per la colazione: tolto il ‘giornale’ che sinceramente è una spesa non rientrante più nei nostri calcoli per scelta, non per economia, ci sono differenze di base. Forse la cosa lo stupirà, ma esistono tanti modi di fare colazione. E quella fatta al bar è decisamente una delle peggiori per la salute e per la linea, e non credo proprio sia una buona pratica applicata da tanti spendere 10 euro per le calorie vuote*. Da un bel po’ di tempo, circa 8 anni noi non facciamo colazione al bar, non beviamo né cappuccini né spremute, e né tanto meno mangiamo cornetti a colazione, intendiamoci al bar o a casa che sia. Quando ancora lavoravamo nel senso tradizionale del termine, quindi quando eravamo presi dalla vita frenetica, per stimolarci ad andare avanti ci premiavamo ogni tanto concedendoci la classica colazione “Italian Style”: vi ricorda qualcuno? All’epoca come sottolineato non era comunque una consuetudine, e non per risparmiare, né per la salute dato che a 30 anni sei bello, sano e giovane, ma più che altro per mantenere la linea. La nostra colazione oggi, invece più che mai è varia, credo che disponiamo di 5 o 6 alternative. Ognuna di queste, anche se diverse l’una dall’altra in termini di gusto, temperatura e consistenza senza mai compromettere il sapore, è ricca di nutrienti utili per affrontare la giornata; giusta percentuale di calorie, in prevalenza costituita da prodotti il più vicini alla loro forma naturale, ove possibile bio e senz’altro non costano né 10 né 5 euro: siamo intorno a 1,80 euro, bevande comprese per due persone.

    Diamo importanza all’assunzione di una buona dose di proteine sia animali che vegetali, una buona dose di carboidrati complessi, pochi zuccheri, una buona dose di fibra alimentare, pochi grassi saturi, mentre si a una buona dose di grassi insaturi, vitamine e minerali. Come direbbe un volto famoso: what else? D’altronde i nostri avi avevano ragione sul fatto di mangiare da ‘ricco’ a colazione, da ‘benestante’ a pranzo e da povero a cena. Ho dubbi che quando dicevano ‘da ricchi’, si riferissero alla colazione al bar.

    PS. Portate pazienza, le ricette, la lista della spesa, il tipo di alimenti, come comportarsi al supermercato e quant’altro lo troverete come detto sul mio blog. Stay tuned.

    *: Calorie vuote, deriva dall’inglese “Empty Calories” che si usa per gli alimenti ricchi in calorie ma “vuote” per le proprietà nutritive. E’ una sorta di cibo spazzatura, per esempio.

    Una vite senza fine

    Una vite senza fine

    Il concetto di vite senza fine lo scoprii in tenera età, quando mio padre sempre desideroso di coinvolgermi nella sua azienda, mi spiegò con passione il principio estrattivo della terra, in fase di perforazione del sottosuolo a mezzo di eliche continue: in pratica a differenza della classica vite che è si elicoidale ma conica e quindi terminante con una punta, questa mantiene le spire all’interno di un cilindro teorico, non avendo una testa né una fine; facendola girare continuamente la trivella così armata scende gradualmente, espellendo la terra di risulta tramite il percorso che trova nelle stesse spire. Bello, un meccanismo tanto semplice, quanto geniale ed efficace.

    Questo piccolo cammeo mi aiuta a introdurre il concetto del punto di arrivo, rapportato al malcelato gioco di parole del titolo, che strizza l’occhio a ciò che l’uomo anela da sempre: una vita senza fine.

    Benché la trivella si basi sull’elica continua, va detto che ovviamente persino questo oggetto ha una fine reale, concreta: l’illusione resta ma esistono le misure, altezza, diametro, a decretarne un termine: fermo il giocattolo, eccola lì alle prese con la dura realtà.

    Quando poi però vedo gente come Minoru Saitō, che a 77 anni ha completato il suo 8° giro del mondo in barca a vela e in solitario, penso al fatto che probabilmente la ‘vite senza fine’ sia un fenomeno applicabile anche all’essere umano. E forse la chiave di volta della sfida da tempo immemore, trova risposta proprio in questo messaggio, semplice e appunto efficace: continuare.

    Il tempo non lo si può ingannare, lo specchio quotidianamente fornisce spunti crudeli alla triste constatazione; tuttavia possiamo fregarcene di ciò che vediamo, e affrontare la vita come se non dovesse terminare mai.

    Se non ricordo male lo stesso Mahatma Gandhi un giorno disse “vivi come se dovessi morire domani, impara come se dovessi vivere per sempre”: il messaggio è chiaro.

    Se leggete la storia del navigatore giapponese, scoprirete quante ne abbia passate in mare, tra tifoni, tempeste, tsunami, ernie, compresse per il cuore e incidenti d’auto… si persino quelli nei periodi di terraferma, magari durante le riparazioni del veliero. È un recordman senza volerlo, 8 giri del mondo non sono roba per tutti, ma l’aspetto che più mi ha colpito però è il suo lato romantico, che finalmente sbaraglia ogni stupido cliché del marinaio coriaceo, dal cuore duro e alla bisogna sboccato. Ferma la necessità di essere ben preparati e perseveranti, in un momento di stanchezza durante il viaggio dice “Il mio corpo si sentiva stanco e la mia mente era nervosa, ma mi sono fermato per un paio di giorni in una piccola isola davanti a Yokohama e ho bevuto in alcune sorgenti di acqua calda. Ora mi sento molto bene”, 77 anni!

    Oggi questo signore, a 85 anni, abita a bordo del suo fidato 50 piedi in acciaio “Shuten-dohjill”, da solo, perché non si è mai sposato, mantenendo fede all’amore verso la sua fidanzata scomparsa in un incidente proprio in barca a vela, e di cui conserva gelosamente una fotografia che lo ha accompagnato durante tutto questo lungo peregrinare.

    Non so se ‘Saitō san’ ora si fermerà, ma non credo in quanto il suo motto è che “Hai solo una vita da vivere e così devi sempre fare del tuo meglio!”.

    Ma il samurai non è l’unico esempio, e so per certo che molti di voi potranno riportare casi, magari non così estremi (ma anche), molto simili e in vari ambiti.

    Personalmente ne conosco qualcuno, di cui uno in particolare in quanto amico da anni: Rupi.

    Rupi ha più di 80 anni ormai, navigatore solitario pur se non 12 mesi l’anno e senza una salute di ferro. Eccoci al dunque, poiché le obiezioni frequenti di chi decide di fermare il proprio “moto perpetuo”, è quella del benessere fisico. Incontestabile che se ci si sente in forma, tutto è più semplice, ma assurdamente neanche questo è un motivo valido (tranne situazioni molto gravi) per non continuare.

    Rupi ha diversi problemi non indifferenti, che per ovvie questioni di rispetto e privacy non andrò a elencare, ma lui sale sull’albero della sua “Petunia”, un 11 metri, con o senza l’aiuto di qualche amico più giovane. Lo dovreste vedere, è una forza della natura, esile, con il suo cappellino da nostromo, le sigarette sempre pronte e ogni tanto qualche goccio di Raki (il classico super alcolico turco a base di anice – l’equivalente dell’Ouzo, forse un po’ più forte); fuori in pozzetto, pensa, legge (è una persona di grande cultura), beve, fuma, cucina divinamente, e naviga. Recentemente mi confida “quest’inverno voglio fare un po’ di palestra perché non ho più molta forza nelle braccia quando uso il winch” (…).

    Torniamo alla frase di Gandhi, che senso ha concentrarci su ciò che la vita ci toglie? Mettiamoci invece nella condizione di trovare soluzioni, adattamenti, proiettiamoci in avanti, sempre.

    D’altronde c’è anche da dire che il meccanismo dell’elica continua è quello di far si che la terra, il materiale di risulta, quindi mettiamola così la fanghiglia e le impurità vengano espulse dal terreno contemporaneamente al moto della vite. Analogamente condurre ‘un’esistenza continua’, aiuta a espellere tossine, stress e pensieri inutili e distruttivi: vedete che è la filosofia giusta.

    Vorrei chiarire una cosa, non è che ora ognuno di noi debba mettersi su una barca a vela e recitare il ruolo del navigatore solitario, ci mancherebbe. Queste sono figure forti che si ergono inconsapevolmente a esempi per gli altri, per noi che ci sentiamo fin troppo normali. Ma svegliamoci al mattino, chiedendoci se la vita che conduciamo sia quella sognata, e se non lo fosse adoperiamoci al cambiamento, veloce, lento, totale, parziale che sia. Se invece siamo già sulla strada desiderata, proseguiamo senza voltarci troppo indietro e sbirciando il futuro, soprattutto però concentriamoci sul qui e ora, perché diversamente si perde ‘il senso della vite’.

                                     

    Cose che non si possono dire: brutta faccenda greca

    Cose che non si possono dire: brutta faccenda greca

    “Le cose che non si possono dire”

    Questo è un post difficile, in quanto dovrò destreggiarmi parecchio tra l’esigenza di dire ciò che penso, e il politically correct.

    Si perché persino in casa propria, una volta aperta al pubblico, bisogna rispettare non delle regole di perbenismo, cosa che aborro, ma quelle del buon senso.

    Special modo in Italia, quando si affrontano questioni di natura politica, o sociale in generale, laddove scatta la nostra innata e inspiegabile necessità di prendere posizione. Chiamiamola pure tifo, faziosità, simpatia, sono parole per definire un concetto più ampio che è la mancanza di obiettività.

    Veniamo al dunque.

    Ho smesso da tempo di leggere i giornali, e in realtà oggi cerco solo informazioni, anche aprendo classici siti come quello dell’ANSA; dopodiché se voglio approfondisco con tutti i canali possibili.

    Ieri (ho atteso un giorno per vedere cosa sarebbe accaduto) scorrendo la pagina, anzi come si dice in gergo ‘scrollando’, mi imbatto in fondo, ma molto in fondo, nella notizia seguente, “Migranti, morta bimba di 4 anni nell’Egeo”.

    Una delle cose che più mi diverte delle notizie oramai, è la manipolazione, scientifica o di pancia che sia, da parte dei giornalisti o forse dei redattori non saprei. C’è una bella vignetta che descrive l’informazione e i media in generale, vignetta credo divenuta un classico.

    Si capisce il significato, l’informazione si può girare e rigirare cambiandone il senso, alla bisogna. C’è poi un’ulteriore forma di manipolazione, più subdola, che è quella della ‘mitigazione’, come nel caso oggetto del mio articolo. L’altra manipolazione, quella classica e storicamente nota ai vari regimi, è direttamente l’occultamento.

    Comunque sia il fenomeno avviene quotidianamente, e se ancora non lo sapevate, mie care anime candide ebbene sappiatelo.

    Tornando all’articolo, anzi già solo al titolo, capisco che qualcosa non va, qui gatta ci cova. I termini ‘Egeo’, e ‘bimba migrante morta’ accostati senza la parola ‘Turchia’, non è normale nella stampa italiana. Quando, normalmente, se la mezzaluna commette una qualche stronzata, i titoli esplodono in prima notizia, nella solita grancassa del “dagli all’untore turco” (ho affrontato più volte la questione ‘italiani contro turchi’, retaggio storico tutto nostro, e non viceversa: sarebbe la volta di far pace con la nostra testa, ma la vedo dura).

    Quindi approfondisco e leggo tutto l’articolo… e capisco. Ci sono di mezzo i greci!

    “Una fazza una razza”, “Mamma mia”, “case bianche e blu”, “Zorba il greco”.

    Ecco ora le mie difficili contorsioni circensi.

    Io ci vivo in Egeo, io la conosco bene la Grecia, a me piace molto la terra greca, ho diversi amici che amano le coste elleniche. E pertanto ne conosco i pro e i contro. Vedete, personalmente non ho mai mitizzato il popolo greco, forse perché a differenza dei turisti, ben veicolati nei tipici luoghi comuni, dall’industria turistica e cinematografica, che vuole restituire un quadro quasi di santi, paciosi e estremamente accoglienti, il tutto incastonato in una cornice ideale, io mi permetto il lusso di osservare. Di vedere oltre la cortina opportunistica, leggere oltre i sorrisi di circostanza di persone, i greci, logorati da un turismo che sembra frequentare i loro lidi, quasi come un visitatore allo zoo. Gli italiani in particolare, si aspettano il pescatore che ci saluti sorridendo con il suo “Kalimera”, la casetta color pastello, l’accoglienza a braccia aperte quasi grate per la ‘regale’ visita; come se noi facessimo loro una concessione a essere lì. Per non parlare poi di alcuni nostri connazionali che si sentono quasi in diritto di essere a casa propria, sempre per nostalgici ricordi di quando con il fucile col filo e il tappo, ci impadronimmo di qualche isola.

    Ed eccomi qui a sussurrarvi all’orecchio un’incredibile verità; abbassatevi, avvicinate il vostro orecchio alle mie labbra… Sssh, silenzio, a bassa voce: “Babbo Natale non esiste!”.

    Vorrei poterne parlare con serenità se permettete: non so se sia mai stato un popolo ‘hawaiano’, ma oggi i greci non sono quelli che vorreste fossero. Sono persone normali come tutti gli altri nel mondo, sono forse peggiorati, ma come biasimarli? Qualcuno voleva loro spezzargli le reni, e l’intera UE alias Troika c’è riuscita in pieno. Sono stanchi di un turismo spesso asfissiante e famelico appunto di luoghi comuni. E sapete perché? Perché ripeto sono esseri umani. Hanno solo la fortuna (e sfortuna al contempo) di essere considerati dal mondo come una specie di panda in via d’estinzione. Conosco un altro popolo che gode di strani e inquietanti accondiscendenze dalla comunità mondiale, ma per le già citate peripezie nel provare a ‘non calpestare le aiuole’, non posso permettermi di citarlo.

    Cari italiani nostalgici, fatevi un giro a Lipsi ad esempio, e parlate con qualche vecchina, andatele a portare la vostra convinzione di essere brave persone, e scoprirete quanta sofferenza ancora si celi in loro per ciò che i nostri avi hanno fatto.

    Pensate sia un popolo dove la parola razzismo non esista? Allora li state sul serio mitizzando. Sono come noi, come molti, come tutti, né più, né meno, nessun panda all’orizzonte. E se ancora qualcosa di caratteristico e sincero esiste, statene certi fuori dalle classiche mete turistiche. Chi vive la Grecia con onestà non può che confermare il mio sentito.

    Ma al di là di tutto, nonostante sappia bene qual è la verità dei greci, e sappia riconoscere un sorriso sincero da uno opportunistico, non sono così stupido da fare di ogni erba un fascio, perché la stessa cosa accade in giro per il mondo. In fondo sono quasi sempre le autorità politiche, e le milizie che rispondono loro, a rovinare l’immagine di un popolo.

    Io ho avuto a che fare con l’autorità greca, e non è stato piacevole. Io ho visto i ‘campi di accoglienza dei siriani a Kos’, e non è stato un bel vedere. Io so, in quali condizioni sono stati costretti a vivere: dopo aver usato granate stordenti e bastoni, minacce con coltelli, e in seguito anche con l’uso di estintori, perso il controllo della situazione, le autorità e le forze dell’ordine, insieme a civili armati di fucili e coltelli, hanno pensato bene di trasformare lo stadio in un vero e proprio campo di concentramento, chiudendo per un giorno circa 2000 persone all’interno dell’impianto sportivo senza acqua, cibo, ombra, letti e servizi igienici. E quanto sopra non solo a Kos.

    La polizia e i militari greci, sono tutto tranne che color pastello, fidatevi.

    Ma d’altronde chi sono io per affermare una cosa simile, a rovinare l’idea del buon ‘Zorba’. Se non lo dice la TV, non esiste, non conta.

    Tutto questo grande preambolo mi necessitava per aiutare chi ancora non riesce a capire dove sia la verità, cosa succede davvero nel mondo, e come leggere le notizie con un occhio più sobrio.

    E dunque l’articolo dell’ANSA…

    Dice in soldoni che la guardia costiera greca ha agganciato il gommone dei migranti, e ha iniziato a farli girare intorno con l’intento di affondarli!

    “C’erano onde forti. Pensavamo che fossero venuti a salvarci. Ci hanno detto di spegnere il motore. Poi hanno legato la nostra barca alla loro, iniziando a farci girare in cerchio. Hanno provato a ucciderci. Sono riuscito a salvare due miei figli, ma non l’altra», ha raccontato il padre della bimba morta nel naufragio. Mohammed Fadil, di nazionalità irachena, è tra le 46 persone tratte in salvo dai guardacoste di Ankara.

    Cazzo, ma è una cosa non grave, gravissima! Il bottino di guerra, una bambina di 4 anni.

    (…)

    (…)

    (…)

    Silenzio, assordante.

    Dov’è l’indignazione? Dove sono i titoloni in prima pagina? Possibile che ‘una fazza e una razza’ sia più forte dell’onestà intellettuale, dell’umanità? È un fatto riprovevole. E mi sorprende non leggere nulla neanche in quelle sedi spesso pronte a urlare a squarciagola “salviamo tutti, salviamo il mondo”.

    Dove sono le foto di bambini piangenti, e frasi di appartenenza del tipo “se fosse stata mia figlia…”.

    Dove sono le stigmatizzazioni del tipo “boicottiamo la Grecia, quest’anno non incrociamo le acque elleniche con i nostri velieri (più facile accadrà per la nuova tassa in arrivo)”, eccetera, eccetera. Nulla. Quest’estate tutti pronti a ballare sirtachi, a bere ouzo, e a credere ancora a Babbo Natale.

    Intanto, per fortuna, gli altri migranti scampati a morte certa, tra onde e freddo di un Egeo pericoloso, sono stati tratti in salvo dai “turchi cattivi”, a Kusadasi.

    Anche i turchi io li conosco bene.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/01/15/migranti-morta-bimba-di-4-anni-nellegeo_8d92c324-6bcf-4916-8c71-f3aeca3cfb08.html

    https://www.corriere.it/esteri/19_gennaio_15/migranti-naufragio-mar-egeo-morta-bimba-4-anni-8de015f6-18a5-11e9-890c-6459c9cbcb3c.shtml

    https://www.sondakika.com/haber/haber-aydin-ege-denizi-de-kacak-gocmen-botu-batti-1-11641754/

    Scelta della barca ideale

    Scelta della barca ideale

    Quando ci si avvicina al mondo delle barche, la confusione impera; special modo se il guscio deve rappresentare la nostra futura casa, e quindi una scelta di vita molto importante. Ecco una guida per muovere i primi passi, evitando perdite di tempo tra le tante barche in offerta, passando innanzitutto dall’analisi delle proprie esigenze e aspettative. I consigli non si rivolgono solo al futuro liveaboard a basso budget ma a tutti coloro vogliano comprare una barca ‘definitiva’.

    (Il MiniLibro è composto da circa 25/30 pagine)

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